Archivio della Categoria: Odontoiatri

PAURA DEL DENTISTA? CHEDILO A PAPA’

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Di Rosa Revellino

183 bambini tra i 7 e i 12 anni e i loro rispettivi genitori: questo lo scenario su cui alcuni ricercatori spagnoli hanno puntato l’attenzione per arrivare ad un dato che, in apparenza, sembra più una notizia di gossip. La paura del dentista.
“In linea con alcuni studi precedenti, i ricercatori hanno rivelato la presenza di una diretta connessione tra i livelli di paura di padri, madri e bambini, mostrando che tanto più alto era il timore in un membro della famiglia, tanto più elevato era anche quello del resto dei componenti”.

C’è di più. Gli studiosi  spagnoli hanno anche sottolineato le responsabilità di mamma e papà nel trasmettere le loro emozioni ai figli, scoprendo che i padri giocano un ruolo di primo piano nel mediare le paure dalle madri ai bambini.

E così le numerose leggende, tra mito e fiction, che hanno fatto dei dentisti gli specialisti più temuti di piccoli pazienti…oggi affondano in una “dimostrazione scientifica”, con le dovute cautele.

In base a queste nuove ricerche un modo per arginare il problema potrebbe essere coinvolgere di più i genitori nella valutazione dell’impatto dell’ansia nel rapporto con i figli.
Un atteggiamento positivo di fronte ai problemi, soprattutto da parte dei padri, potrebbe ridurre di molto le loro sensazioni di paura e di pericolo.

Sul fatto che che l’ansia fosse contagiosa non c’erano molti dubbi così come sul fatto che le “tenaglie” e il sibilo terrificante del trapano dei dentisti fosse al centro degli incubi di più piccoli, e non solo. La novità: se ho paura…lo chiedo a papà.

Fonte: http://www.galileonet.it/articles/50ac92caa5717a39e0000022

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SICUREZZA SUL LAVORO: COSA DEVONO SAPERE GLI ODONTOIATRI

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Come afferma un comunicato dell’Andi (vedi): “Il Decreto Interministeriale deI 30 novembre 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2012, recepisce le procedure standardizzate per effettuare la valutazione dei rischi, prevista dal c.d. Testo Unico Salute e Sicurezza sul lavoro (in particolare l’articolo 6, comma 8, lettera f) e dell’art. 29, comma 5 del D.Lgs. 81/2008)”. Il decreto riguarda le imprese che occupano fino a 10 lavoratori e quindi ala maggior parte degli studi odontoiatrici.

La normativa è molto importante da un punto di vista politico-sanitario perché identifica un modello di riferimento sul quale effettuare la valutazione dei rischi: in questo modo sarà possibile individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione in ambito lavorativo. Anche se da qualche anno si sta affermando la tendenza (al di là delle apparenze mediatiche) alla riduzione delle morti e degli incidenti sul lavoro, questo ambito della vita civile ci vede in una posizione sfavorevole nella Comunità Europea (CE) e occorre quindi guadagnare posizioni (vedi).

La normativa completa, scaricabile dal sito del Ministero della Lavoro (vedi) si candida come uno degli strumenti idonei a raggiungere lo scopo.

Nicola Ferraro

SÉCURITÉ AU TRAVAIL : CE QUE DOIVENT-ILSSAVOIR LES DENTISTES

Comme indiqué dans un communiqué de l’Andi (voir) : « L’arrêté interministériel du 30 Novembre 2012, publié sur la ‘Gazzetta Ufficiale’ n °. 285 du 6 Décembre 2012, met en œuvre des procédures normalisées pour mener à bien l’évaluation des risques prévue par le c.d. Testo Unico Salute e Sicurezza (et notamment son article 6, paragraphe 8, lettre f) et par l’art. 29, paragraphe 5, du décret législatif n °. 81/2008) ». Le décret couvre les entreprises employant jusqu’à 10 salariés et donc la majorité des cabinets dentaires.

La loi est très importante d’un point de vue politique et sanitaire, car elle définit un modèle de référence sur lequel effectuer l’évaluation des risques : de cette manière, il sera possible d’identifier les mesures appropriées de prévention et de protection au travail. Bien que ces dernières années il y la tendance (au-delà apparitions dans les médias) à la réduction des décès et des accidents du travail, cet aspect de la vie civile nous voit un désavantage dans la Communauté européenne (CE) et il nous faut donc gagner des positions (voir).

Les instructions complètes, qui peuvent être téléchargées à partir du site Web du ministère du Travail (voir), peuvent être un des moyens pour atteindre cet objectif.

OCCUPATIONAL SAFETY: WHAT ODONTOLOGISTS MUST KNOW

As stated by an Andi press release (see: vedi), the inter-ministerial Decree dated 30th November, 2012 and issued on the 6th of December 2012 by the Official Gazette n.285, acknowledges the standard procedures for risks evalutation as considered by the so called Single Text about Health and Occupational Safety (in particular article 6, clause 8, letter f) and by article 29, clause 5 of D.Lgs 81/2008.  The decree concerns companies that occupy up till 10 workers thus including the majority of odontologists’ offices.

This law is very important from both a political and health care point of view because it identifies a reference model for risks evaluation. It will be possible to identify the proper prevention and protection standards in the working field. In spite of media communication and of the fact that on-the-job deaths and injuries  are showing a decreasing trend since some years, this field of the civil life places Italy at the lowest positions in the European Community (EC) and it is thus necessary to gain positions (see: vedi).

The full text of the law is downloadable from the website of the Ministry of Labor (see: vedi) and it is an adequate tool to reach that goal.

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VECCHIO E NUOVO MONDO IN UNO STUDIO DENTISTICO A PARIGI

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The New Yorker (http://www.newyorker.com/) non è soltanto un importante quindicinale statunitense nato nel 1925 come settimanale, un tempio sacro della grafica editoriale più elegante e di tendenza, uno sguardo intelligente, curioso e sempre insolito sulla cultura. Questa rivista è il regno impenetrabile ed esclusivo dello snobismo declinato nell’accezione più pura e aderente alle origini: il termine è la contrazione della frase latina “sine nobilitate” (non appartenente all’aristocrazia) usata dai maggiordomi inglesi per comporre i tavoli delle cene di gala in cui erano ammessi borghesi di peso e di prestigio che pur non essendo nobili sapevano comportarsi come tali. Col tempo, quel “peccato originale” non emendabile, si è trasformato (soprattutto negli Usa che furono una colonia inglese) nell’esercizio di una sorta di “superiorità sostanziale” (soprattutto di tipo estetico-culturale) altezzosa, consapevole ed esibita con orgoglio.

The New Yorker è famoso ed apprezzato per le sue riflessioni sulla cultura popolare, su eventi e figure bizzarre che non potrebbero esistere fuori dagli Stati Uniti e spesso oltre i confini della città di New York. Tali riflessioni, in quasi un secolo di vita, hanno spesso dettato mode, manie e tendenze della vita della ricca borghesia occidentale attenta alla cultura, oltre che alle azioni quotate in borsa. Il periodico è, da decenni, uno dei fattori in grado di condizionare le tematiche di molta narrativa contemporanea, della musica, dell’arte, del gusto più raffinato. La sua politica editoriale, fatta di rigorosa verifica delle notizie e di cura maniacale della grafica, viene applicata ai fatti della politica come a quelli della cultura e del costume.

Un suo recente articolo, traccia con humour, acume e grandissima cultura un ritratto della medicina sociale europea, colta dalle finestre di uno studio odontoiatrico parigino con vista sulla Tour Eiffel… Uno schizzo scritto con autoironia da un americano in Europa che fa capire, soprattutto a noi europei, i vantaggi di una medicina in cui è sempre centrale il rapporto medico-paziente, in cui il medico è un tecnico ma è anche tuo alleato: sempre, persino quanto le tue fobie di paziente gli complicano la vita professionale… (vedi)

Nicola Ferraro

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UNO SGUARDO LUCIDO CHE NON ESCLUDE NESSUNO

opinioni

   

Un articolo apparso l’8 febbraio sull’Unità a firma di Roberto Monteforte colpisce per la lucidità con cui non si schiera, non prende posizione, ma al contrario ripercorre le tappe mentali di chiunque si trovi ad ascoltare, fuori o dentro la Fede, una storia di abusi sessuali. Il giornalista racconta i fatti, per come si sono svolti in questi anni fino alla pubblica audizione della vittima di fronte al simposio organizzato dalla Pontificia università Gregoriana sugli abusi compiuti da religiosi contro i minori. Una donna davanti ai vescovi delegati di 110 conferenze episcopali e ai superiori degli ordini religiosi giunti a Roma da tutto il mondo.

L’articolo inizia certamente con una scossa emotiva tutta racchiusa in quella parola, “ferita” con la quale Roberto Monteforte sembra voler dare la cornice visiva della storia; tuttavia è un’altra parola a colpire, per meglio dire un verbo, più nascosto, subordinato all’immagine, ma per il lettore certamente più potente: ascoltare. “I vertici della Chiesa non l’hanno voluta ascoltare” – scrive il giornalista- ed ora Marie Collins, questo il nome della donna, all’età di 62 anni si trova a ripercorrere di fronte alle alte gerarchie ecclesiastiche la sua storia di abusi, senza esclusione di colpi, senza indulgenze; accanto a lei, dopo quasi 50 anni di ricordi che torturano, ancora la sua psichiatra Shella Hollins, specialista con una lunga esperienza clinica sui casi di vittime di abusi che nel 2011 è stata «assistente» (come scrive Monteforte) del cardinale CormacMurphy-O’Connor, inviato da Benedetto XVI nella sua visita apostolica alla Chiesa d’Irlanda sfregiata dagli scandali sessuali.

C’è un’ultima parola che merita di essere ripresa e sottolineata all’interno dell’articolo: “abuso storico”, definizione che Marie Collins sentì pronunciare, riferita al suo caso, da un altro alto prelato, un altro cardinale, quando anni fa decise di denunciare la sua storia. “Un abuso storico” è come una “strage storica”? Cioè fa parte ormai della memoria collettiva e quindi in qualche modo è metabolizzata dalla coscienza comune? O forse la parola “storico” è un sottile sinonimo, quasi un’ellissi della frase, per affermare una negazione? Una assurda ricostruzione dei fatti che fa parte ormai dell’inattendibilità della memoria e della storia? Roberto Monteforte scrive -DIFFICILE PERDONARE-. Marie Collins dopo molti anni, troppi, ha ottenuto giustizia. Leggi qui l’articolo dell’Unità.

UN REGARD LUCIDE QUI N’EXCLUT PERSONNE

Un article paru le 8 février sur « l’Unità » signé par Roberto Monteforte frappe pour la lucidité avec laquelle il ne se range pas, il ne prend pas de position, mais au contraire suive les étapes mentales de n’importe qui il se trouve à écouter, dehors ou dans la Foi, une histoire d’abus sexuels. Le journaliste raconte les faits, pour comme ils se sont déroulés dans ces ans jusqu’à l’audition publique de la victime devant le symposium organisé par l’université Pontificia università Gregoriana sur les abus accomplis par religieux contres les mineurs. Une femme devant les évêques délégués de 110 conférences épiscopales et aux supérieurs des ordres religieux arrivés à Rome de tout le monde.

L’article commence certainement avec une secousse émotive toute renfermée dans ce mot, « blessure » avec laquelle Roberto Monteforte semble vouloir donner le cadre visuel de l’histoire ;  cependant c’est un autre mot à frapper, pour mieux dire un verbe, plus caché, subordonné à l’image, mais pour le lecteur plus puissant certainement : écouter. « Les sommets de l’Église n’ont pas voulu l’écouter » – le journaliste écrit – et maintenant Marie Collins, ceci est le nom de la femme, à l’âge de 62 ans, se trouve au répéter devant les hautes hiérarchies ecclésiastiques son histoire d’abus, sans réserves, sans indulgences ; à côté d’elle, après presque 50 ans de souvenirs qui torturent encore, son psychiatre Shella Hollins, spécialiste avec une longue expérience clinique sur les cas de victimes d’abus qu’en 2011 elle a été « assistante » (comme Monteforte écrit) du cardinal CormacMurphy-O’Connor, envoyé par Benedetto XVI en sa visite apostolique à l’Église de l’Irlande balafrée par les scandales sexuels.

Il y a un dernier mot qui mérite d’être repris et souligné à l’intérieur de l’article : « abus historique », définition que Marie Collins a entendu prononcer, rapporté à son cas, par un autre haut prélat, un autre cardinal, quand il y a des ans, elle avait décidé de dénoncer son histoire. Est-ce que « un abus historique » est comme un « massacre historique » ? Il est, c’est-à-dire, maintenant partie de la mémoire collective et est-ce qu’il est métabolisé donc d’une façon ou d’une autre par la conscience commune ? Ou peut-être le mot « historique » est un synonyme mince, presque une ellipse de la phrase, pour affirmer une négation ? Une reconstruction absurde des faits qui fait partie maintenant de la carence de fondement de la mémoire et de l’histoire? Roberto Monteforte écrit – DIFFICILE PARDONNER -. Marie Collins après beaucoup d’ans, trop d’ans, a obtenu justice. Lire ici l’article de « l’Unità ».

A CLEAR INCLUSIVE LOOK

An article by Roberto Monteforte  on L’Unità issued on the 8th of February strikes for the clear head with which he does not side but, on the contrary, traces the mental steps of a listener of a story of sexual abuses, believer or not.

The journalist tells the facts as they have taken place during these years until the public examination of the victim in front of a symposium organized by the Papal Gregorian University about the abuses made on minors by religious’.

The victim is a women in front of the delegated bishops of 110 episcopal conferences and the superiors of religious orders which came to Rome from all over the world.

The article begins with the emotional shake held in the word “wound” with which Roberto Monteforte builds the visual setting of her story. Nevertheless, is the verb “to listen” that is more powerful to the reader, even if it is hidden and subordinated to the visual image.

Quoting his words: “The leaders of the Church did not want to listen to her and now, Marie Collins, at the age of 62 must trace in front of the Church hierarchs her story made of abuses with no holds barred, no forgiveness. Still at her side after 50 years of torturing memories, her psychiatrist Shella Hollins, specialized on cases of abuses with a long clinic experience and “assistant” of Cardinal CormacMurphy-O’Connor sent by Pope Benedetto XVI during his apostolic visitation to the Irish Church scarred by sexual scandals.

“Historical abuse” is another expression used in the article that deserves to be underlined.  Marie Collins has heard this expression referred to herself  from another cardinal, when she decided to denounce her story.

Is a “historical abuse” like a “historical massacre”? Is it already part of mass memory and somehow assimilated by the mass conscience? Or is the word “historic” a subtle synonym, nearly an ellipsis of the sentence in order to state a negation? Is it an absurd events reconstruction that is already part of memory and story unreliability?

Roberto Monteforte writes IT IS DIFFICULT TO FORGIVE. Marie Collins after too many years has got justice.

Here the article by L’Unità.

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ODONTOIATRIA: COME RISOLVERE LE CRITICITÀ DELLA PROFESSIONE?

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Qualsiasi manifestazione della vita soffre di crisi epocali. Piccole difficoltà non risolte o grandi difficoltà non completamente eliminate creano una morchia da ripulire per non danneggiare “gli ingranaggi” e delle zavorre di cui liberarsi per non rallentare il cammino. L’Odontoiatria italiana vive da tempo una situazione di questo tipo.

Da un punto di vista di qualità delle prestazioni l’odontoiatria italiana è al top delle classifiche mondiali ma nonostante questo è appesantita da molte criticità professionali: abusivismo, liberalizzazione e riforma degli Ordini, formazione e accesso alla professione, sindrome della sedia vuota… Una situazione in cui occorre fare chiarezza, prendere decisioni condivise, far sentire la presenza della categoria nei modi e nei tempi opportuni. In altre parole, un’agenda da scrivere senza affollarla troppo gli impegni. Per riflettere, sentire proposte, individuare i primi obiettivi su cui muoversi, la CAO nazionale, il 16 dicembre scorso ha convocato a Roma quelli che con efficacia mediatica sono stati definiti gli “Stati Generali della professione” (vedi)  e (vedi).

Non c‘è di sicuro un’altra Rivoluzione Francese da fare ma molto da ritarare, riorganizzare, rivedere. Ad iniziare dall’accesso alla professione dove si vive una situazione paradossale.
In Italia il rigore del numero chiuso ai corsi universitari di Odontoiatria è vanificato dal “turismo scolastico” attuato per aggirare il problema. Si va in Spagna, in Bulgaria, in Romania… si paga il giusto per iscriversi ad un corso analogo a quello italiano e al secondo anno ci si trasferisce di Università tornando in Italia.

Di questo aspetto che caratterizza la formazione odontoiatrica ha parlato al collega Massimo Boccaletti il prof. Lorenzo Lo Muzio, Segretario del Collegio dei docenti di Odontostomatologia, proprio durante l’evento del 16 dicembre.

<< Per l’Anno Accademico 2011-2012- ha detto il prof. Lo Muzio- il Ministero ha concesso 860 posti per tutte le sedi italiane…. Tuttavia nel solo Anno Accademico 2009-2010 al primo anno erano iscritti 209 italiani negli Atenei spagnoli. Altri sono iscritti in Albania, in Bulgaria, in Romania…

I laureati in sedi di paesi della Comunità Europea possono poi esercitare direttamente, gli altri devono ottenere il riconoscimento del titolo da parte del Ministero.

Ulteriore problema è dato dal tentativo di molti di loro di rientrare in Italia al II anno di corso per trasferimento…ma una circolare direttoriale del Dott. Tomasi del 18-2-2010  stabilisce che il trasferimento può avvenire solo se il candidato riesce a superare la prova di ammissione…Alcuni hanno ottenuto l’ammissione con il ricorso al TAR Abruzzo, ma una recente sentenza del Consiglio di Stato del 23-5-2011 ha rigettato il tutto…

La Conferenza Permanente dei Presidi della Facoltà di Medicina e Chirurgia nella riunione del 24-11-2011 ha approvato all’unanimità la mozione del Presidente Gaudio di non ammettere a tutti i Corsi di Laurea a numero programmato dell’area Medica studenti che non abbiano superato il concorso di ammissione, come già deliberato in precedenza dalla Conferenza Permanente dei Presidenti del Corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria per il suddetto corso. >>

L’Italia, patria del diritto ma anche prateria sempreverde per scorribande di mandrie di furbi, attende che ci si pronunci in forma autorevole e univoca sulla questione. Magari ritarando anche i numeri di accesso alla formazione: il criterio finora usato di attribuirli in base al numero delle Università presenti su un territorio dovrebbe infatti esser rivisto alla luce anche delle esigenze sanitarie che da quel territorio provengono.

Nicola Ferraro

ODONTOLOGIE: COMMENT peut-on RÉSOUDRE LES criticités DU MÉTIER ?

Toutes manifestations de la vie, souffrent des crises de l’époque. Les petites difficultés non résolues  ou les grandes difficultés pas complètement éliminées créent un dépôt à nettoyer pour ne pas endommager « les engrenages » et des lests dont se libérer pour ne pas ralentir le chemin. L’odontologie italienne vit depuis longtemps une situation de ce type.

Sous l’aspect de la qualité des performances l’odontologie italienne est au top des classements mondiaux mais malgré celui-ci elle est alourdie par beaucoup de criticités professionnelles : pratique illicite, libéralisation et réforme des Ordres, formation et accès au métier, syndrome de la chaise vide…  Une situation où il faut faire clarté, prendre des décisions partagées faire entendre la présence de la catégorie des manières et dans les temps opportuns. Bref, un agenda à écrire sans l’encombrer trop avec les engagements. Pour réfléchir, entendre des propositions, déterminer les premiers objectifs à viser, le CAO national, le 16 décembre passé, a convoqué à Rome ceux-là qui, avec efficacité médiatique, les ont été définis les « État Généraux du métier » (voir) et (voir).

Il n’y a pas, c’est sûr, une autre Révolution Française à faire, mais beaucoup est à étalonner, réorganiser, revoir. En commençant par l’accès au métier où on vit une situation paradoxale.

En Italie la rigueur du numerus clausus aux cours universitaires d’Odontologie est rendue vaine par le « tourisme scolaire » pour contourner le problème. On va en Espagne, en Bulgarie, en Romanie… on paie ce qu’il faut pour s’inscrire à un cours analogue à l’italien et après le deuxième an on change d’Université en revenant en Italie.

De ce sujet, qui touche l’odontologie, a parlé au collègue Massimo Boccaletti le prof. Lorenzo Lo Muzio, Secrétaire du Collège des professeurs d’Odontostomatologie, juste pendant l’événement du 16 décembre.

« Per l’Anno Accademico 2011-2012 – ha detto il prof. Lo Muzio- il Ministero ha concesso 860 posti per tutte le sedi italiane…. Tuttavia nel solo Anno Accademico 2009-2010 al primo anno erano iscritti 209 italiani negli Atenei spagnoli. Altri sono iscritti in Albania, in Bulgaria, in Romania…

I laureati in sedi di paesi della Comunità Europea possono poi esercitare direttamente, gli altri devono ottenere il riconoscimento del titolo da parte del Ministero.

Ulteriore problema è dato dal tentativo di molti di loro di rientrare in Italia al II anno di corso per trasferimento…ma una circolare direttoriale del Dott. Tomasi del 18-2-2010  stabilisce che il trasferimento può avvenire solo se il candidato riesce a superare la prova di ammissione…Alcuni hanno ottenuto l’ammissione con il ricorso al TAR Abruzzo, ma una recente sentenza del Consiglio di Stato del 23-5-2011 ha rigettato il tutto…

La Conferenza Permanente dei Presidi della Facoltà di Medicina e Chirurgia nella riunione del 24-11-2011 ha approvato all’unanimità la mozione del Presidente Gaudio di non ammettere a tutti i Corsi di Laurea a numero programmato dell’area Medica studenti che non abbiano superato il concorso di ammissione, come già deliberato in precedenza dalla Conferenza Permanente dei Presidenti del Corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria per il suddetto corso. ».

L’Italie, patrie du droit mais aussi prairie accueillante pour les incursions de troupeaux de malins, attend qu’on se prononce en forme influente et univoque sur le problème. Peut-être en étalant aussi le numéro d’accès à la formation : le critère utilisé jusqu’à présent de l’attribuer sur la base de la quantité des Universités présentes sur un territoire devrait en effet être revu sur la base aussi des exigences sanitaires de ce territoire.

DENTISTRY: HOW IS IT POSSIBLE TO SOLVE PROFESSION’S CRITICALITIES?

Every side of life can suffer from epoch-making crisis. Little unsolved difficulties or big ones not completely eliminated make a sludge that needs to be cleaned in order to let “mechanisms” work and burdens to be relieved in order to go ahead. Italian dentistry is in this situation since long time.

Italian dentistry is ranked at the top in the world ranking of the quality of treatments. Nevertheless, it suffers from many professional criticalities: breach of control, liberalizations and Associations’ reform, education and access to practice, “empty chair syndrome”…There is the need of clearness and it is necessary to take shared decisions and to speak thorough the association in the appropriate way and time. In other words, there is the need of an clear and concise agenda. The last 16th of December in Rome, national CAO has convened the so called by media “States-general of the Profession” in order to think, listen to proposals and identify the first objectives. (see: vedi)  and (see: vedi).

This is not another French Revolution but many things have to be recalibrated, reorganized and revised. The first step is the regulation of the access to the profession that is now living a paradoxical situation. In Italy the strictness of the restricted access to the Universities of Dentistry is neutralized by the so called “school tourism”. Students go to Spain, Bulgaria, Rumania… they pay for a course that is similar to the Italian one and at the second year they come back to Italy in order to attend an Italian University.

Professor Lorenzo Lo Muzio, Secretary of the Faculty of Dentistry, talked about this issue to our colleague Massimo Boccaletti during the meeting on the 16th of December..

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