Archivio della Categoria: Politica Sanitaria

L’EUROPA NON HA MAI LEGITTIMATO LA SPERIMENTAZIONE CLINICA DELLE STAMINALI

politica sanitaria evidenza

Di Nicola Ferraro.

Una notizia diffusa qualche giorno da Quotidianosanità.it (vedi) cita una direttiva europea che permette agli Stati membri di autorizzare la sperimentazione clinica in ambito ospedaliero delle cellule staminali. Questa doverosa puntualizzazione, nei fatti non sposta di un millimetro la polemica in atto sulla vicenda Stamina che la nostra redazione ha seguito puntualmente: gli articoli pubblicati sono scaricabili digitando nell’apposito spazio di ricerca in alto a destra la parola “stamina”.

In altre parole la responsabilità della prosecuzione travagliata di questa sperimentazione rimane totalmente in capo delle autorità sanitarie italiane e non può essere condivisa a livello comunitario. La natura e il valore delle critiche, certamente non lievi, nazionali e internazionali sull’iter italiano di autorizzazione rimangono quindi invariate e sarebbe improprio usare la direttiva europea come un “semaforo verde” continentale nei confronti di una pratica soggetta a critiche feroci.

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Do less be more

politica sanitaria evidenza

Il progetto “Fare di più non significa fare meglio” proposto in Italia dall’Associazione Slow Medicine (e ripreso dal progetto USA “Choosing Wisely” – vedi http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=6057#more-6057 ), si prefigge di ridurre le pratiche mediche ad alto rischio di inappropriatezza e di condividerle con i pazienti e i cittadini. Il peso economico delle prestazioni futili, quelle cioè che non danno nessun beneficio ai pazienti, rappresenta secondo l’OMS tra il 20 e il 40% della spesa sanitaria.

Anche in Italia è possibile evidenziare in molti settori un sovra utilizzo di risorse, che emerge dal suo confronto con gli altri paesi sviluppati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Slow Medicine, rete di professionisti e di cittadini che promuove una Medicina Sobria, Rispettosa e Giusta, ha lanciato a dicembre 2012 il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO” simile all’iniziativa Choosing Wisely, nella convinzione che, come è avvenuto negli Stati Uniti, la spinta all’utilizzo appropriato e senza sprechi delle risorse disponibili non possa che partire dall’assunzione di responsabilità da parte dei professionisti della salute e in primo luogo dei medici.

In coerenza con i principi di Slow Medicine, il progetto intende lanciare all’opinione pubblica il forte messaggio che in sanità a volte è meglio fare meno, nello stesso interesse del paziente, e che non sempre il medico che prescrive più esami e prestazioni è il medico migliore.

Hanno aderito al progetto anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOM-CeO), la Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia (IPASVI), la Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria (SIQuAS-VRQ) e PartecipaSalute.

Hanno già dato la loro adesione anche numerose società scientifiche e associazioni di professionisti che si sono impegnate a individuare ognuna, sulla base delle pratiche di Choosing Wisely, 5 test o trattamenti che:

  • siano effettuati comunemente in Italia;
  • non apportino benefici significativi, secondo prove scientifiche di efficacia, alle                          principali categorie di pazienti ai quali vengono generalmente prescritti;
  • possano esporre i pazienti al rischio di subire effetti dannosi.

Una volta raggiunto l’accordo sulla lista di cinque test diagnostici o trattamenti, le società scientifiche e associazioni di professionisti, insieme con Slow Medicine e con le rispettive Federazioni, metteranno a punto piani di implementazione e di formazione dei propri membri, per dissuaderli dall’utilizzo di quei test e trattamenti per determinate categorie di pazienti.

http://www.saluteinternazionale.info/2013/05/fare-di-piu-non-significa-fare-meglio/

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CHI DI TICKET SANITARI FERISCE…

politica sanitaria evidenza

Di Nicola Ferraro.

Una volta i ticket servivano a calmierare la spesa e a dare l’idea ai cittadini che la sanità costa e non bisogna sprecare risorse. Ma l’emorragia di reddito indotta dalla crisi economica si è saldata in maniera perversa con gli effetti dei ticket introdotti per abbattere la spesa sanitaria; l’intenzione era di incamerare subito denaro nelle casse statali e monetizzare “l’effetto dissuasione”: la compartecipazione alla spesa si traduce sempre in una richiesta sanitaria individuale più consapevole e motivata.

I risultati dopo 18 mesi di regime fiscale da “lacrime e sangue”, in prima lettura, sono invece paradossali, pericolosi, contraddittori e nemmeno di facile interpretazione  se si vuole invertire la rotta: ecco la nostra più recente rassegna stampa (vedi), (vedi) e (vedi).

Le modificazioni indotta dai tagli e dai ticket stanno penalizzando infatti le strutture sanitarie, create per servire utenze dai numeri ben diversi, e sembrano creare una nuova tipologia di cittadini: gli “esodati dalla sanità” (vedi). Si tratta di uomini e donne che sulla carta hanno una “capacità contributiva” che se venisse esercitata farebbe scivolare individui e famiglie nel cono d’ombra della “soglia di povertà”.

Paradosso nel paradosso, oggi i ticket sembrano in ultima analisi modificare il “mercato” sanitario e la natura stessa della tutela della salute in Italia; chi può pagare si rivolge infatti sempre più spesso al privato che, più o meno allo stesso prezzo del ticket, assicura prestazioni in tempi più veloci e contrattabili (vedi).

In questa schizofrenia si inserisce anche l’attività sanitaria di Emergency che ha dirottato risorse, uomini e strutture in Italia per dare risposte sanitarie a quella quota di cittadini che hanno capacità contributiva ma soltanto sulla carta.

Ecco come è entrata la terra di missione Italia negli obiettivi di Emergency, esaminando una sintetica rassegna stampa che inizia con le notizie diffuse dall’organizzazione creata da Gino Strada: (vedi), (vedi), (vedi).

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LA RICETTA MEDICA PER MALATTIE RARE O CRONICHE VALIDA IN TUTTA LA CE

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Di Nicola Ferraro.

Il prossimo 25 ottobre segnerà un’altra tappa importante sulla strada dell’integrazione politica reale tra gli Stati della Comunità Europea (CE). Da quel giorno le ricette mediche per la cura delle malattie rare o croniche avranno libera circolazione in Europa al pari delle merci, della moneta unica, dei cittadini. Entro quella data i singoli Stati dovranno individuare modalità operative univoche: un altro evento epocale. Diverse sono infatti le filosofie politiche che danno vita ai diversi Servizi Sanitari nazionali, diversi i mercati sanitari, le farmacopee, le modalità di scrittura e spedizione della ricetta.

A distanza di qualche mese dalla scadenza l’entrata a regime di questa pregevole iniziativa politica sembra un’impresa titanica. Lo era anche l’abolizione dei controlli di routine alla frontiera ma tutto filò liscio come l’olio ed oggi troviamo naturale andare in Austria o in Francia come se si trattasse di raggiungere il paese confinante con quello in cui viviamo, grazie agli Accordi di Schengen (vedi).

Sulla nuova iniziativa politico-sanitaria europea forniamo un approfondimento ripreso da una pubblicazione on line della Fondazione Serono (vedi). Il link permette l’accesso alla documentazione ufficiale messa in Rete dalla Fonomceo e dall’Unione Europea (UE).

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QUANDO LA CURA UCCIDE PIÙ DELLA MALATTIA

politica sanitaria evidenza

   

Di Nicola Ferraro.

Non è tanto la crisi economico-finanziaria che stiamo subendo a mettere in pericolo la sanità, e quindi la salute, ma piuttosto la cura per uscire dalla crisi: le politiche di tagli alla spesa pubblica e la sostanziale messa al muro dello “stato sociale”. Non sono pericolosi rivoluzionari bolscevichi ad affermarlo ma il glorioso e paludato “The Lancet”, la più antica e british rivista di medicina scientifica, nata quando il Positivismo aveva appena iniziato a rappresentare nei salotti buoni la Scienza, il Progresso, la Modernità, il Futuro…

Una ricerca condotta col metodo scientifico dimostra che l’austerity, nonostante apparenze, luoghi comuni e leggende metropolitane più o meno pilotate ad arte, fa aumentare suicidi e malattie infettive. La pubblicazione on line sulla rivista inglese (27 marzo 2013), a firma di  Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee ha un titolo piuttosto chiaro: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (vedi).

La ricerca è stata ripresa, spiegata e rilanciata, sempre in inglese e on line, dal tedesco Der Spiegel (vedi) e le conclusioni che derivano da questa verifica sperimentale sono state riprese anche dall’Oms. Le parole d’ordine usate sono: “Non aumentare le diseguaglianze sociali coi tagli in sanità” (vedi) e “Proteggere il finanziamento ai sistemi sanitari” (vedi).

QUAND LE TRAITEMENT tue plus que LA MALADIE

Ce n’est pas tant la crise économique et financière que nous subissons à compromettre la santé, mais plutôt la gestion de la crise : la politique de réduction des dépenses publiques et de la condamne de l’« État-providence ». Ils ne sont pas de dangereux révolutionnaires bolcheviques qui disent cela mais la glorieuse et pompeuse « The Lancet », le plus ancien et British journal de la médecine scientifique, né lorsque le positivisme avait juste commencé à représenter, dans les salons de la science, le progrès, la modernité, l’avenir…

Une recherche menée avec la méthode scientifique montre que l’austérité, malgré les apparences, les stéréotypes et les légendes urbaines plus ou moins entraînés à l’art, augmente les suicides et les maladies infectieuses. La publication en ligne du journal anglais (27 Mars 2013), signé par Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P. Mackenbach, Martin McKee a un titre plutôt clair : « Financial crisis, austerity, and health in Europe » (voir).
La recherche a été reprise, expliquée et relancée, encore une fois en anglais et en ligne, par l’allemand Der Spiegel (voir) et les conclusions qui sont tirées de cette vérification expérimentale ont également été utilisées par l’OMS. Les mots clés utilisés sont : « Ne pas augmenter les inégalités sociales avec les coupures dans la santé » (voir) et « Protéger le financement des systèmes de santé » (voir).

WHEN TREATMENT KILLS MORE THAN THE DISEASE

It is not the economic and financial crisis we are suffering that endangers the health care system and health itself but the treatment used to recover from it: that is to say, the cuts in public expenditure and the decay of the welfare state. These assertions do not come from dangerous bolshevik revolutionaries but from “The Lancet”, the illustrious, noble and oldest british review of scientific medicine, born when Positivism started to represent Science, Progress, Modernity and Future in the cultural gatherings.

A research done with the scientific method shows that austerity, despite appearences, clichès and urban legends, leads to an increase of suicides and infectious diseases. The online publication of the british review (27th of March, 2013) by Marina Karanikolos, Philipa Mladovsky, Jonathan Cylus, Sarah Thomson, Sanjay Basu, David Stuckler, Johan P Mackenbach, Martin McKee has a clear title: “Financial crisis, austerity, and health in Europe” (see:vedi).

The research has been reported, explained and relaunched online and in the english version also by the German Der Spiegel (see: vedi) and its conclusions have been shared by Who. The watchwords are: “Do not increase social inequalities through health care cuts” (see: vedi) and “Do protect the public funding of health care systems” (see: vedi).

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