Archivio della Categoria: Nicola Ferraro

PIÙ DELLA CRISI POTERONO I NOSTRI GENI E IL NOSTRO CIBO

giurisprudenza

Di Nicola Ferraro.

La nostra salute resiste agli effetti negativi della crisi. I nostri geni (evidentemente di buona e storica fattura) e il nostro stile alimentare (la dieta mediterranea ma non solo) ci proteggono anche in tempi di vacche magre in cui la qualità di vita potrebbe precipitare. Lo afferma l’annuale indagine “Osservasalute” (vedi), la valutazione scientifica della salute di noi Italiani, effettuata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore Roma (Istituto d’Igiene del Policlinico Gemelli), che ha messo in fila i dati relativi al 2012 (vedi).

Una tenuta che si protrae anche in presenza di uno stile di vita almeno in apparenza non proprio salutistico che fa impazzire di invidia gli epidemiologi inglesi (vedi).  Siamo sedentari, obesi, bevitori… ma abbiamo nonni e genitori che hanno resistito a fame, polmoniti, Tbc… Abbiamo una dieta varia e composta da cibi buoni e freschi, siamo cultori della buona tavola e dei mercatini rionali e abbiamo un’industria alimentare che rappresenta la pietra di paragone del settore. Lo scandalo della carne equina nei tortellini italiani esportati nel Regno Unito è stato una frode ma soprattutto la violazione di un tabù alimentare che non conosce deroghe: un suddito di Sua Maestà preferirebbe mangiarsi il marito o la moglie in fricassea piuttosto che addentare una bistecca di cavallo o un cosciotto di coniglio arrosto. E qui gli Inglesi si arrabbiano ancora di più: la nostra ignoranza si abbina ad una raffinatezza dello stile, ad un’eleganza che tutti ci invidiano e che a tutto resiste…

L’unico pericolo reale per la nostra salute? I provvedimenti politico-economici messi in campo per curare la salute delle banche e farci uscire dalla crisi (vedi).

I nostri geni, esaltati dall’interesse scientifico della Cattolica di Roma, ci proteggeranno dagli attacchi elaborati alla Bocconi?

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PER L’EUROPA LA MALATTIA CRONICA PUÒ ESSERE UN HANDICAP

giurisprudenza

Di Nicola Ferraro.

Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (vedi), (vedi) ha stabilito che tutte le persone (disabili e non) che si assentano dai loro posti di lavoro per più di 120 giorni a causa di una malattia cronica non possono essere licenziate (vedi).
I titoli che hanno diffuso la notizia, in maniera un po’ troppo sintetica e disinvolta, hanno spesso affermato che questa sentenza pone nello stesso piano la disabilità e la cronicità di una patologia. In realtà l’equivalenza rimane confinata, dal punto medico-legale, nell’ambito della possibilità da valutare (si presume) caso per caso. È un indubbio segno di civiltà tenere conto del fatto che una malattia cronica possa comportare la necessità di controlli medici a scadenze non rinviabili, che in alcuni momenti impedisca di fatto di lavorare e che queste situazioni non debbano tradursi nella perdita del lavoro.

I titoli sbagliati che ponevano un’equivalenza netta tra cronicità e disabilità erano tali in quanto ventilavano un automatismo che non esiste e che sarebbe forse sbagliato auspicare soprattutto in questo momento storico in cui i risvolti economici del welfare riducono diritti, impongono nuovi doveri e minacciano di abbandonare anche chi si sente disperato per essere afflitto da vecchie e nuove povertà.

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INVALSI: TROPPE POLEMICHE SOTTO FORMA DI TEST

cronaca evidenza

Di Nicola Ferraro.

Gli italiani mantengono ancora le distanze dalla “cultura del test”. Le verifiche a quiz sono in fondo sempre considerate un’americanata: troppa sintesi per il Paese dello Storicismo, della retorica tribunalizia, del Diritto inteso spesso come capacità astuta di saper spaccare, ad arte, “il capello in quattro”, dell’elefantiasi polverosa in forma di Giustizia.
Non fanno eccezione i test “Invalsi” (vedi) degli anni passati e quelli che si sono tenuti di recente nella scuola italiana (vedi): di nuovo uno strascico di polemiche anche pesanti, anche titolate e, almeno in apparenza, documentate ha fatto seguito qualche giorno fa a questo appuntamento di fine anno scolastico diventato sempre più familiare. L’Invalsi è l’Ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico che “ha raccolto, in un lungo e costante processo di trasformazione, l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) istituito nei primi anni settanta del secolo scorso”. Come identifica l’acronimo che ne costituisce il nome, INVALSI significa Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione. La valutazione del percorso formativo offerto dalla scuola di una nazione potrebbe e dovrebbe essere un fattore di sviluppo, di progresso, di miglioramento per mettere in sintonia società e istruzione e invece… (vedi). Le accuse di sessismo che arrivano da Cern di Ginevra e che abbiamo messo in Rete sono gravi e meriterebbero una smentita ufficiale. E non basta di sicuro il tono esortativo dell’articolo del Sole 24 Ore di cui pubblichiamo il link (vedi) a riportare la situazione nei giusti binari.

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“MUSICHE DA CARDIOLOGI”: ACOUSTIC ALCHEMY, “THE NEW EDGE”, GRP Records 1993

_musica

Di Nicola Ferraro

Con questa rubrica diamo spazio agli immensi tesori culturali che vivono, spesso accuratamente nascosti, sotto un camice bianco.

La cultura, riferita all’universo della medicina e della sanità, è fatta anche del racconto delle fruizioni individuali. Per questo cerchiamo di far raccontare ai medici la cultura che, quando è possibile, spesso frequentano addirittura mentre lavorano: ad esempio l’ascolto di musica in sala operatoria o nel tragitto in auto tra una visita domiciliare e l’altra. Oltre la rubrica “Musiche da cardiologi” giunta alla sesta proposta, se vorrete, potremo continuare con “Film da ortopedici”,  “Sinfonie da medici di famiglia” o “Romanzi da endocrinologi”… Attendiamo proposte, sollecitazioni, provocazioni, indicazioni o semplici consigli.

L’autore di questa scheda n°6, che fa parte di un ideale catalogo musicale in Rete nato tra Ecg, aggiustamenti di terapie antipertensive, studi di elettrofisiologia cardiaca, fisica e matematica… è Antonio Ferrero, cardiologo all’Ospedale di Moncalieri.

Buon ascolto.

 

ACOUSTIC ALCHEMY, “THE NEW EDGE”, GRP Records  1993

Il disco è acquistabile, con un po’ di ricerca paziente, in Rete e presso rivenditori specializzati.

In Rete si trovano i file audio citati delle tracce del disco e sono anche scaricabili i relativi file audiovisivi.

(NiFe)

Di Antonio Ferrero

La volta scorsa abbiamo celebrato un album e un gruppo epocali (The dark side of the Moon dei Pink Floyd); oggi vorrei tornare su sentieri meno noti: vorrei parlarvi di un gruppo, gli Acoustic Alchemy e del loro settimo album intitolato “The new edge” del 1993.
In realtà, pur essendo uno dei loro migliori lavori, mi piacerebbe descrivere, a differenza del solito, più la loro storia e il loro genere e stile che un unico album.

Gli Acoustic Alchemy  nascono nel 1991 a Leeds, in Inghilterra, ad opera di due chitarristi definiti frettolosamente “jazz” : Nick Webb e Simon James. In realtà i due compongono, suonano e improvvisano uno spettro di generi musicali incredibilmente ampio, per tale motivo vengono e verranno etichettati nei modi più fantasiosi anche se il marchio che resterà loro maggiormente associato sarà “ Fusion”, proprio a sottolineare la capacità di fondere vari generi.

In realtà il duo originale dura lo spazio di pochi anni, durante i quali non vengono pubblicati veri e propri album (pare esista un “Acoustic alchemy” autoprodotto) poi James abbandona il progetto per dedicarsi allo studio della chitarra flamengo e Nick Webb si associa ad un altro chitarrista di estrazione rock: Greg Carmichael.

Alle composizioni e, talvolta alle esecuzioni dei brani partecipa spesso un terzo chitarrista di notevole abilità: John Parsons-Morris

È la svolta: il gruppo, estremamente ben assortito ed affiatato,  è pronto, come ha detto la critica : “a spingere la tecnica della chitarra acustica ( e non solo ) oltre ogni limite”.

Tra il 1987 e il 1998 pubblicano dieci album di grande valore artistico, in cui vengono davvero esplorate quasi tutte le possibilità ritmiche, armoniche, stilistiche delle chitarre, il tutto naturalmente con il contributo di ottimi musicisti alle tastiere, al basso, alla batteria e percussioni agli strumenti a fiato, ma, notate bene senza l’impiego della voce.

Prima di “The new edge” i momenti belli sono tanti: dall’ esordio  con “Early alchemy” (spiccano le bellissime “Santiago”,  “Casino” e “Amanecer”) ai successivi “Blue chip” e “Red dust and spanish lace”, fino “ The new edge”.

La cifra del gruppo è sempre quella di mescolare generi e ritmi con una grande maestria tecnica; fate caso alla perfetta sincronia, in ogni brano, fra le  chitarre di Webb e Carmichael, cui fanno da sfondo perfetto le sezioni ritmiche.

E se non mancano i momenti divertenti, le citazioni  smooth jazz o addirittura ska,  la nostalgia e la malinconia sono sempre dietro l’ angolo… quasi un presagio di quello che accadrà.

Arriviamo così al 1993. “The new edge” si apre con l’armonia di flauto di “Ocean apart” su cui presto compare il finger picking della chitarra acustica e l’apertura di quella che pare una steel, ma forse è ancora un’acustica, solo suonata da un genio;  archi , flauto traverso e il violoncello  di Caroline Dale, completano questo commovente racconto musicale sulla distanza e la solitudine.

Dopo tanta malinconia gli Alchemy sembrano volerci consolare e ci regalano la scanzonata “The Notting Hill two-step”, sorprendente miscela ritmica di ska, pop, lambada e chissà cha altro (però fate caso agli  inserti in minore …), l’ incredibile abilità tecnica di Webb duetta con la ritmica di Carmichael  e non si può trascurare l’ assolo di pianoforte di Terry Disley.

Seguono altri bellissimi brani come “Arc en ciel” dove  gli Alchemy  sembrano voler giocare con il contrappunto barocco; “Santa cafè”  esperimento di flamengo – smooth jazz;  “ The liason”,  dove il jazz (sempre molto caldo e morbido) si sposa questa volta con il rock e ancora “Until always”, scritta da Parson-Morris  dal groove intrigante  che pare un omaggio a Burt Bacharach.

Senza dilungarmi oltre cito per ultimo il brano che da solo vale il prezzo del CD (se riuscite a trovarlo): “London skyline” meraviglioso duetto di chitarre, una steel e una nylon string , basato (cito gli autori) “su un riff blues in mi minore”. Pezzo  dalle soluzioni armoniche caleidoscopiche (senza mai strafare, notate bene …) è la sintesi perfetta degli Alchemy: sorrisi, nostalgia, humor, malinconie; chitarre e molto altro : ancora l’assolo di piano di Disley, le percussioni di Mario Argandona e in dissolvenza le note di violoncello di Caroline Dale.

Insomma una perla in un gran bel disco: raffinato, tecnicamente perfetto, ma ricco di sentimenti, almeno quanti sono i generi musicali toccati dai musicisti.

Seguiranno altri tre album, ma nell’ ultimo dei tre intitolato, quasi a non volersi arrendere “Positive thinking”, Nick Webb non compare più.

Poco dopo l’inizio delle registrazioni infatti, si ammala e il tumore pancreatico che gli è stato diagnosticato lo porta via in pochi mesi.

Ci lascia il brano “Rainwatching” di cui non vi dico nulla.

Ascoltatelo.

Greg Carmichael, ricostituisce il gruppo in modo  più stabile avvalendosi di Miles Gilderdale , eclettico chitarrista giamaicano, Anthony White  alle tastiere, Frank Felix al basso  e altri collaboratori vecchi e nuovi.

Pubblicano altri sei album, da “The beautiful game” fino all’ultimo Roseland”: sempre molto piacevoli e intelligenti,  ma  l’ originalità e la passione iniziali si sono probabilmente un po’appannate .

Resta comunque la loro idea di musica, che compare in calce alla loro homepage in rete: “better music for a better life”.

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L’EUROPA NON HA MAI LEGITTIMATO LA SPERIMENTAZIONE CLINICA DELLE STAMINALI

politica sanitaria evidenza

Di Nicola Ferraro.

Una notizia diffusa qualche giorno da Quotidianosanità.it (vedi) cita una direttiva europea che permette agli Stati membri di autorizzare la sperimentazione clinica in ambito ospedaliero delle cellule staminali. Questa doverosa puntualizzazione, nei fatti non sposta di un millimetro la polemica in atto sulla vicenda Stamina che la nostra redazione ha seguito puntualmente: gli articoli pubblicati sono scaricabili digitando nell’apposito spazio di ricerca in alto a destra la parola “stamina”.

In altre parole la responsabilità della prosecuzione travagliata di questa sperimentazione rimane totalmente in capo delle autorità sanitarie italiane e non può essere condivisa a livello comunitario. La natura e il valore delle critiche, certamente non lievi, nazionali e internazionali sull’iter italiano di autorizzazione rimangono quindi invariate e sarebbe improprio usare la direttiva europea come un “semaforo verde” continentale nei confronti di una pratica soggetta a critiche feroci.

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