
Il progetto “Fare di più non significa fare meglio” proposto in Italia dall’Associazione Slow Medicine (e ripreso dal progetto USA “Choosing Wisely” – vedi http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=6057#more-6057 ), si prefigge di ridurre le pratiche mediche ad alto rischio di inappropriatezza e di condividerle con i pazienti e i cittadini. Il peso economico delle prestazioni futili, quelle cioè che non danno nessun beneficio ai pazienti, rappresenta secondo l’OMS tra il 20 e il 40% della spesa sanitaria.
Anche in Italia è possibile evidenziare in molti settori un sovra utilizzo di risorse, che emerge dal suo confronto con gli altri paesi sviluppati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Slow Medicine, rete di professionisti e di cittadini che promuove una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta, ha lanciato a dicembre 2012 il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO” simile all’iniziativa Choosing Wisely, nella convinzione che, come è avvenuto negli Stati Uniti, la spinta all’utilizzo appropriato e senza sprechi delle risorse disponibili non possa che partire dall’assunzione di responsabilità da parte dei professionisti della salute e in primo luogo dei medici.
In coerenza con i principi di Slow Medicine, il progetto intende lanciare all’opinione pubblica il forte messaggio che in sanità a volte è meglio fare meno, nello stesso interesse del paziente, e che non sempre il medico che prescrive più esami e prestazioni è il medico migliore.
Hanno aderito al progetto anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOM-CeO), la Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia (IPASVI), la Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria (SIQuAS-VRQ) e PartecipaSalute.
Hanno già dato la loro adesione anche numerose società scientifiche e associazioni di professionisti che si sono impegnate a individuare ognuna, sulla base delle pratiche di Choosing Wisely, 5 test o trattamenti che:
- siano effettuati comunemente in Italia;
- non apportino benefici significativi, secondo prove scientifiche di efficacia, alle principali categorie di pazienti ai quali vengono generalmente prescritti;
- possano esporre i pazienti al rischio di subire effetti dannosi.
Una volta raggiunto l’accordo sulla lista di cinque test diagnostici o trattamenti, le società scientifiche e associazioni di professionisti, insieme con Slow Medicine e con le rispettive Federazioni, metteranno a punto piani di implementazione e di formazione dei propri membri, per dissuaderli dall’utilizzo di quei test e trattamenti per determinate categorie di pazienti.
http://www.saluteinternazionale.info/2013/05/fare-di-piu-non-significa-fare-meglio/
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