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È un’iniziativa finanziata da Unar, Ufficio Nazionale contro le discriminazioni razziali (http://www.unar.it/). Si tratta di una serie televisiva, realizzata da un gruppo di giovani under 30 nel corso di sei mesi di frequenza di un laboratorio tecnico pratico che affronta il tema del pregiudizio. Anche nel semplice rapporto di vicinato si nasconde spesso una naturale tendenza alla discriminazione e al giudizio aprioristico, senza verificare e valutare fantasie e suggestioni che fanno parte, purtroppo, del patrimonio culturale collettivo.
Alla CIMO segreteria regionale Piemonte
Al Presidente CIMO Nazionale
Al Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino
Alla Redazione di Torino Medica
al Dr. Domenico Bertero, segretario CIMO Molinette
al Dr. Stiari Direttore Ufficio Legale Molinette
Torino 4/5/2012
Cari Colleghi, gent.mo Avvocato
iscritto CIMO e iscritto all’Ordine dei Medici di Torino, dirigente medico presso la Chirurgia 7 dell’Ospedale Molinette (AO S. Giovanni Battista..), ricorro a voi per sottoporvi un quesito relativo alla assicurazione per colpa grave, che molti di noi hanno stipulato. Allego, ove il portale lo consenta, il testo del contratto in PDF.
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La scienza è una cosa seria, molto di più del giornalismo d’assalto fatto su di lei da chi ignora concetti fondamentali, problemi, polemiche, potenzialità di questo universo. L’esigenza non rimandabile della società di condividere col mondo della scienza i suoi obiettivi non può essere banalizzata dalla ricerca vuota, inutile e controproducente di scoop senza senso. Se sono inaccettabili nel giornalismo alcune scientifiche “bestialità” concettuali, fuorvianti per il lettore inesperto, lo sono ancora meno appunti, critiche, reprimende espresse da gente che non sa minimamente di cosa stia parlando. Capofila di questo giornalismo inutile, dannoso, di finta e controproducente inchiesta è la trasmissione televisiva “Report” che, a differenza di quanto avviene nella scienza, non conosce il dubbio e tratta qualsiasi argomento come se si trattasse sempre di descrivere l’ambiente violento che ruota intorno al “pizzo”. Senza alcun dubbio, l’aspartame uccide dolcemente, gli Ogm sono l’ “ottava piaga d’Egitto”, i cellulari fondono il cervello…(vedi) e (vedi). Nelle inchieste di questa trasmissione, oltre al dubbio, non c’è traccia del principio di precauzione: da riportare ai suoi spettatori come dato giornalistico raccolto nei laboratori “indagati”, e come regola su cui tarare, da un punto di vista deontologico, il lavoro giornalistico.
La scienza è, per sua stessa natura e per il metodo su cui si fonda, soprattutto problematica: si fonda sulla continua verifica sperimentale del dubbio, come sul dubbio si fonda la cultura occidentale presentabile. La scienza è salvifica o distruttrice soltanto per chi non la conosce: e in Italia la conoscono in pochi, come in pochi conoscono la musica. Anzi; è accettato socialmente il vezzo culturale snob di vantarsi di non capirci nulla di matematica, di fisica, di astronomia… Come non è considerato una manifestazione censurabile d’ignoranza, per dei laureati, l’uso del termine “nervo” per “tendine”, di “gene” per “cromosoma” di microrganismo per virus… Difficile individuare colpe e possibili soluzioni del problema, ma la consapevolezza di questa anomalia culturale dovrebbe almeno rendere più cauti giornalisti (e politici) nel pontificare su quello che a volte conoscono male e spesso ignorano del tutto…
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C’è un’altra conferma di quanto è ipotizzabile sulla situazione sociale dell’Italia attraverso lettura attenta dei più recenti dati sanitari. Una nuova tendenza paradossale si fa strada e si rafforza: il boom della sanità privata italiana, ribadito dal Censis con la pubblicazione di uno studio sulla diagnostica sanitaria nel nostro Paese (vedi). In altre più semplici parole, la crisi limita le possibilità di cura di chi è obbligato alla compartecipazione alla spesa sanitaria e chi può pagare preferisce farlo in strutture private.
Il Ssn nazionale occupa ancora i vertici delle statistiche internazionali sulla qualità delle prestazioni erogate, ma crescenti e compositi segni di malessere e difficoltà, dovuti alla congiuntura economica che stiamo subendo, si profilano sempre più chiaramente all’orizzonte. Testimone di questo stato di cose, pericolosamente in equilibrio instabile, tra obiettiva qualità e percepito è un interessante articolo pubblicato dalla testata “Lavoce.info” (vedi).