19 agosto: la Giornata Internazionale degli Operatori umanitari

Di Luca Mario Nejrotti

La Giornata Umanitaria Internazionale, che ha celebrato gli operatori sanitari e umanitari il 19 agosto, assume nel 2020 ancora più significato.

Storia.

Nel 2008, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 19 agosto come Giornata umanitaria mondiale per aumentare la consapevolezza sull’assistenza umanitaria in tutto il mondo e per rendere omaggio alle persone che rischiano la vita per fornirla. La Giornata umanitaria mondiale è stata celebrata per la prima volta il 19 agosto 2009 (vedi); la celebrazione cade il giorno dell’attacco al complesso delle Nazioni Unite a Baghdad il 19 agosto 2003, che ha causato la morte di 22 persone tra cui il rappresentante speciale del Segretario generale per l’Iraq, Sergio Vieira de Mello. Da allora, quasi 5.000 operatori umanitari sono stati uccisi, feriti o rapiti e il decennio 2010-2019 ha registrato un aumento del 117% degli attacchi rispetto al 2000-2009.

In prima linea.

Gli operatori umanitari e i soccorritori sanitari forniscono servizi alle persone più vulnerabili del mondo, spesso mettendo a repentaglio la propria stessa incolumità.

L’anno scorso è stato il più violento mai registrato per gli operatori umanitari, con 483 attacchi, di cui 125 letali, 234 feriti e 124 rapimenti. L’ONU condanna tutti gli attacchi contro gli umanitari.

L’OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) e i suoi partner presentano storie edificanti di #RealLifeHeroes umanitari (vedi).

Anche prima della COVID-19, il 2020 sarebbe stato un anno segnato dall’emergenza umanitaria. Mark Lowcock, capo dell’OCHA, ha previsto che nel 2020 “168 milioni di persone in tutto il mondo avranno bisogno di assistenza umanitaria e protezione. Ciò rappresenta circa una persona su 45 sul pianeta. È la cifra più alta degli ultimi decenni”. I conflitti in Yemen, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Sahel e altrove stanno causando carenza di cibo e migrazioni di sfollati: l’ONU stima che l’80% degli yemeniti necessiti di aiuti umanitari urgenti. L’aggravarsi delle crisi economiche, come in Venezuela, sta causando fame e migrazioni di massa, e il cambiamento climatico aumenta il rischio di disastri naturali, carestia e siccità. Alla fine del 2019 c’erano 79,5 milioni di sfollati forzati e l’accesso all’assistenza sanitaria è spesso scarso in questi contesti. L’80% di tutti i rifugiati vive in paesi a basso e medio reddito con sistemi sanitari deboli (vedi).

Poi sono arrivati il virus COV-2 e la pandemia: l’emergenza sanitaria sta esacerbando tutte le crisi umanitarie, con l’aggravio del fatto che i governi nazionali, guardando all’interno e mettendo i propri cittadini al primo posto, spesso trascurano le persone che necessitano di assistenza umanitaria.
Con la diffusione della pandemia COVID-19, i governi di tutto il mondo hanno introdotto restrizioni ai viaggi, impedendo di conseguenza agli operatori umanitari di viaggiare e ostacolando così le risposte umanitarie. In alcuni casi, gli operatori umanitari già presenti nel paese non possono fornire servizi vitali a causa delle restrizioni governative, volte a proteggere i propri cittadini: il rischio di morire di fame in alcune aree a causa della mancanza di accesso agli aiuti costituisce una minaccia più grande del virus stesso, secondo Amnesty International.

Il contesto generale è gravissimo: un’interruzione degli aiuti significa ancora meno accesso a sapone e acqua, fondamentali per controllare la diffusione dell’infezione. Altri interventi non farmaceutici – in primo luogo il distanziamento fisico – non sono applicabili in molti contesti umanitari.

 Pandemia e migrazioni.

Molti governi stanno anche sfruttando la pandemia come una scusa per far avanzare i programmi anti-migranti con il debole pretesto di proteggere i propri cittadini dal COVID-19. Gli Stati Uniti hanno sospeso l’asilo e gran parte del programma di immigrazione, nonostante abbiano il maggior numero di casi di COVID-19 nel mondo. Dal 20 marzo, l’amministrazione Trump ha respinto più di 20000 migranti al confine degli Stati Uniti, il che costituisce una violazione degli obblighi legali nazionali e internazionali. In Bosnia, le autorità locali hanno interrotto l’approvvigionamento idrico alle popolazioni migranti per costringerle a proseguire fuori del paese.

Reazione umanitaria.
Le organizzazioni umanitarie stanno reagendo e la pandemia sta dando loro la possibilità di sviluppare nuovi modi di lavorare. Che si tratti di offrire più servizi a distanza, di dare ai pazienti più medicinali alla volta per ridurre al minimo i contatti o di registrare le loro esperienze per sviluppare risposte locali su misura, queste organizzazioni continueranno a cercare di aiutare le persone durante le crisi umanitarie, ma questo è impossibile senza supporto, risorse e coordinamento internazionale.
Infatti, mentre gli Stati sono concentrati sui propri problemi più immediati, devono ricordare che le altre crisi umanitarie nel mondo non sono diminuite e che la disuguaglianza esacerbata dal COVID-19 non viene risolta concentrandosi in modo miope sui problemi locali, ma richiede attenzione a tutti i bisogni umanitari del mondo.

Fonti.

www.worldhumanitarianday.org

https://www.who.int/news-room/detail/19-08-2020-world-humanitarian-day-2020-a-tribute-to-aid-workers-on-the-front-lines

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31749-9/fulltext