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RESPONSABILIZZARE O PUNIRE I MEDICI DEL SSN?

Di Mario Nejrotti Pubblichiamo l’importante comunicato stampa della rete di professionisti e cittadini Slow Medicine. Questa organizzazione si riconosce in una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta, quindi in una medicina attenta alla scienza, alla qualità di vita dei pazienti, ugualmente Continua la Lettura »

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“MEDICINE LETALI E CRIMINE ORGANIZZATO”

Di Nicola Ferraro Il titolo virgolettato non è quello di un romanzo “noir” ma di un libro molto serio che parla del mercato farmaceutico come forse non ne avete mai sentito parlare. Se non fosse abbastanza chiaro l’argomento di cui Continua la Lettura »

politica sanitaria evidenza

OMOFOBIA: DI SCIENTIFICO C’È SOLTANTO L’IGNORANZA… E LA PAURA DEL DIVERSO

Di Nicola Ferraro Che alcuni accademici africani contestino un approccio scientifico alla criminalizzazione dell’omosessualità e sfidino in campo aperto i politici che hanno varato leggi omofobiche è un dato importante anche per l’Occidente (vedi). Siamo stati proprio noi infatti, come Continua la Lettura »

cronaca evidenza

EBOLA: AUDIOVISIVI PER FORMARE PERSONALE SANITARIO “3.0”

Di Nicola Ferraro Ebola (vedi), (vedi): il nome di un virus che evoca tragedie sanitarie epocali in grado di minacciare il mondo, non soltanto l’Africa, come con improntitudine irresponsabile, una buona dose di razzismo, tanta incoscienza e grande ignoranza noi Continua la Lettura »

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DOVE ANDRANNO A FINIRE I TELEFONINI? RIFIUTI TOSSICI E SVILUPPO ECONOMICO

In questi giorni di grande caldo e afa i medici sono spesso interpellati per fenomeni di infiammazione delle prime vie aeree, imputati all’aria condizionata, tenuta a livelli “polari”, soprattutto nei locali aperti al pubblico, ma anche nelle abitazioni private, da Continua la Lettura »

LA STRADA PER LA TERAPIA DELLE DEMENZE SEMBRA ANCORA LUNGA, INESPLORATA E FORSE TUTTA IN SALITA

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Di Nicola Ferraro

I risultati di due sperimentazioni farmacologiche pubblicate il 22 luglio scorso da Nature (vedi), non modificano sostanzialmente il “profilo altimetrico” di questo percorso. Il fatto che due nuovi anticorpi anti placca beta amiloide (vedi) sembrino rallentare i processi involutivi della funzionalità cognitiva in pazienti non gravi affetti da demenza non trasforma (ci si perdonino le suggestioni ciclistiche nel giorno in cui il Tour raggiunge Parigi) la “salita al Mont Ventoux o al Col d’Izoard” in una tranquilla tappa di trasferimento.
Ci sarà ancora da stringere a lungo i denti e spingere sui pedali confidando in condizioni atmosferiche accettabili prima di trovare la pallottola davvero efficace contro un genere di malattie, nei fatti, ancora misteriose: in ballo c’è ancora, infatti, la conoscenza della natura patologica di queste affezioni. I danni da placca amiloide, la struttura biochimica che interferisce con la funzionalità neuronale e che è generata dall’accumulo nel cervello di materiali di scarto che le cellule nervose non sono più in grado di smaltire, rimane infatti un’ipotesi patogenetica nemmeno poi tanto lineare (vedi), alla quale si aggiunge quella di un’origine vascolare per questo tipo di patologie (vedi) e quella, recentissima, di un’origine infiammatoria in cui giocherebbero un ruolo fondamentale i neutrofili (vedi) .
A questo scenario occorre poi aggiungere le possibili variabili di natura genetica di cui nessuno, ad oggi, conosce la natura e quindi il peso nel determinare manifestazione, sintomi e decorso clinico nelle demenze senili.
Sta di fatto che di fronte ad un’emergenza sanitaria delle dimensioni indotte a livello planetario da queste malattie (vedi) anche una pallottola magica trovata per caso ci farebbe molto comodo. D’altra parte molte pallottole magiche in forma di farmaco sono già state trovate in questo modo ad iniziare dall’acido acetilsalicilico per proseguire con la penicillina. Ad oggi, per esempio, non esiste un modello sperimentale esaustivo che spieghi come l’acido acetilsalicilico svolga le sue funzioni antinfiammatorie e come invece possa danneggiare la mucosa gastrica. Eppure, nonostante questi buchi di conoscenza, l’acido acetilsalicilico è uno dei pochissimi farmaci indispensabili riconosciuti dall’Oms.

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RESPONSABILIZZARE O PUNIRE I MEDICI DEL SSN?

opinioni

Di Mario Nejrotti

Pubblichiamo l’importante comunicato stampa della rete di professionisti e cittadini Slow Medicine.
Questa organizzazione si riconosce in una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta, quindi in una medicina attenta alla scienza, alla qualità di vita dei pazienti, ugualmente fruibile da tutti i cittadini e organizzata per evitare inappropriatezze e sprechi, per una distribuzione corretta delle risorse, come bene viene ribadito nell’altro loro slogan “spendere meglio non spendere meno”.
Slow Medicine ha lanciato insieme a FNOMCeO e IPASVI il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFIC FARE MEGLIO”.
Questa condivisibile filosofia, che vede una forte responsabilizzazione di tutti gli operatori della salute nella gestione dei percorsi preventivo, diagnostico, terapeutici, non può che essere altrettanto fortemente contraria all’attuale politica sanitaria, finalizzata alla pura riduzione di risorse investite nel SSN e alla colpevolizzazione e punizione soprattutto della classe medica, per ottenere un ulteriore contenimento della spesa sanitaria nazionale, ormai al di sotto dei parametri europei.
Colpire finanziariamente i medici che non seguiranno le direttive aziendali, costruite a tavolino, apre la strada a ricatti, soprusi, paure e ipocrisie, con un danno certo per la salute dei cittadini e dei malati.
L’attuale esplosione della spesa privata pro capite getta un’ombra di sospetto pesante su queste ultime strategie del governo e delle regioni.

COMUNICATO STAMPA

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IL RISO CONTIENE ARSENICO: COME RIDURNE LA QUANTITÀ CON LA COTTURA

ricerca evidenza

Di Nicola Ferraro

Il riso contiene naturalmente Arsenico (vedi). Le caratteristiche botaniche di questo cereale e il suo ciclo vitale che avviene in gran parte in terreni allagati tendono infatti a favorire l’assorbimento proprio dal terreno di questo metallo velenoso che poi inevitabilmente finisce nei chicchi di cereale che arrivano nei nostri piatti (vedi).
Mangiarlo saltuariamente, come avviene nella diete che seguiamo alle nostre latitudini non comporta rischi evidenti anche se questa contaminazione alimentare è tenuta d’occhio dalla Comunità Europea: come ci informa il nostro Ministero della Salute (vedi). Diversa è la situazione per le popolazioni asiatiche che mangiano questo cereale tutti i giorni più volte al giorno in quanto componente fondamentale della loro dieta (vedi). A questo c’è da aggiungere che, per le caratteristiche fisico-chimiche dei terreni di coltura presenti in molte zone dell’Estremo Oriente di questo cereale, alcune partite di riso possono essere altamente inquinate da quel metallo.
I risultati di una sperimentazione, pubblicati sul numero di Nature pubblicato il 22 luglio scorso (vedi), affermano però di aver individuato una modalità di cottura che promette di eliminare buona parte dell’Arsenico presente nei chicchi. Il sistema è semplice e prevede la cottura del riso in una comune caffettiera per caffè americano. Questo apparecchio unisce infatti i benefici della percolazione in acqua (vedi), in grado di liberare Arsenico dai chicchi, agli effetti dell’alta temperatura su questo metallo che è anche un potente ed insidioso veleno (vedi).

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“MEDICINE LETALI E CRIMINE ORGANIZZATO”

farmaci evidenza

Di Nicola Ferraro
Il titolo virgolettato non è quello di un romanzo “noir” ma di un libro molto serio che parla del mercato farmaceutico come forse non ne avete mai sentito parlare. Se non fosse abbastanza chiaro l’argomento di cui parla l’autore Peter C. Gøtzsche*, il sottotitolo dissolve ogni dubbio: “Come le grandi aziende farmaceutiche hanno corrotto il sistema sanitario” (vedi): 450 pagine, 28€, Giovanni Fioriti
Chi pensasse ad un “instant book” pubblicato sulla scorta di uno degli scandali ricorrenti che riguardano il mercato del farmaco sbaglierebbe di grosso; il libro è infatti vincitore del Primo Premio – BMA 2014 della British Medical Association nella categoria – nella sezione Basis of medicine.
Notizia nella notizia l’edizione italiana esce con la traduzione del torinese Dott. Giuseppe Tibaldi, Coordinatore Scientifico del Centro Studi e Ricerche in Psichiatria, presso l’ASLTO2 di Torino**.

Comportamenti criminali
Come dice la sinossi on line Il libro affronta il fallimento di un intero sistema provocato da comportamenti criminali, dalla corruzione e dall’impotenza degli enti regolatori (che vanno riformati in modo radicale). Qualcuno lo troverà troppo partigiano e polemico, ma non ha molto senso descrivere le cose che funzionano in un sistema che è fuori da ogni controllo. Se un criminologo conduce una ricerca sui rapinatori, nessuno si aspetta un resoconto “equilibrato”, che metta in luce che molti rapinatori sono buoni padri di famiglia”.
Come afferma l’autore nella introduzione: “Le grandi malattie epidemiche da agenti batterici e parassiti, che uccidevano moltissime persone in passato, sono ormai sotto pieno controllo, nella maggioranza dei Paesi. Abbiamo imparato a prevenire e a curare l’AIDS, il colera, la malaria, il morbillo, la peste, la tubercolosi e il vaiolo è totalmente scomparso. Il numero di coloro che muoiono di AIDS e di malaria è ancora molto alto, ma ciò non è più dovuto alla nostra ignoranza su come affrontarli. Le ragioni per cui questo accade sono da cercare nelle disuguaglianze economiche e nel costo eccessivo dei farmaci salvavita per molti Paesi del Terzo Mondo.
Purtroppo, al giorno d’oggi le due principali epidemie che colpiscono l’umanità sono prodotte dall’uomo: il tabacco e i farmaci; entrambe hanno un tasso di letalità elevato. Negli Stati Uniti e in Europa, i farmaci sono la terza più importante causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e il cancro.
Cercherò di spiegare in questo libro perché ci troviamo in questa situazione e come possiamo affrontarla. Se le morti da farmaci fossero riconducibili a una patologia infettiva o cardiovascolare, oppure a un cancro causato da motivi ambientali, ci sarebbero decine di associazioni di cittadini e pazienti impegnate a raccogliere fondi e a promuovere iniziative politiche per combatterle. Faccio davvero fatica a capire per quale motivo l’opinione pubblica non faccia nulla, di fronte alle morti da farmaci.

Farmaci, corruzione e salute
Nella postfazione il nostro Giuseppe Tibaldi conclude: Nelle scorse settimane, Report – la trasmissione televisiva curata da Milena Gabanelli – ha dedicato una puntata ai costi dell’alta velocità ferroviaria. Il dato che emergeva era che, in Italia, ogni chilometro dell’alta velocità è arrivato a costare anche 61 milioni di euro, contro i 10 milioni della Spagna ed i 9 milioni del Giappone. I costi economici della corruzione sono perfettamente quantificabili, in caso di verifiche accurate e di differenze così eclatanti. Ma chi chiede trasparenza e misure efficaci per sradicare la corruzione negli appalti pubblici non può certamente essere accusato di essere contrario alla realizzazione delle opere pubbliche.
Lo stesso si può dire nel campo dei farmaci: chi si schiera contro la corruzione che regna nel mercato dei farmaci, non è certamente contrario all’uso dei farmaci. La differenza fondamentale rispetto al caso dell’alta velocità è che la corruzione, per quanto riguarda i farmaci, è un fenomeno mondiale e l’eccezione non è rappresentata dai Paesi che spendono molto di più della media, ma da quelli che spendono molto di meno. Gøtzsche ci indica, come esempio virtuoso di lotta alla corruzione nel settore dei farmaci, il caso della Nuova Zelanda, che arriva a spendere un quinto del costo sostenuto dalla maggioranza degli altri Paesi. Forse si può proporre alla redazione di Report di scoprire come ci sono riusciti, seguendo le preziose indicazioni dell’autore di questo libro.
La messa in discussione dei meccanismi di valutazione, di autorizzazione, di monitoraggio, di promozione commerciale dei farmaci è diventata indispensabile non solo per la crescente insostenibilità economica dei sistemi sanitari nazionali, ma soprattutto per la sfida quotidiana che l’uso attuale dei farmaci pone al principale comandamento ippocratico: “primum, non nocere”. Chi, come me, lavora in ambito psichiatrico si trova sempre più spesso ad affrontare la morte prematura delle persone che assumono psicofarmaci per lunghi periodi di tempo. Una rivista autorevole, come The Lancet, ha pubblicato, nel 2011, un editoriale1 in cui segnala che l’aspettativa di vita dei pazienti che soffrono di patologie psichiatriche è – in media – dai 16 ai 25 anni più breve di quella della popolazione generale e che le patologie cardiovascolari sono diventate la loro principale causa di morte. Uno studio – pubblicato dal BMJ – sulla mortalità ad un anno dei soggetti che vengono dimessi da un reparto di psichiatria (con una diagnosi di disturbo schizofrenico o bipolare) ha messo in evidenza una mortalità otto volte superiore a quella attesa2. Questo studio è stato recentemente replicato in Italia e ha confermato un eccesso di mortalità molto significativo, anche se lievemente inferiore a quello dello studio inglese (i dati sono in via di pubblicazione).
Quando ho iniziato la mia carriera in psichiatria, uno dei libri di riferimento aveva un capitolo introduttivo dal titolo molto chiaro: “Per un uso razionale degli psicofarmaci”, che proponeva schemi di trattamento improntati alla cautela e alla transitorietà3. Non può certamente essere considerato razionale un approccio che prevede una prosecuzione a tempo indeterminato degli antipsicotici, nonostante i dati sulla mortalità cui ho appena accennato e nonostante i dati degli studi di esito, che indicano notevoli differenze – in termini di guarigione – tra coloro che li proseguono senza soste e coloro che li riducono e li sospendono (tutte a favore di questo secondo gruppo)4-6. La proposta di trattamento attualmente dominante (“dovrà prendere questi farmaci per tutta la vita”) è priva di qualsiasi legittimazione scientifica, ma non viene messa apertamente in discussione da nessuna delle Linee Guida che vengono proposte agli operatori psichiatrici.
Provate ad immaginare come reagireste se, in caso di frattura, un ortopedico vi proponesse di tenere il gesso per qualche anno, sulla base delle Linee Guida messe a punto da un gruppo di esperti (che hanno ricevuto costanti finanziamenti dai produttori del gesso), in cui non si fa alcuna menzione ai danni, sul piano muscolare, osseo e circolatorio, del mantenimento del gesso a lungo termine.
A distanza di 30 anni, la proposta – apparentemente provocatoria – di Gøtzsche è che l’unica forma di uso razionale degli psicofarmaci è rappresentata dalla decisione di impedirne l’utilizzo agli psichiatri, che ne stanno facendo, ormai, un uso totalmente irrazionale. Provate, però, a confrontare l’ipotesi radicale di Gøtzsche con quanto ha scritto un esponente della psichiatria “ufficiale”, Peter Tyrer, che è stato direttore del British Journal of Psychiatry (che non è affatto una rivista radicale): “È arrivato il momento di riconsiderare il principio secondo cui gli antipsicotici debbano essere sempre la prima scelta nel trattamento delle persone con un episodio psicotico. Non si tratta di un urlo selvaggio dalla foresta, ma di un’opinione presa in considerazione da importanti ricercatori …. Ci sono evidenze scientifiche sempre più convincenti che ci dicono che, se consideriamo gli effetti avversi degli antipsicotici, il gioco – per esprimerci in modo semplice – non vale la candela”7,8.
La corruzione della letteratura scientifica è certamente uno degli aspetti più inquietanti dello scenario attuale, come possiamo comprendere in tutte le sue sfumature grazie a questo libro. Gli articoli scientifici che vengono consegnati ai medici dagli informatori delle aziende farmaceutiche sono pubblicati su riviste di secondo piano, sono firmati prevalentemente da dipendenti o consulenti delle aziende farmaceutiche e presentano metodologie di ricerca che sono costruite per garantire il risultato desiderato dall’azienda produttrice. Visto che ho accennato agli antipsicotici, mi limito ad un esempio che si riferisce a questi farmaci. Chiunque conosca la letteratura scientifica che li riguarda sa che la loro sospensione brusca determina un rischio di ricaduta sintomatologica che è tre volte superiore al rischio di ricaduta in chi li sospende gradualmente. Molti degli studi che sono stati realizzati per ottenere l’autorizzazione degli antipsicotici a lunga durata d’azione si basano proprio su queste conoscenze, ormai acquisite, ma le sfruttano a proprio favore grazie a precise scelte metodologiche. Vengono esclusi, in primo luogo, tutti i pazienti che non tollerano il farmaco, nei primi giorni di terapia; tutti i rimanenti vengono trattati con l’antipsicotico in esame per almeno quattro mesi, finché raggiungono una stabilità clinica; a questo punto, la metà dei pazienti subisce una brusca sospensione dell’antipsicotico (nel giro di 4 giorni); questa metà viene definita come “gruppo placebo” (anziché “gruppo sospensione brusca”); i risultati – totalmente prevedibili – si fondano sul calcolo di quanti pazienti vanno incontro a ricaduta tra quelli che, stabilizzati, proseguono il trattamento farmacologico e quelli del “gruppo placebo”. La conclusione dell’articolo che illustra i risultati di uno studio di questo genere non può che essere una sola: l’antipsicotico previene le ricadute, rispetto al placebo! Senza la compiacenza delle agenzie del farmaco e senza la presenza pervasiva degli informatori farmaceutici, che li consegnano a tutti gli specialisti, articoli di questo tenore scientifico non avrebbero nessuna speranza di essere presi in considerazione.
La capacità dell’autore di questo libro è soprattutto quella di presentare che questo massiccio inquinamento della letteratura medica, della formazione, dell’aggiornamento e della pratica quotidiana degli operatori sanitari, è avvenuto in tutti i campi della medicina contemporanea. L’aver contribuito – in prima persona – a creare ed a sviluppare la rete internazionale della “Cochrane Collaboration” gli consente di fondare ognuna delle sue argomentazioni su una conoscenza molto approfondita della letteratura scientifica pertinente.
Anche se le sue tesi e le sue metafore possono essere urticanti, il messaggio essenziale del suo libro è il richiamo ai principi etici fondamentali della pratica medica quotidiana e della valutazione scientifica rigorosa di quanto viene offerto ai nostri interlocutori privilegiati, cioè i pazienti.
Non sono ammesse deroghe o scappatoie, secondo Peter Gøtzsche: gli interessi dei pazienti e la salute dei cittadini non sono conciliabili con le priorità degli azionisti delle aziende farmaceutiche. Chiunque lavori nella sanità pubblica deve chiarire – a se stesso e ai propri pazienti – da quale parte ha scelto di collocarsi.

Bibliografia

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LA MEDICINA SENZA IL “TOCCO” DELLO STETOSCOPIO

novita evidenza

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

“Posso dirvi che nel 2016 i dottori non andranno più in giro con gli stetoscopi: è in arrivo una tecnologia di gran lunga migliore”. Ad annunciare la scomparsa dello stetoscopio – strumento di lavoro simbolo del medico – era stato Eric Topol, cardiologo guru della medicina digitale americana e autore di “The Creative Destruction on Medicine”. Per Topol la scomparsa dello stetoscopio è solo uno dei tanti cambiamenti rivoluzionari di una nuova era della medicina, fondata sull’applicazione crescente della tecnologia digitale allo studio della biologia umana, alla sanità nonché alla pratica medica.

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