
Di Mario Nejrotti
Le notizie
I maggiori quotidiani, le televisioni e i network si rimbalzano la notizia di fonte Ministeriale che ben due milioni di italiani trascurano la loro salute, perché non sono in grado di pagare il ticket su analisi e visite specialistiche. Una situazione di questo genere prefigura il fallimento del nostro sistema sanitario, non più equo e accessibile per tutti, così come sta avvenendo in altri Paesi europei e più specificatamente in Grecia, in Spagna e in Portogallo (fonti giornalistiche).
I maggiori quotidiani, le televisioni e i network si rimbalzano la notizia di fonte Ministeriale che ben due milioni di italiani trascurano la loro salute, perché non sono in grado di pagare il ticket su analisi e visite specialistiche (link).
Tale fallimento sarebbe dovuto all’insopportabilità economica per molti della contribuzione richiesta dallo Stato attraverso ticket sempre più esosi.
Le medesime testate, però, riportano con enfasi che i cittadini, pur di risparmiare, si rivolgerebbero a strutture private. Esse, praticando la ormai diffusissima e inarrestabile medicina low cost, riescono a offrire prezzi più convenienti e a spostare ingenti risorse dal pubblico al privato, mettendo in crisi il sistema. Anche per quanto riguarda le cure odontoiatriche, tradizionalmente di ambito principalmente privatistico, i cittadini sempre più spesso, o trascurano il problema o scelgono cure a basso costo.
Paradossalmente le stesse fonti di informazione e le stesse statistiche ci dicono che la salute della popolazione, intesa come aspettativa di vita e qualità nelle fasce medie di età, sta migliorando, mentre peggiorano gli stili di vita in generale e tutto questo pur in presenza di tagli pesanti sulle attività di prevenzione del sistema sanitario, le prime a non essere finanziate, perché di scarsa visibilità per l’opinione pubblica, generalmente molto più emozionata dall’eccellenza specialistica. Contraddittoriamente, è sempre di questi giorni la notizia preoccupante dal punto di vista della sostenibilità del sistema pubblico, che le prestazioni erogate sarebbero ormai per la stragrande maggioranza esenti ticket per varie situazioni, tra cui preponderante l’esenzione totale per reddito, dato l’impoverimento della popolazione.
Si parla di cifre che in talune regioni del Sud sfiorano il 90% del totale.
Questa situazione comporterebbe un ulteriore collasso del sistema per le ridotte entrate, se pur per una causa diversa rispetto alle notizie precedenti.
Di conseguenza si avrebbe l’impossibilità di mantenere i livelli di qualità e di effettuare investimenti.
Queste notizie, urlate e riprese di testata in testata in una gara al massacro del SSN, hanno portato a prese di posizione autorevoli sull’argomento per correre immediatamente ai ripari con ricette per altro improvvisate. Hanno stigmatizzato la situazione personaggi del calibro di Gino Strada, Stefano Rodotà e la neo Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, per citarne solo alcuni.
Occorre una riflessione meno emotiva
Una rilettura più attenta dei dati, però, fa nascere qualche dubbio.
Sembra strano che oltre due milioni di persone, sono uscite anche notizie che rilanciavano su quattro e addirittura nove milioni, non possano curarsi con le prestazioni offerte dal sistema sanitario nazionale a causa dei ticket, quando, mantenendoci ad un livello medio ragionevole, il 70/80% delle prestazioni sono già esenti e quindi i cittadini meno abbienti o malati cronici non sono chiamati ad alcuna compartecipazione.
Questo grido d’allarme riguarda poi esclusivamente le prestazioni di indagine diagnostica e di consulenza specialistica. Per i farmaci, nonostante le inaccettabili differenze legislative tra le Regioni, che rendono di fatto i cittadini italiani sempre più diversi rispetto ai loro diritti fondamentali, è noto che il sistema offre una totale copertura, con ticket bassi, quando richiedibili, e accessibili per tutti, almeno per quei farmaci che hanno dimostrato una concreta efficacia.
Gli stessi cittadini poi, rimanendo sempre alle notizie di fonte ministeriale, si rivolgerebbero al sistema privato per risparmiare.
Ciò sembra singolare per due aspetti: o il sistema sanitario è gestito da incapaci, corrotti che pagano le prestazioni molto di più del loro reale valore, o il sistema privato è diventato un Ente di Beneficienza.
Entrambe le affermazioni non corrispondono a una verità generalizzabile.
I cittadini, infatti, pagheranno le prestazioni private, perché siano concorrenziali, in modo uguale o leggermente diminuito rispetto al ticket pubblico, in alcuni casi con cifre di poco superiori, fruendo di un servizio immediato.
Quindi sembra che questa migrazione sia provocata più dall’inefficienza del sistema che eroga le prestazioni con tempi di attesa inaccettabili per un bisogno di salute moderno, che dal loro costo spropositato. Inoltre i dati sulla salute generale sono contrastanti rispetto all’allarme sulla carenza di prestazioni specialistiche e diagnostiche, anche se costruire un collegamento logico tra la carenza di prestazioni nel breve periodo e il peggioramento della qualità e aspettativa di vita è difficile e azzardato.
Lo studio AGE.NA.S. Gli effetti della crisi economica e del super ticket sull’assistenza specialistica
In un periodo così complesso dal punto di vista economico, politico, sociale e culturale occorre riflettere con attenzione sui dati, per non incorrere nella ormai tragica consuetudine della politica italiana che costruisce le sue strategie sull’emotività popolare provocata dai media, spesso ad arte, portando a formare e riformare sistemi organizzativi e norme appena nate, creando confusione e sprechi senza fine.
Si leggano le Conclusioni dell’importante lavoro svolto dalla Age.na.s. (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), messo in rete da Quotidiano Sanità, che vuole dare risposta alla seguente domanda: (http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1402004.pdf)
”Sono diminuite le prestazioni erogate dal SSN dal secondo semestre 2011 al primo semestre 2012, periodo di entrata in vigore del super ticket sanitario?”
La risposta sembra essere positiva, ma con “distinguo” importanti sulle cause, che non permettono di avvalorare in pieno gli allarmi giornalistici di questi giorni.
È vero che si è verificata una diminuzione del 17% delle prestazioni coperte da ticket, contro una percentuale molto più bassa di quelle esenti, ma è anche vero che non si hanno dati chiari sullo spostamento di tali prestazioni in ambito privato.
Le notizie sul “boom” delle attività private low cost sembrerebbero, però, avvalorare questa impressione, sottolineando, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l’attuale volontà più o meno manifesta, di demolire il sistema pubblico.
Il documento della Age.na.s. fa anche riflettere su di un altro punto.
I tagli e le razionalizzazioni del sistema pubblico di questi ultimi due anni hanno portato a diminuire l’offerta pubblica sia diretta sia convenzionata. Molti servizi specialistici e diagnostici sono stati cancellati e alle strutture private accreditate è stato imposto un drastico tetto nelle prestazioni rimborsabili. Quindi a diminuire potrebbe essere stata l’offerta pubblica complessiva e non la domanda.
Questi in complesso sono i dati più importanti riportati dalla maggior parte dei referenti regionali che hanno risposto alle richieste dell’Agenzia.
Colpisce, quindi, “il boato” che cresce contro il sistema sanitario nazionale, definito da più fonti “iniquo, insostenibile e profondamente da ripensare”, come se crescesse, insieme al rumore e all’impressione emotiva, la giustificazione politica di abolirlo, per sostituirlo con un sistema misto pubblico-privato o francamente assicurativo.
Questa idea pare motivata, se non da pura avidità di business, dalla discutibile illusione che là dove entrano profitto e mercato, si abbia maggiore efficienza, accessibilità e in definitiva maggiore solidarietà.
Il volontariato in sanità
E proprio sulla solidarietà c’è da riflettere a fondo, con il dovuto rispetto per le onlus e le organizzazioni umanitarie che si occupano dei più deboli e degli ultimi.
Sono di questi giorni notizie che riguardano Emergency, l’organizzazione sanitaria guidata da Gino Strada, che assisterebbe nei suoi ambulatori di volontari dal Sud al Nord del nostro Paese, insieme a extracomunitari e immigrati invisibili, anche migliaia di italiani, che “non possono pagarsi le cure mediche” ed è notizia dell’11 maggio 2013, pubblicata da Lettera43 sul web, che il poliambulatorio dei Fratelli di San Francesco a Milano in via Bertoni, in zona Moscova, farebbe 50.000 visite mediche all’anno, di cui il 40% di medicina di base, in massima parte per connazionali che non possono accedere al SSN.
C’è da domandarsi che cosa c’è che non funziona in notizie come queste. Il sistema sanitario generalistico e accessibile a tutti che fine ha fatto?
Partiamo, ad esempio, dai numeri complessivi della struttura gratuita dei Fratelli, a cui nulla bisogna eccepire né per spirito, né per impegno; ma il dato di 2000 visite annuali di medicina generale corrisponde a quelle di 5 medici di Famiglia con 1000 pazienti ciascuno e che quindi assistono gratuitamente 5.000 persone complessivamente.
A Milano abitano 1.350.000 persone.
Allora di che fenomeno stiamo parlando? E dove vivono quegli italiani che accedono agli ambulatori volontari e perché non usano le strutture pubbliche? Nessun cittadino italiano può aver perso il diritto di accedere al sistema sanitario nazionale, solo che lo chieda.
Viene da domandarsi se l’incolpevole mondo del volontariato, che fino a ieri ha retto le sorti di molti settori di servizio, tra cui principalmente il sociale, e oggi viene visto, e non ha torto, dai giovani disoccupati come uno scomodo concorrente nella lotta al posto di lavoro, non venga coinvolto in un disegno di delegittimazione del SSN, non sempre limpido e non completamente veritiero.
Un ruolo indifferibile dell’OMCeO
Vista questa situazione di profonda confusione e di grave, e forse in parte ingiustificata, emotività riguardo alla sanità pubblica, diviene indispensabile che l’Omceo, che fino a ieri ha assolto principalmente il compito istituzionale e deontologico di salvaguardia e garanzia nei confronti dei cittadini della qualità della professione, intesa soprattutto nel rapporto tra paziente e singolo professionista, prenda l’iniziativa di recuperare dati più obbiettivi e meno emozionali sulla situazione della universalità e accessibilità al sistema sanitaria nazionale e sulla sua reale sostenibilità economica.
Oggi l’Ordine ha il compito e il dovere politico di verificare il quadro di insieme della sanità e di partecipare alle decisioni che riguardano i suoi professionisti, ma soprattutto e in primis a quelle che investono il diritto alla salute di tutti i cittadini.
È impensabile che un sistema sanitario come il nostro, che prevede un’imponente rete di sanitari di cure primarie, che assistono quotidianamente, gratuitamente, senza aggravio di alcun ticket tutta la popolazione italiana, senza alcuna eccezione, non sia preso concretamente in considerazione come il fulcro per offrire prestazioni adeguate di base ai cittadini del nostro Paese, senza che il volontariato debba essere distratto dalle sue fondamentali funzioni di servizio verso chi una assistenza statale non la possiede veramente.
I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, tutto il sistema specialistico e ospedaliero sono a disposizione dei cittadini.
Per fare un esempio numerico, solo gli operatori medici delle cure primarie erogano, secondo dati sindacali, oltre due milioni di visite gratis al giorno.
Una politica intelligente e limpida si renderebbe immediatamente conto che è su questo fronte che occorre basare gli investimenti per equilibrare le prestazioni e far ripartire corretti percorsi preventivo diagnostico terapeutici, rilanciando un servizio sanitario nato come insostituibile conquista sociale nel 1978, che va senza dubbio modernizzato e migliorato con congrui investimenti, abbandonando la politica scellerata dei tagli lineari, ma certamente non va stravolto e tanto meno abolito.
L’istituzione ordinistica lungi dall’essere una lobby corporativista, deve usare il suo indubbio peso politico per influenzare le decisioni governative e regionali, facendosi guidare dalla deontologia professionale e dalle leggi fondamentali del nostro Paese.
In un momento in cui è forte una deriva oscura contro i sistemi universalistici in tutta Europa, bisogna coagulare intorno all’Omceo le forze professionali, politiche, sindacali, scientifiche e culturali che si occupano di salute in ogni suo aspetto, per offrire soluzioni politiche sostenibili per i cittadini e per impedire di disperdere un nostro patrimonio di alto valore sociale a cui si è sempre guardato da tutto il mondo, come modello di potenziale efficienza e equità.
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