farmaci evidenza

Da 30 anni nessun nuovo farmaco efficace in psichiatria

Nell’area della salute mentale non sono state realizzate negli ultimi trenta anni scoperte significative che abbiano direttamente portato a un miglioramento della pratica clinica. Lo dicono chiaramente Stefan Priebe e Tom Burns, rispettivamente professore di Social and Community Psychiatry all’Università Continua la Lettura »

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TICKET SANITARI INSOSTENIBILI? CUI PRODEST?

Di Mario Nejrotti Le notizie I maggiori quotidiani, le televisioni e i network si rimbalzano la notizia di fonte Ministeriale che ben due milioni di italiani trascurano la loro salute, perché non sono in grado di pagare il ticket su Continua la Lettura »

opinioni

GESU’ NACQUE IN UNA MANGIATOIA… E I NOSTRI FIGLI?

Punti nascita tra bisogni contrastanti: occorre cercare un equilibrio Di Mario Nejrotti La politica di riduzione dei costi prevede un consistente taglio di “punti nascita” in tutte le regioni italiane. Le motivazioni per la loro riduzione sono già state evidenziate Continua la Lettura »

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Cadere dalle nuvole… di dati!

Di Luca Mario Nejrotti Ci sono nuvole nel nostro futuro? Sicuramente sì: i sistemi di memorizzazione delle informazioni personali online (in gergo clouds, nuvole) sono ormai accessibili e utilizzati da una fascia sempre più larga della popolazione. La possibilità di Continua la Lettura »

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PIÙ DELLA CRISI POTERONO I NOSTRI GENI E IL NOSTRO CIBO

giurisprudenza

Di Nicola Ferraro.

La nostra salute resiste agli effetti negativi della crisi. I nostri geni (evidentemente di buona e storica fattura) e il nostro stile alimentare (la dieta mediterranea ma non solo) ci proteggono anche in tempi di vacche magre in cui la qualità di vita potrebbe precipitare. Lo afferma l’annuale indagine “Osservasalute” (vedi), la valutazione scientifica della salute di noi Italiani, effettuata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore Roma (Istituto d’Igiene del Policlinico Gemelli), che ha messo in fila i dati relativi al 2012 (vedi).

Una tenuta che si protrae anche in presenza di uno stile di vita almeno in apparenza non proprio salutistico che fa impazzire di invidia gli epidemiologi inglesi (vedi).  Siamo sedentari, obesi, bevitori… ma abbiamo nonni e genitori che hanno resistito a fame, polmoniti, Tbc… Abbiamo una dieta varia e composta da cibi buoni e freschi, siamo cultori della buona tavola e dei mercatini rionali e abbiamo un’industria alimentare che rappresenta la pietra di paragone del settore. Lo scandalo della carne equina nei tortellini italiani esportati nel Regno Unito è stato una frode ma soprattutto la violazione di un tabù alimentare che non conosce deroghe: un suddito di Sua Maestà preferirebbe mangiarsi il marito o la moglie in fricassea piuttosto che addentare una bistecca di cavallo o un cosciotto di coniglio arrosto. E qui gli Inglesi si arrabbiano ancora di più: la nostra ignoranza si abbina ad una raffinatezza dello stile, ad un’eleganza che tutti ci invidiano e che a tutto resiste…

L’unico pericolo reale per la nostra salute? I provvedimenti politico-economici messi in campo per curare la salute delle banche e farci uscire dalla crisi (vedi).

I nostri geni, esaltati dall’interesse scientifico della Cattolica di Roma, ci proteggeranno dagli attacchi elaborati alla Bocconi?

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PER L’EUROPA LA MALATTIA CRONICA PUÒ ESSERE UN HANDICAP

giurisprudenza

Di Nicola Ferraro.

Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (vedi), (vedi) ha stabilito che tutte le persone (disabili e non) che si assentano dai loro posti di lavoro per più di 120 giorni a causa di una malattia cronica non possono essere licenziate (vedi).
I titoli che hanno diffuso la notizia, in maniera un po’ troppo sintetica e disinvolta, hanno spesso affermato che questa sentenza pone nello stesso piano la disabilità e la cronicità di una patologia. In realtà l’equivalenza rimane confinata, dal punto medico-legale, nell’ambito della possibilità da valutare (si presume) caso per caso. È un indubbio segno di civiltà tenere conto del fatto che una malattia cronica possa comportare la necessità di controlli medici a scadenze non rinviabili, che in alcuni momenti impedisca di fatto di lavorare e che queste situazioni non debbano tradursi nella perdita del lavoro.

I titoli sbagliati che ponevano un’equivalenza netta tra cronicità e disabilità erano tali in quanto ventilavano un automatismo che non esiste e che sarebbe forse sbagliato auspicare soprattutto in questo momento storico in cui i risvolti economici del welfare riducono diritti, impongono nuovi doveri e minacciano di abbandonare anche chi si sente disperato per essere afflitto da vecchie e nuove povertà.

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INVALSI: TROPPE POLEMICHE SOTTO FORMA DI TEST

cronaca evidenza

Di Nicola Ferraro.

Gli italiani mantengono ancora le distanze dalla “cultura del test”. Le verifiche a quiz sono in fondo sempre considerate un’americanata: troppa sintesi per il Paese dello Storicismo, della retorica tribunalizia, del Diritto inteso spesso come capacità astuta di saper spaccare, ad arte, “il capello in quattro”, dell’elefantiasi polverosa in forma di Giustizia.
Non fanno eccezione i test “Invalsi” (vedi) degli anni passati e quelli che si sono tenuti di recente nella scuola italiana (vedi): di nuovo uno strascico di polemiche anche pesanti, anche titolate e, almeno in apparenza, documentate ha fatto seguito qualche giorno fa a questo appuntamento di fine anno scolastico diventato sempre più familiare. L’Invalsi è l’Ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico che “ha raccolto, in un lungo e costante processo di trasformazione, l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) istituito nei primi anni settanta del secolo scorso”. Come identifica l’acronimo che ne costituisce il nome, INVALSI significa Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione. La valutazione del percorso formativo offerto dalla scuola di una nazione potrebbe e dovrebbe essere un fattore di sviluppo, di progresso, di miglioramento per mettere in sintonia società e istruzione e invece… (vedi). Le accuse di sessismo che arrivano da Cern di Ginevra e che abbiamo messo in Rete sono gravi e meriterebbero una smentita ufficiale. E non basta di sicuro il tono esortativo dell’articolo del Sole 24 Ore di cui pubblichiamo il link (vedi) a riportare la situazione nei giusti binari.

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Da 30 anni nessun nuovo farmaco efficace in psichiatria

farmaci evidenza

Nell’area della salute mentale non sono state realizzate negli ultimi trenta anni scoperte significative che abbiano direttamente portato a un miglioramento della pratica clinica. Lo dicono chiaramente Stefan Priebe e Tom Burns, rispettivamente professore di Social and Community Psychiatry all’Università di Londra e professore di Social Psychiatry all’Università di Oxford, in un articolo pubblicato sul British Journal of Psychiatry . Secondo i due psichiatri inglesi in questi trenta anni non sono entrati nella pratica clinica farmaci antipsicotici, antidepressivi o stabilizzatori dell’umore più efficaci di quelli esistenti prima.

Negli anni Cinquanta e Sessanta sono state scoperte le benzodiazepine, gli antipsicotici e gli antidepressivi, in maniera del tutto empirica, quando ancora le conoscenze neurobiologiche di base erano pressoché inesistenti. Poi, nonostante il tentativo commerciale di presentare come una rivoluzione l’arrivo dei nuovi antidepressivi (dagli SSRI, gli inibitori della ricaptazione della serotonina, in avanti) e dei nuovi antipsicotici, in realtà si è trattato solo di piccole variazioni sul tema di efficacia, sicurezza e maneggevolezza. Paradossalmente, più descriviamo accuratamente i disturbi psichiatrici (parcellizzati all’infinito dai vari DSM, i Manuali diagnostici e statistici dell’American Psychiatric Association – ora arriva il DSM-V, tra polemiche e ripensamenti), più ci avviciniamo a capirne i substrati neurobiologici, meno sembriamo in grado di manipolarli farmacologicamente. O forse, semplicemente, non abbiamo fortuna, considerando che le scoperte degli anni Cinquanta e Sessanta sono state in larga parte casuali.

http://www.scire-ausl.bo.it/

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CINEMAUTISMO 2013

cultura evidenza

Novità, progetti e… sentimenti

a cura di Rosa Revellino

CinemAutismo è la rassegna cinematografica italiana dedicata all’autismo e alla sindrome di Asperger. Un’iniziativa inedita nel suo genere che è arrivata ormai alla sua V edizione.
Organizzata in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC), e grazie al sostegno di Fondazione Paideia Onlus, Fondazione CRT, Angsa Piemonte Onlus e Gruppo Asperger Onlus, la rassegna ha inaugurato i suoi quattro giorni di proiezioni e incontri nella serata di martedì 2 aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo.

CinemAutismo si è aperto, presso il Cinema Lux, con la proiezione del cortometraggio d’animazione spagnolo El viaje de Maria dell’illustratore Miguel Gallardo, seguito dalla commedia romantica Crazy in love di Petter Næss, con Josh Hartnett e Radha Mitchell.

Sabato 6 aprile, presso la sala Il Movie, sono stati proiettati il cortometraggio No Word for Autism di Elinor Pierce e Rachel Antell, e due anteprime italiane: Fly away di Janet Grillo e OC87 di Bud Clayman, Glenn Holsten e Scott Johnston.

Il cortometraggio InsideAut ha inaugurato la giornata di domenica 7 aprile presso l’Hub Multiculturale del Cecchi Point, seguito dal cortometraggio Gricelda and Selena di Cedar Sherbert e Howard Duy Vu e dall’anteprima italiana di Today’s Man di Elizabeth Gottlieb. In serata è stata inoltre presentata l’anteprima del lungometraggio Maria y yo di Félix Fernández de Castro, preceduta dai cortometraggi Je m’appelle Nathan di Benoît Berthe e Sensory Overload – Interacting with Autism di Miguel Jiron.

La rassegna si è chiusa lunedì 8 aprile presso il Cinema Massimo con la proiezione del cortometraggio Voices from the Spectrum di Alex Plank, Mark Jonathan Harris e Marsha Kinder, e di Ocean Heaven di Xue Xialou, pluripremiato film cinese con protagonista Jet Li.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DI AMNC

Vittorio Sclaverani, Presidente dell’AMNC, ha raccontato come, durante questi cinque anni, sia cambiato il tipo di pubblico attirato dalla rassegna, ora più eterogeneo rispetto al passato: all’inizio, infatti, la platea era formata soprattutto da familiari e persone coinvolte a livello personale o professionale, che quindi si avvicinavano a cinemAutismo poiché già conoscevano gli argomenti trattati da film e cortometraggi. Oggi sembra avvenire anche il contrario, cioè persone che si avvicinano perché interessate all’aspetto cinematografico il cinema e che poi, grazie alle pellicole proiettate, scoprono l’autismo e la sindrome di Asperger. Ginevra Tomei, curatrice della rassegna insieme a Marco Mastino, ha ribadito l’ottima risposta da parte del pubblico, interessato quindi non solo all’aspetto della rassegna legato alla patologia, ma anche alla sua importanza culturale. Questo, in fondo, è proprio uno degli scopi degli organizzatori: fare cultura attraverso il mezzo cinematografico, dando visibilità anche alle pellicole che non trovano spazio nei normali canali di distribuzione. Grazie al nuovo progetto per le scuole, inoltre, la rassegna è arrivata quest’anno a una nuova fascia di pubblico, quella dei più giovani: il progetto “cinemAutismo incontra le scuole” si è composto di due incontri/proiezioni dedicati sia agli insegnanti ed educatori interessati, sia agli studenti.

Arianna Sterpone è la giovane autrice della mostra fotografica “Le parole non sono così importanti”, esposta al Cecchi Point durante le giornate di cinemAutismo, ed è stata ospite, insieme a Stefania Goffi, Mirna Cola e Rocco Riccio, del dibattito che, domenica 7 aprile, ha seguito la proiezione di InsideAut, Gricelda and Selena e Today’s Man. Gli scatti di Arianna erano stati notati da Mauro Villone, fotografo e ideatore del Turin Photo Festival, che ha voluto le sue fotografie per l’apertura dell’edizione 2012 del festival. La mostra di Arianna è una sequenza di autoritratti di se stessa in compagnia del fratello Edoardo, ragazzo autistico, scatti che vogliono dimostrare come si possa comunicare anche quando non è possibile parlarsi. Durante il dibattito, Arianna ha spiegato che quelle foto sono nate per caso, in un momento di gioco con il fratello durante un pomeriggio noioso come tanti altri. Poi, sulla scia degli argomenti trattati negli ultimi due cortometraggi proiettati, ha raccontato della convivenza impegnativa con Edoardo, della mancanza di comunicazione verbale e, quindi, della difficoltà a comprenderlo e della «paura di non capire quello che è lui.» Dalle parole di Arianna emerge però anche la sua grande forza, la volontà di difendere il fratello minore e di tenerlo «sotto l’ala», sentimento comune a tutti i fratelli maggiori, ma che prende un significato ancora più profondo in questa particolare situazione. Già, perché Arianna è l’unica sorella di Edoardo, ed è consapevole del fatto che in futuro sarà lei a doversi prendere cura del fratello: se questo da una parte è una preoccupazione per lei, dall’altra non è un peso, anzi, è un motivo per andare avanti e raggiungere determinati obiettivi nella vita, così da potersi occupare di lui nel migliore dei modi.

IL GRUPPO ASPERGER ONLUS

Stefania Goffi, referente per il Piemonte del Gruppo Asperger Onlus e mamma di un tredicenne Asperger e di una bambina di 9 anni neuro tipica, ha raccontato di aver visto, nel corso della sua esperienza con il Gruppo, diverse situazioni in cui i fratelli di persone Asperger sentono il bisogno di allontanarsi dalla famiglia e prendersi i loro spazi, ad esempio frequentando l’università lontano da casa. E se di solito, finito questo periodo di allontanamento, decidono di fare ritorno, è anche vero che alcuni non tornano più in famiglia. Goffi ha inoltre condiviso la sua esperienza personale, raccontando che sua figlia minore ha espresso, nei confronti del fratello con sindrome di Asperger, il desiderio di «entrare nel cervello di Fabio per capire quello che non va.»

Una scena particolarmente toccante del documentario Today’s Man mostra proprio un momento di confronto tra la regista del cortometraggio, Elizabeth Gottlieb, e suo fratello minore Nicky, cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger. È un momento intimo di amore fraterno ma anche di inquietudine da parte di Elizabeth, che domanda al fratello quali sono le sue intenzioni per il futuro, se deciderà di impegnarsi per diventare più indipendente, per riuscire ad avere un lavoro stabile, per iniziare a costruirsi qualcosa di suo in previsione di quando i loro genitori non ci saranno più e la sorella maggiore diventerà l’unica persona su cui lui potrà fare affidamento.

Questa difficoltà a trovare un posto nel mondo per le persone autistiche o con sindrome di Asperger, cui fa seguito un’ovvia apprensione da parte dei familiari, si evince molto bene anche dal cortometraggio Gricelda and Selena. Gricelda, madre single che ha dovuto superare molte difficoltà nella vita, racconta le sue preoccupazioni nei confronti della figlia autistica, Selena, vittima di bullismo a scuola fin da piccola. Gricelda sogna per lei un futuro “normale”: un lavoro, una casa… semplicemente un po’ di felicità, quella che tutti dovrebbero poter trovare.

Certo non è semplice, per i familiari, riuscire ad affrontare tutto ciò; allo stesso tempo, per chi soffre di autismo, c’è questa sorta di sforzo nel tentare di comunicare, di “sfondare il muro”, come ci mostra Rocco Riccio nel suo cortometraggio InsideAut che, attraverso la metafora del rugby, ha tradotto in linguaggio filmico un’esperienza raccontata dalla psicologa Simona Maggi.

Mirna Cola, antropologa e autrice del libro Ragionevolmente differenti, ha spiegato che l’autismo fa parte dei disturbi pervasivi dello sviluppo e che comporta la difficoltà a interagire e a comunicare, oltre che alcune peculiarità nel comportamento, come il fissarsi su argomenti e attività ripetitive. Mirna Cola ha inoltre parlato di altro aspetto emerso nei documentari Gricelda and Selena e Today’s Man, la visione eccessiva della tv, spiegando quanto sia più facile, per le persone autistiche o con sindrome di Asperger, analizzare cognitivamente un rapporto quando non sono coinvolti in prima persona, per capire come comportarsi, cosa è considerato “normale” e cosa ci si aspetta da loro. Osservando tutto ciò nei programmi televisivi, essi hanno il tempo di rielaborare le informazioni, e, guardando più volte gli stessi programmi, imparano cose che poi riescono a contestualizzare nel futuro. Il fatto di guardare sempre le stesse trasmissioni o programmi riesce a dar loro anche un senso di sicurezza, come racconta Nicky, protagonista di Today’s Man, durante il suo primo incontro con uno dei gruppi che si occupano di sostegno per le persone con sindrome di Asperger e per le loro famiglie, incontro durante il quale Nicky riesce finalmente a conoscere qualcuno “come lui”, qualcuno con cui riesce a condividere i suoi interessi. Il documentario mostra l’importanza di questo tipo di attività, volta non solo alla condivisione tra persone Asperger, ma anche all’aiuto verso le famiglie, in modo da potere, almeno in parte, alleviare le preoccupazioni di genitori e fratelli.

(Fonte: materiali e notizie raccolte ed elaborato dalla dott.ssa Valentina Barbero)

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