Archivio della Categoria: Luca Nejrotti

Studiare fa male? Anche insegnare!

giurisprudenza

Di Luca Mario Nejrotti

La maggior parte di chi ha trascorso un po’ di tempo sui banchi di scuola, come minimo il periodo dell’obbligo, ha pensato almeno una volta, con l’insofferenza dello studente, che “studiare fa male”.

La 5a newsletter medico-legale del Patronato INCA CGIL rilancia il recente (ottobre 2012) studio del dott. Vittorio Lodolo D’Oria, ultimo di una nutrita schiera di ricerche nazionali e internazionali, tra cui compare anche Torino, che puntualizza che anche “insegnare” può far male, e pure tanto!

Non si tratta soltanto delle disfonie croniche, riconosciute anche dalle cause di servizio ufficiali: la categoria patologica più rappresentata, tra i 158 insegnanti presi in esame su tutto il territorio nazionale per scuole di ogni ordine e grado, è quella delle patologie psichiatriche.

Tutto ciò alla faccia della pubblica opinione, prigioniera dello stolido stereotipo che la professione dell’insegnante sia privilegiata sia negli orari sia nell’impegno richiesto.

Burnout.

La sindrome del burnout è un fenomeno universalmente riconosciuto all’estero ma di cui vi è ancora scarsa consapevolezza in Italia sia in ambito scientifico sia sugli ambienti di lavoro. Essa colpisce, in particolare, le cosiddette helping professions, le professioni d’aiuto che richiedono un costante contatto interumano, forti capacità personali oltre ad abilità tecniche e professionali.

La sindrome si traduce in esaurimento psicofisico, atteggiamento cinico, frustrazione, perdita controllo degli impulsi è pare non essere causata tanto dalla quantità delle ore di lavoro, ma piuttosto dal comportamento dei discenti e dalle condizioni organizzative dell’ambiente di lavoro. Essa può essere il punto di partenza di disturbi patologici più gravi.

Disagio mentale professionale.

Uno degli indirizzi della ricerca mira a delineare le forme di gestione di questo disturbo all’interno del sistema scolastico. In Italia risulta che al momento, pur esistendo prassi di legge per il riconoscimento e la gestione del burnout e degli altri disturbi psichiatrici, manca una vera consapevolezza da parte dei dirigenti scolastici.

Lo studio “Golgota” di Lodolo D’Oria, su 265 Dirigenti Scolastici del nordest italiano, ha riscontratoche:

“- più del 50% dei DS hanno incontrato uno o più casi di DMP dei docenti nel corso della loro carriera di dirigenti (50% dei DS con anzianità di servizio inferiore a 10 anni);

- solo il 25% dei DS sanno che i docenti sono i più esposti a patologie psichiche e tumorali;

- solo il 25% dei DS sanno come istruire la pratica d’invio del docente in collegio medico di verifica (CMV) e come stilare la relazione di accompagnamento;

- solo il 25% dei DS ripongono fiducia nei medici della CMV;

- solo il 50% dei DS sono al corrente del rischio di denuncia per mobbing da parte del docente che ha diritto a richiedere copia della documentazione inviata dal DS in CMV;

- l’80% dei DS ritengono di dover effettuare azione di prevenzione del DMP ai sensi del D.Lgs. n. 626/1994 attraverso informazione/formazione del corpo docente;

- il 100% dei DS considerano indispensabile la preparazione in merito al DMP e su come gestirlo e prevenirlo.”

Informazione.

È chiaro che in queste condizioni il primo passo da compiere nei confronti degli insegnati, accanto ad un approfondimento multidisciplinare della ricerca, è una campagna informativa capillare sia sulle patologie stress-lavoro-correlate sia sui diritti e doveri contrattuali in materia.

Dalla parte della “pubblica opinione”, invece, forse potrebbe bastare un briciolo in più di considerazione e rispetto al prossimo incontro genitori-insegnanti.

Fonte: http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=20664

http://www.orizzontescuola.it/news/i-rischi-della-professione-docente-scarsa-consapevolezza-nuovo-studio-scientifico-su-6132-docen

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VA AVANTI IL DIBATTITO SULLA LINGUA ITALIANA DEI SEGNI (LIS)

giurisprudenza

   

Di Rosa Revellino

Il Presidente del Senato Grasso ha inviato una lettera all’associazione“Radio Kaos ItaLis”,

che ha dato vita a un progetto radiofonico volto a promuovere l’integrazione dei non udenti

ed  ha lanciato, sul sito change.org, una petizione a favore del riconoscimento della Lingua

dei Segni Italiana (LIS).

Nella lettera il Presidente ha espresso «il più ampio e sentito sostegno all’iniziativa», impegnandosi «a sollecitare una nuova iniziativa legislativa, che colmi al più presto questa grave lacuna del nostro ordinamento.»

Grasso ha inoltre ricordato che «nel corso della XVI legislatura il Parlamento ha discusso un disegno di legge avente ad oggetto la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e il riconoscimento della lingua dei segni italiana, approvato dal Senato all’unanimità il 16 marzo 2011 e poi passato all’esame della Camera dei deputati. Questo disegno di legge prevede l’utilizzo della LIS in ambito scolastico e universitario, nonché in giudizio e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche. Purtroppo, la legislatura si è conclusa prima dell’approvazione in via definitiva del progetto di legge. Il riconoscimento della lingua dei segni è uno strumento fondamentale per garantire la rimozione delle barriere che limitano l’esercizio dei diritti dei cittadini sordi e che impediscono la piena integrazione nella vita sociale, economica, politica e culturale del Paese. Questi diritti, riconosciuti dagli articoli 3 e 6 della nostra Costituzione, ma anche dalle maggiori organizzazioni internazionali, quali il Consiglio d’Europa, l’ONU e l’Unione europea, devono essere tutelati attraverso misure legislative specifiche.»

Il 5 aprile una delegazione di “Radio Kaos ItaLis” è stata ricevuta dallo stesso Presidente Grasso; l’incontro si è concluso con la lettura, presso l’aula del Senato, degli articoli della Costituzione citati nella lettera di Grasso.

Fonti:

http://www.radiokaositaly.com/?p=12422

LE DÉBAT SUR LA LANGUE ITALIENNE DE SIGNES (LIS) CONTINUE

Le président du Sénat Grasso a envoyé une lettre à l’association « Radio Kaos ItaLis » qui a donné naissance à un projet radio visant à promouvoir l’intégration des sourds et qui a lancé sur le site www.change.org, une pétition en faveur de la reconnaissance de la langue Italienne des Signes (LIS).

Dans cette lettre, le Président a exprimé « le plus grande et le plus sincère soutien à l’initiative » en promettant « d’exhorter une nouvelle initiative législative qui comble dès que possible cette lacune de notre système juridique ».

Grasso a également déclaré que « durant la législature XVI, le Parlement a débattu d’un projet de loi concernant la promotion de la pleine participation des personnes sourdes dans la vie communautaire et la reconnaissance de la langue des signes italienne, approuvée à l’unanimité par le Sénat le 16 Mars 2011, puis adopté par la Chambre des députés. Ce projet de loi prévoit l’utilisation de la LIS à l’école et à l’université, ainsi que dans les tribunaux et dans les relations avec les administrations publiques. Malheureusement, la législature a terminé avant l’approbation finale du projet de loi. La reconnaissance de la langue des signes est un outil essentiel pour assurer l’élimination des barrières qui limitent l’exercice des droits des citoyens sourds et qui empêchent leur pleine intégration dans la vie sociale, économique, politique et culturelle du pays. Ces droits reconnus par les articles 3 et 6 de notre Constitution, mais aussi par les grandes organisations internationales comme le Conseil de l’Europe, l’ONU et l’Union européenne devraient être protégés par des mesures législatives spécifiques ».

Le 5 Avril, une délégation de « Radio Kaos ItaLis » a été reçue par le président Grasso, la réunion a été couronnée par la lecture, dans la salle du Sénat, des articles de la Constitution mentionnés dans la lettre de Grasso.

Source :

http://www.radiokaositaly.com/?p=12422

THE DEBATE ABOUT THE ITALIAN SIGN LANGUAGE GOES ON

The President of  the Senate Grasso has sent a letter to the association “Radio Kaos ItaLis”. This association has given life to a radio project aiming to promote the integration of deaf people and it has launched a petition in favour of the acknowledgement of the Italian Sign Language (LIS) on the website change.org.

In his letter, the President has expressed “the biggest and true support to the initiative” thus committing himself “to advocate a new law initiative that can cover this serious lack in our set of rules”.

Quoting his words: “during the XVI Legislature, the Parliament has debated a law concerning the promotion of the full participation of deaf people to collective life and the acknoledgment of the Italian Sign Language.  The law has been approved by the Senate unanimously on the 16th of March 2011 and then examined by the Chamber of Deputies. This law provides for the use of LIS in schools and universities, in the Court and in the relations with the Public Administration.  Unfortunately, the Legislature ended before the final approval of the project. The acknowledgment of the Sign Language is a fundamental tool that guarantees the removal of all the barriers that limit deaf citizens’ rights and that prevent the complete integration in the social, economic, politic and cultural life of the Country. These rights are included in articles 3 and 6 of our Constitution but also recognized by the most important international organizations such as the Council of Europe, the UN and the European Union, and must be protected by specific laws”.

A delegation of “Radio Kaos ItaLis” has been welcomed by President Grasso himself on the 5th of April. The meeting ended with the reading in the Senato hall of the articles of the Constitution mentioned in his letter.

Source:

http://www.radiokaositaly.com/?p=12422

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QUANDO LA CURA UCCIDE PIÙ DELLA MALATTIA

politica sanitaria evidenza

   

Di Nicola Ferraro.

Non è tanto la crisi economico-finanziaria che stiamo subendo a mettere in pericolo la sanità, e quindi la salute, ma piuttosto la cura per uscire dalla crisi: le politiche di tagli alla spesa pubblica e la sostanziale messa al muro dello “stato sociale”. Non sono pericolosi rivoluzionari bolscevichi ad affermarlo ma il glorioso e paludato “The Lancet”, la più antica e british rivista di medicina scientifica, nata quando il Positivismo aveva appena iniziato a rappresentare nei salotti buoni la Scienza, il Progresso, la Modernità, il Futuro…

Una ricerca condotta col metodo scientifico dimostra che l’austerity, nonostante apparenze, luoghi comuni e leggende metropolitane più o meno pilotate ad arte, fa aumentare suicidi e malattie infettive. La pubblicazione on line sulla rivista inglese (27 marzo 2013), a firma di  Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee ha un titolo piuttosto chiaro: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (vedi).

La ricerca è stata ripresa, spiegata e rilanciata, sempre in inglese e on line, dal tedesco Der Spiegel (vedi) e le conclusioni che derivano da questa verifica sperimentale sono state riprese anche dall’Oms. Le parole d’ordine usate sono: “Non aumentare le diseguaglianze sociali coi tagli in sanità” (vedi) e “Proteggere il finanziamento ai sistemi sanitari” (vedi).

QUAND LE TRAITEMENT tue plus que LA MALADIE

Ce n’est pas tant la crise économique et financière que nous subissons à compromettre la santé, mais plutôt la gestion de la crise : la politique de réduction des dépenses publiques et de la condamne de l’« État-providence ». Ils ne sont pas de dangereux révolutionnaires bolcheviques qui disent cela mais la glorieuse et pompeuse « The Lancet », le plus ancien et British journal de la médecine scientifique, né lorsque le positivisme avait juste commencé à représenter, dans les salons de la science, le progrès, la modernité, l’avenir…

Une recherche menée avec la méthode scientifique montre que l’austérité, malgré les apparences, les stéréotypes et les légendes urbaines plus ou moins entraînés à l’art, augmente les suicides et les maladies infectieuses. La publication en ligne du journal anglais (27 Mars 2013), signé par Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P. Mackenbach, Martin McKee a un titre plutôt clair : « Financial crisis, austerity, and health in Europe » (voir).
La recherche a été reprise, expliquée et relancée, encore une fois en anglais et en ligne, par l’allemand Der Spiegel (voir) et les conclusions qui sont tirées de cette vérification expérimentale ont également été utilisées par l’OMS. Les mots clés utilisés sont : « Ne pas augmenter les inégalités sociales avec les coupures dans la santé » (voir) et « Protéger le financement des systèmes de santé » (voir).

WHEN TREATMENT KILLS MORE THAN THE DISEASE

It is not the economic and financial crisis we are suffering that endangers the health care system and health itself but the treatment used to recover from it: that is to say, the cuts in public expenditure and the decay of the welfare state. These assertions do not come from dangerous bolshevik revolutionaries but from “The Lancet”, the illustrious, noble and oldest british review of scientific medicine, born when Positivism started to represent Science, Progress, Modernity and Future in the cultural gatherings.

A research done with the scientific method shows that austerity, despite appearences, clichès and urban legends, leads to an increase of suicides and infectious diseases. The online publication of the british review (27th of March, 2013) by Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee has a clear title: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (see:vedi).

The research has been reported, explained and relaunched online and in the english version also by the German Der Spiegel (see: vedi) and its conclusions have been shared by Who. The watchwords are: “Do not increase social inequalities through health care cuts” (see: vedi) and “Do protect the public funding of health care systems” (see: vedi).

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QUELLA “BOTOXINA” NON CONVINCE LA MEDICINA COSMETICA

farmaci evidenza

   

Di Nicola Ferraro.

Un preparato antirughe (“BoToxinA”) in vendita sulla Rete a prezzi molto competitivi è oggetto attualmente delle attenzioni della Società Italiana di Medicina Estetica (vedi).

Esiste infatti il rischio che si tratti ancora della vendita illegale di un prodotto farmaceutico, già segnalato nel 2011, che non ha superato i passaggi di autorizzazione sanitaria relativi all’immissione in commercio.

In Rete tutto quello che si trova col nome del preparato citato in un comunicato della Società è questo sito (vedi). Come si vede, già all’apertura del link, il nome del sito e del prodotto pubblicizzato al suo interno non coincidono. Invitiamo pertanto consumatori e medici prescrittori a leggere con attenzione il testo che segue e ad attenersi alle raccomandazioni contenute nel comunicato citato che riproduciamo integralmente.

“Cari colleghi,

con la presente, a seguito delle segnalazioni trasmesse nel corso dell’anno 2011, sono ad informarvi che permane il pericolo vendita illegale di una presunta tossina botulinica chiamata BoToxinA a prezzi molto competitivi.

Non abbiamo degli elementi certi per poter valutare l’illegalità di tali elementi, e vi invitiamo sempre, prima di procedere all’acquisto delle specialità farmaceutiche, a richiedere e verificare l’autorizzazione AIFA (vedi)  all’immissione in commercio e la relativa pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, elementi fondanti per verificare la presenza lecita nel mercato italiano del prodotto.

Vi invito a diffidare di eventuali contatti e Vi ricordo il gravissimo grado di pericolosità che può essere rappresentato da una tossina botulinica non certificata e quindi non controllata, e non da ultimo le conseguenze civili e penali alle quali il medico sarebbe chiamato a rispondere.

Vi ricordo che le uniche tossine botuliniche autorizzate in Italia per uso ambulatoriale sono Vistabex di Allergan, Azzalure di Galderma e Bocouture di Merz, Vi invito pertanto ad acquistare solo tramite i canali ufficiali ed i soli prodotti sopra menzionati.

Questa segnalazione è condivisa con le altre Società Scientifiche di Medicina Estetica Italiane aderenti al Collegio, Agorà – SIES – SIME, con le quali si è provveduto a trasmettere, a suo tempo, formale segnalazione agli organi competenti e che continuano a seguire con attenzione l’evoluzione dei fatti oggetto della prima segnalazione.

La rinnovata richiesta di una fattiva collaborazione ci è pervenuta anche dal Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute NAS, con il quale abbiamo già collaborato in occasione delle precedenti segnalazioni.

Vi invito a trasmettere al seguente indirizzo: segnalazioni@collegiomedicinaestetica.it

ogni e qualsivoglia tentativo di contatto e vendita di farmaci contraffatti doveste ricevere, rammentandovi che la tutela della salute dei cittadini e la tutela degli operatori dipende, anche, dalla nostra attenzione e dalla nostra diligenza.

Certo dell’importanza di questa informazione, vi invio un caro saluto.

Emanuele Bartoletti

Segretario Generale

Società Italiana di Medicina Estetica

Cette « BOTOXINA » qui ne persuade pas LA MÉDECINE ESTHÉTIQUE

Un traitement contre les rides (« BoToxinA ») à vendre à des prix très compétitifs sur le Net est actuellement l’objet d’attention de la Société Italienne de Médecine Esthétique (voir).

Il y a de fait le risque qu’il s’agit encore de la vente illégale d’un produit pharmaceutique, déjà signalé en 2011, qui n’a pas passé les étapes de l’autorisation sanitaire relative à la vente.

Sur Internet, tout ce qui a le nom du traitement cité dans un communiqué de la Société est repérable sur ce site (voir). On peut voir, déjà en ouvrant le lien, le nom du site et le produit annoncé à l’intérieur ne correspondent pas. Nous recommandons donc aux consommateurs et aux professionnels de lire attentivement le texte ci-dessous et de suivre les avertissements contenus dans la déclaration citée, qui est reproduite dans son intégralité.

THAT  “BOTOXINA” DOES NOT CONVINCE COSMETIC MEDICINE

An anti-wrinckle product (“BoToxinA”) sold on the Web at very competitive prices is under the exam of the Italian Society of Cosmetic Surgery (see: vedi). There is the risk that this product is the same illegal product that has been signalled in 2011 and that did not pass the health authorization steps to be marketed.

The reader can find all the products named as the above mentioned product at the following link: see: vedi. As it is clear from the link, the name of the website and the name of the advertised product do not coincide. This is the reason of our invitation to users and doctors to read carefully the following text and to comply with the advices it gives.

“Dear colleagues,

with this letter and following the warning already made in 2011, I am here to inform you that the danger of the illegal trade at very competitive prices of a supposed botulinum toxin called BoToxinA persists.

We don’t have any certain facts to evaluate the illegality of these elements and we invite you to always ask and verify the AIFA authorization (see: vedi) to their market and the related issue on the Official Gazette before buying them, since the authorization and the issue are fundamental elements to their legal presence on the Italian market.

I invite you to distrust any contacts and I remind you the very high level of danger represented by a not certified and consequently not controlled botulinum toxin. Not least, I also remind you the civil and penal consequences to which the doctor should have to anwer for.

I remind you that the only botulinum toxines authorized in Italy for an outpatient use are Vistabex by Allergan, Azzalure by Galderma e Bocouture by Merz. I invite you to buy only the above mentioned products and only through official channels.

This warning is shared with other Italian Scientific Societies of Cosmetic Medicine participating in the College, Agorà-SIES-SIME, with which I had made a formal warning to the institutions in charge and that still follow carefully the evolution of this affair.

The NAS Command of Carabinieri for Health Protection has also asked us our proactive collaboration as we have alredy done before.

I invite you to send to the following address: segnalazioni@collegiomedicinaestetica.it  any attempts of contact and trade of fake products you may receive, reminding you that citizens and workers’ health protection rely on your attention and diligence.

Sure of the importance of this information, my best regard.

Emanuele Bartoletti

General Sevretary of the Italian Society of Cosmetic Medicine”

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Cadere dalle nuvole… di dati!

_prevenzione

Di Luca Mario Nejrotti

Ci sono nuvole nel nostro futuro? Sicuramente sì: i sistemi di memorizzazione delle informazioni personali online (in gergo clouds, nuvole) sono ormai accessibili e utilizzati da una fascia sempre più larga della popolazione.

La possibilità di accedere ai propri file di lavoro in ogni momento, l’opportunità di condividere le proprie foto in tempo reale con gli amici, l’ansia quasi morbosa di comunicare in qualsiasi momento alle persone che ci sono più o meno vicine i nostri spostamenti sono comodità o vezzi ormai alla portata di moltissimi e sempre più diffuse.

Certamente si tratta spesso di bisogni accessori, ma quando coinvolgono dati sensibili come le informazioni sanitarie, gli scenari si complicano e si arricchiscono di vantaggi e svantaggi di grande importanza soprattutto sul medio-lungo periodo.

L’allarme.

Infatti, se la condivisione di queste informazioni da parte delle Istituzioni sanitarie può essere di grande aiuto per fornire un’assistenza medica sempre più efficace e “tagliata” sull’utente, bisogna anche tenere conto che si tratta di dati preziosi e che vanno protetti dall’accesso di eventuali malintenzionati.

L’allarme viene lanciato da Eugene Vasserman, ricercatore in sicurezza informatica e privacy alla Kansas State University: le violazioni di dati sensibili sono in aumento e i database che contengono informazioni sanitarie non sono adeguatamente protetti.

Il caso.

È senz’altro da tenere conto che l’allarme è generalmente lanciato proprio da chi si occupa di sicurezza informatica, del resto non potrebbe essere diversamente. Però, fatti i dovuti distinguo, in un paese come gli Stati Uniti, ove la sanità è gestita nell’ambito del sistema assicurativo, bisogna tener presente che per questo tipo d’imprese private può rivelarsi estremamente utile conoscere in anticipo sulla stipula delle polizze, lo stato di salute dei propri clienti.

Allo stato attuale le realtà che operano online non sono attrezzate adeguatamente per la protezione dei propri database. E, come sostiene Avi Rubin, direttore dell’Health end Medical Security Lab della John Hopkins University, “Se Google non può fermare i cracker, come potrà farlo un ospedale?”.

Bei tempi quando i crackers erano solo biscotti croccanti e non pirati informatici che minacciavano la nostra privacy!

In attesa che le istituzioni sanitarie, in particolare all’estero dove la digitalizzazione dei dati è più capillarmente diffusa, si dotino di opportune contromisure, nel quotidiano può essere una buona idea iniziare ad abituarsi a evitare di condividere tutte le informazioni che ci riguardano su internet, usando i vari dispositivi e sistemi disponibili che, pur essendo una grande comodità, non ci garantiscono una piena sicurezza.

Fonte: http://www.galileonet.it/articles/515163afa5717a03a700009a

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