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	<description>Portale di Informazione - Non tutte le notizie, ma Notizie per tutti</description>
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		<title>PIÙ DELLA CRISI POTERONO I NOSTRI GENI E IL NOSTRO CIBO</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giurisprudenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Di Nicola Ferraro. La nostra salute resiste agli effetti negativi della crisi. I nostri geni (evidentemente di buona e storica fattura) e il nostro stile alimentare (la dieta mediterranea ma non solo) ci proteggono anche in tempi di vacche magre in cui la qualità di vita potrebbe precipitare. Lo afferma l’annuale indagine “Osservasalute” (vedi), la</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7849">PIÙ DELLA CRISI POTERONO I NOSTRI GENI E IL NOSTRO CIBO</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></b></p>
<p><b>Di Nicola Ferraro.</b></p>
<p>La nostra salute resiste agli effetti negativi della crisi. I nostri geni (evidentemente di buona e storica fattura) e il nostro stile alimentare (la dieta mediterranea ma non solo) ci proteggono anche in tempi di vacche magre in cui la qualità di vita potrebbe precipitare. Lo afferma l’annuale indagine “Osservasalute” (<a href="http://www.osservasalute.it/">vedi</a>), la valutazione scientifica della salute di noi Italiani, effettuata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore Roma (Istituto d’Igiene del Policlinico Gemelli), che ha messo in fila i dati relativi al 2012 (<a href="http://www.osservasalute.it/index.php/rapporto/argomenti/2012/12">vedi</a>).</p>
<p>Una tenuta che si protrae anche in presenza di uno stile di vita almeno in apparenza non proprio salutistico che fa impazzire di invidia gli epidemiologi inglesi (<a href="http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=14644">vedi</a>).  Siamo sedentari, obesi, bevitori… ma abbiamo nonni e genitori che hanno resistito a fame, polmoniti, Tbc… Abbiamo una dieta varia e composta da cibi buoni e freschi, siamo cultori della buona tavola e dei mercatini rionali e abbiamo un’industria alimentare che rappresenta la pietra di paragone del settore. Lo scandalo della carne equina nei tortellini italiani esportati nel Regno Unito è stato una frode ma soprattutto la violazione di un tabù alimentare che non conosce deroghe: un suddito di Sua Maestà preferirebbe mangiarsi il marito o la moglie in fricassea piuttosto che addentare una bistecca di cavallo o un cosciotto di coniglio arrosto. E qui gli Inglesi si arrabbiano ancora di più: la nostra ignoranza si abbina ad una raffinatezza dello stile, ad un’eleganza che tutti ci invidiano e che a tutto resiste…</p>
<p>L’unico pericolo reale per la nostra salute? I provvedimenti politico-economici messi in campo per curare la salute delle banche e farci uscire dalla crisi (<a href="http://www.doctor33.it/osservasalute-a-rischio-tenuta-del-sistema-ricciardi-stop-a-conflitto-regioni/politica-e-sanita/news-45780.html">vedi</a>).</p>
<p>I nostri geni, esaltati dall’interesse scientifico della Cattolica di Roma, ci proteggeranno dagli attacchi elaborati alla Bocconi?</p>
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		<title>PER L’EUROPA LA MALATTIA CRONICA PUÒ ESSERE UN HANDICAP</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di Nicola Ferraro. Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (vedi), (vedi) ha stabilito che tutte le persone (disabili e non) che si assentano dai loro posti di lavoro per più di 120 giorni a causa di una malattia cronica non possono essere licenziate (vedi). I titoli che hanno diffuso la notizia, in maniera</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7847">PER L’EUROPA LA MALATTIA CRONICA PUÒ ESSERE UN HANDICAP</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></b></p>
<p><b>Di Nicola Ferraro.</b></p>
<p>Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (<a href="http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/court-justice/index_it.htm">vedi</a>), (<a href="http://eur-lex.europa.eu/en/index.htm">vedi</a>) ha stabilito che tutte le persone (disabili e non) che si assentano dai loro posti di lavoro per più di 120 giorni a causa di una malattia cronica non possono essere licenziate (<a href="http://www.fondazioneserono.org/disabilita/ultime-notizie-disabilita/malattia-cronica-handicap-sentenza-corte-giustizia-europea/?utm_source=wysija&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=angolo_direttore_8_5_2013">vedi</a>).<br />
I titoli che hanno diffuso la notizia, in maniera un po’ troppo sintetica e disinvolta, hanno spesso affermato che questa sentenza pone nello stesso piano la disabilità e la cronicità di una patologia. In realtà l’equivalenza rimane confinata, dal punto medico-legale, nell’ambito della possibilità da valutare (si presume) caso per caso. È un indubbio segno di civiltà tenere conto del fatto che una malattia cronica possa comportare la necessità di controlli medici a scadenze non rinviabili, che in alcuni momenti impedisca di fatto di lavorare e che queste situazioni non debbano tradursi nella perdita del lavoro.</p>
<p>I titoli sbagliati che ponevano un’equivalenza netta tra cronicità e disabilità erano tali in quanto ventilavano un automatismo che non esiste e che sarebbe forse sbagliato auspicare soprattutto in questo momento storico in cui i risvolti economici del welfare riducono diritti, impongono nuovi doveri e minacciano di abbandonare anche chi si sente disperato per essere afflitto da vecchie e nuove povertà.</p>
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		<title>INVALSI: TROPPE POLEMICHE SOTTO FORMA DI TEST</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di Nicola Ferraro. Gli italiani mantengono ancora le distanze dalla “cultura del test”. Le verifiche a quiz sono in fondo sempre considerate un’americanata: troppa sintesi per il Paese dello Storicismo, della retorica tribunalizia, del Diritto inteso spesso come capacità astuta di saper spaccare, ad arte, “il capello in quattro”, dell’elefantiasi polverosa in forma di Giustizia.</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7845">INVALSI: TROPPE POLEMICHE SOTTO FORMA DI TEST</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p><b>Di Nicola Ferraro.</b></p>
<p>Gli italiani mantengono ancora le distanze dalla “cultura del test”. Le verifiche a quiz sono in fondo sempre considerate un’americanata: troppa sintesi per il Paese dello Storicismo, della retorica tribunalizia, del Diritto inteso spesso come capacità astuta di saper spaccare, ad arte, “il capello in quattro”, dell’elefantiasi polverosa in forma di Giustizia.<br />
Non fanno eccezione i test “Invalsi” (<a href="http://www.invalsi.it/invalsi/index.php">vedi</a>) degli anni passati e quelli che si sono tenuti di recente nella scuola italiana (<a href="http://www.invalsi.it/snvpn2013/">vedi</a>): di nuovo uno strascico di polemiche anche pesanti, anche titolate e, almeno in apparenza, documentate ha fatto seguito qualche giorno fa a questo appuntamento di fine anno scolastico diventato sempre più familiare. L’Invalsi è l’Ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico che “ha raccolto, in un lungo e costante processo di trasformazione, l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) istituito nei primi anni settanta del secolo scorso”. Come identifica l’acronimo che ne costituisce il nome, INVALSI significa Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione. La valutazione del percorso formativo offerto dalla scuola di una nazione potrebbe e dovrebbe essere un fattore di sviluppo, di progresso, di miglioramento per mettere in sintonia società e istruzione e invece… (<a href="http://www.galileonet.it/articles/5183bd93a5717a1009000009">vedi</a>). Le accuse di sessismo che arrivano da Cern di Ginevra e che abbiamo messo in Rete sono gravi e meriterebbero una smentita ufficiale. E non basta di sicuro il tono esortativo dell’articolo del Sole 24 Ore di cui pubblichiamo il link (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-13/invalsi-mirino-test-funzionano-063502.shtml?uuid=AbZ4nLvH&amp;p=2">vedi</a>) a riportare la situazione nei giusti binari.</p>
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		<title>Da 30 anni nessun nuovo farmaco efficace in psichiatria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nell’area della salute mentale non sono state realizzate negli ultimi trenta anni scoperte significative che abbiano direttamente portato a un miglioramento della pratica clinica. Lo dicono chiaramente Stefan Priebe e Tom Burns, rispettivamente professore di Social and Community Psychiatry all’Università di Londra e professore di Social Psychiatry all’Università di Oxford, in un articolo pubblicato sul</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7843">Da 30 anni nessun nuovo farmaco efficace in psichiatria</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
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<p>Nell’area della salute mentale non sono state realizzate negli ultimi trenta anni scoperte significative che abbiano direttamente portato a un miglioramento della pratica clinica. Lo dicono chiaramente Stefan Priebe e Tom Burns, rispettivamente professore di <em>Social and Community Psychiatry</em> all’Università di Londra e professore di <em>Social Psychiatry</em> all’Università di Oxford, in un <a href="http://bjp.rcpsych.org/content/202/5/319.abstract">articolo pubblicato sul British Journal of Psychiatry</a> . Secondo i due psichiatri inglesi <strong>in questi trenta anni non sono entrati nella pratica clinica farmaci antipsicotici, antidepressivi o stabilizzatori dell’umore più efficaci di quelli esistenti prima</strong>.</p>
<p>Negli anni Cinquanta e Sessanta sono state scoperte le benzodiazepine, gli antipsicotici e gli antidepressivi, in maniera del tutto empirica, quando ancora le conoscenze neurobiologiche di base erano pressoché inesistenti. Poi, <strong>nonostante il tentativo commerciale di presentare come una rivoluzione l’arrivo dei nuovi antidepressivi (dagli SSRI, gli inibitori della ricaptazione della serotonina, in avanti) e dei nuovi antipsicotici, in realtà si è trattato solo di piccole variazioni sul tema di efficacia, sicurezza e maneggevolezza</strong>. Paradossalmente, più descriviamo accuratamente i disturbi psichiatrici (parcellizzati all’infinito dai vari DSM, i Manuali diagnostici e statistici dell’American Psychiatric Association – ora arriva il DSM-V, tra polemiche e ripensamenti), più ci avviciniamo a capirne i substrati neurobiologici, meno sembriamo in grado di manipolarli farmacologicamente. O forse, semplicemente, non abbiamo fortuna, considerando che le scoperte degli anni Cinquanta e Sessanta sono state in larga parte casuali.</p>
<p><a href="http://www.scire-ausl.bo.it/">http://www.scire-ausl.bo.it/</a></p>
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		<title>CINEMAUTISMO 2013</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Revellino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Novità, progetti e&#8230; sentimenti a cura di Rosa Revellino CinemAutismo è la rassegna cinematografica italiana dedicata all’autismo e alla sindrome di Asperger. Un&#8217;iniziativa inedita nel suo genere che è arrivata ormai alla sua V edizione. Organizzata in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC), e grazie al sostegno di Fondazione Paideia Onlus, Fondazione CRT,</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7862">CINEMAUTISMO 2013</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><b><i><span style="text-decoration: underline;">Novità, progetti e&#8230; sentimenti</span></i></b></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><b>a cura di Rosa Revellino </b></p>
<p><a href="http://www.cinemautismo.it/">CinemAutismo</a> è la rassegna cinematografica italiana dedicata all’autismo e alla sindrome di Asperger. Un&#8217;iniziativa inedita nel suo genere che è arrivata ormai alla sua V edizione.<br />
Organizzata in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema (<a href="http://www.amnc.it/home.php">AMNC</a>), e grazie al sostegno di <a href="http://www.fondazionepaideia.it/ita/home">Fondazione Paideia Onlus</a>, <a href="http://www.fondazionecrt.it/">Fondazione CRT</a>, <a href="http://www.angsapiemonte.it/">Angsa Piemonte Onlus</a> e <a href="http://www.asperger.it/">Gruppo Asperger Onlus</a>, la rassegna ha inaugurato i suoi quattro giorni di proiezioni e incontri nella serata di martedì 2 aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo.</p>
<p><i>CinemAutismo</i> si è aperto, presso il Cinema Lux, con la proiezione del cortometraggio d’animazione spagnolo<em> El viaje de Maria</em> dell’illustratore Miguel Gallardo, seguito dalla commedia romantica <em>Crazy in love</em> di Petter Næss, con Josh Hartnett e Radha Mitchell.</p>
<p>Sabato 6 aprile, presso la sala Il Movie, sono stati proiettati il cortometraggio <em>No Word for Autism</em> di Elinor Pierce e Rachel Antell, e due anteprime italiane: <em>Fly away </em>di Janet Grillo e <em>OC87</em> di Bud Clayman, Glenn Holsten e Scott Johnston.</p>
<p>Il cortometraggio <em>InsideAut ha </em>inaugurato la giornata di domenica 7 aprile presso l’Hub Multiculturale del Cecchi Point, seguito dal cortometraggio <i>Gricelda and Selena</i> di Cedar Sherbert e Howard Duy Vu e dall’anteprima italiana di <i>Today’s Man</i> di Elizabeth Gottlieb. In serata è stata inoltre presentata l’anteprima del lungometraggio <em>Maria y yo</em> di Félix Fernández de Castro, preceduta dai cortometraggi<em> Je m’appelle Nathan </em>di Benoît Berthe e <em>Sensory Overload &#8211; Interacting with Autism</em> di Miguel Jiron.</p>
<p>La rassegna si è chiusa lunedì 8 aprile presso il Cinema Massimo con la proiezione del cortometraggio<i> Voices from the Spectrum</i> di Alex Plank, Mark Jonathan Harris e Marsha Kinder, e di <em>Ocean Heaven </em>di Xue Xialou, pluripremiato film cinese con protagonista Jet Li.</p>
<p><b>LE PAROLE DEL PRESIDENTE DI AMNC</b></p>
<p>Vittorio Sclaverani, Presidente dell’AMNC, ha raccontato come, durante questi cinque anni, sia cambiato il tipo di pubblico attirato dalla rassegna, ora più eterogeneo rispetto al passato: all’inizio, infatti, la platea era formata soprattutto da familiari e persone coinvolte a livello personale o professionale, che quindi si avvicinavano a <i>cinemAutismo</i> poiché già conoscevano gli argomenti trattati da film e cortometraggi. Oggi sembra avvenire anche il contrario, cioè persone che si avvicinano perché interessate all&#8217;aspetto cinematografico il cinema e che poi, grazie alle pellicole proiettate, scoprono l’autismo e la sindrome di Asperger. Ginevra Tomei, curatrice della rassegna insieme a Marco Mastino, ha ribadito l’ottima risposta da parte del pubblico, interessato quindi non solo all’aspetto della rassegna legato alla patologia, ma anche alla sua importanza culturale. Questo, in fondo, è proprio uno degli scopi degli organizzatori: fare cultura attraverso il mezzo cinematografico, dando visibilità anche alle pellicole che non trovano spazio nei normali canali di distribuzione. Grazie al nuovo progetto per le scuole, inoltre, la rassegna è arrivata quest’anno a una nuova fascia di pubblico, quella dei più giovani: il progetto “<i>cinemAutismo</i> incontra le scuole” si è composto di due incontri/proiezioni dedicati sia agli insegnanti ed educatori interessati, sia agli studenti.</p>
<p>Arianna Sterpone è la giovane autrice della mostra fotografica “<em>Le parole non sono così importanti”, esposta al Cecchi Point durante le giornate di cinemAutismo, ed è stata ospite, </em>insieme a Stefania Goffi, Mirna Cola e Rocco Riccio,<em> del dibattito che, domenica 7 aprile, ha seguito la proiezione di InsideAut, </em><i>Gricelda and Selena e Today’s Man</i>. Gli scatti di Arianna erano stati notati da Mauro Villone, fotografo e ideatore del Turin Photo Festival, che ha voluto le sue fotografie per l’apertura dell’edizione 2012 del festival. La mostra di Arianna è una sequenza di autoritratti di se stessa in compagnia del fratello Edoardo, ragazzo autistico, scatti che vogliono dimostrare come si possa comunicare anche quando non è possibile parlarsi. Durante il dibattito, Arianna ha spiegato che quelle foto sono nate per caso, in un momento di gioco con il fratello durante un pomeriggio noioso come tanti altri. Poi, sulla scia degli argomenti trattati negli ultimi due cortometraggi proiettati, ha raccontato della convivenza impegnativa con Edoardo, della mancanza di comunicazione verbale e, quindi, della difficoltà a comprenderlo e della «paura di non capire quello che è lui.» Dalle parole di Arianna emerge però anche la sua grande forza, la volontà di difendere il fratello minore e di tenerlo «sotto l’ala», sentimento comune a tutti i fratelli maggiori, ma che prende un significato ancora più profondo in questa particolare situazione. Già, perché Arianna è l’unica sorella di Edoardo, ed è consapevole del fatto che in futuro sarà lei a doversi prendere cura del fratello: se questo da una parte è una preoccupazione per lei, dall’altra non è un peso, anzi, è un motivo per andare avanti e raggiungere determinati obiettivi nella vita, così da potersi occupare di lui nel migliore dei modi.</p>
<p><b>IL GRUPPO ASPERGER ONLUS</b></p>
<p>Stefania Goffi, referente per il Piemonte del Gruppo Asperger Onlus e mamma di un tredicenne Asperger e di una bambina di 9 anni neuro tipica, ha raccontato di aver visto, nel corso della sua esperienza con il Gruppo, diverse situazioni in cui i fratelli di persone Asperger sentono il bisogno di allontanarsi dalla famiglia e prendersi i loro spazi, ad esempio frequentando l’università lontano da casa. E se di solito, finito questo periodo di allontanamento, decidono di fare ritorno, è anche vero che alcuni non tornano più in famiglia. Goffi ha inoltre condiviso la sua esperienza personale, raccontando che sua figlia minore ha espresso, nei confronti del fratello con sindrome di Asperger, il desiderio di «entrare nel cervello di Fabio per capire quello che non va.»</p>
<p>Una scena particolarmente toccante del documentario <i>Today’s Man</i> mostra proprio un momento di confronto tra la regista del cortometraggio, Elizabeth Gottlieb, e suo fratello minore Nicky, cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger. È un momento intimo di amore fraterno ma anche di inquietudine da parte di Elizabeth, che domanda al fratello quali sono le sue intenzioni per il futuro, se deciderà di impegnarsi per diventare più indipendente, per riuscire ad avere un lavoro stabile, per iniziare a costruirsi qualcosa di suo in previsione di quando i loro genitori non ci saranno più e la sorella maggiore diventerà l’unica persona su cui lui potrà fare affidamento.</p>
<p>Questa difficoltà a trovare un posto nel mondo per le persone autistiche o con sindrome di Asperger, cui fa seguito un’ovvia apprensione da parte dei familiari, si evince molto bene anche dal cortometraggio <i>Gricelda and Selena</i>. Gricelda, madre single che ha dovuto superare molte difficoltà nella vita, racconta le sue preoccupazioni nei confronti della figlia autistica, Selena, vittima di bullismo a scuola fin da piccola. Gricelda sogna per lei un futuro “normale”: un lavoro, una casa… semplicemente un po’ di felicità, quella che tutti dovrebbero poter trovare.</p>
<p>Certo non è semplice, per i familiari, riuscire ad affrontare tutto ciò; allo stesso tempo, per chi soffre di autismo, c’è questa sorta di sforzo nel tentare di comunicare, di “sfondare il muro”, come ci mostra Rocco Riccio nel suo cortometraggio <i>InsideAut</i> che, attraverso la metafora del rugby, ha tradotto in linguaggio filmico un’esperienza raccontata dalla psicologa Simona Maggi.</p>
<p>Mirna Cola, antropologa e autrice del libro <i>Ragionevolmente differenti</i>, ha spiegato che l’autismo fa parte dei disturbi pervasivi dello sviluppo e che comporta la difficoltà a interagire e a comunicare, oltre che alcune peculiarità nel comportamento, come il fissarsi su argomenti e attività ripetitive. Mirna Cola ha inoltre parlato di altro aspetto emerso nei documentari <i>Gricelda and Selena </i>e <i>Today’s Man</i>, la visione eccessiva della tv, spiegando quanto sia più facile, per le persone autistiche o con sindrome di Asperger, analizzare cognitivamente un rapporto quando non sono coinvolti in prima persona, per capire come comportarsi, cosa è considerato “normale” e cosa ci si aspetta da loro. Osservando tutto ciò nei programmi televisivi, essi hanno il tempo di rielaborare le informazioni, e, guardando più volte gli stessi programmi, imparano cose che poi riescono a contestualizzare nel futuro. Il fatto di guardare sempre le stesse trasmissioni o programmi riesce a dar loro anche un senso di sicurezza, come racconta Nicky, protagonista di <i>Today’s Man</i>, durante il suo primo incontro con uno dei gruppi che si occupano di sostegno per le persone con sindrome di Asperger e per le loro famiglie, incontro durante il quale Nicky riesce finalmente a conoscere qualcuno “come lui”, qualcuno con cui riesce a condividere i suoi interessi. Il documentario mostra l’importanza di questo tipo di attività, volta non solo alla condivisione tra persone Asperger, ma anche all’aiuto verso le famiglie, in modo da potere, almeno in parte, alleviare le preoccupazioni di genitori e fratelli.</p>
<p>(Fonte: materiali e notizie raccolte ed elaborato dalla dott.ssa Valentina Barbero)</p>
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		<title>TICKET SANITARI INSOSTENIBILI? CUI PRODEST?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Nejrotti]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ticket Sistema sanitario Agenas low cost Omceo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Di Mario Nejrotti Le notizie I maggiori quotidiani, le televisioni e i network si rimbalzano la notizia di fonte Ministeriale che ben due milioni di italiani trascurano la loro salute, perché non sono in grado di pagare il ticket su analisi e visite specialistiche. Una situazione di questo genere prefigura il fallimento del nostro sistema</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7836">TICKET SANITARI INSOSTENIBILI? CUI PRODEST?</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p><b>Di Mario Nejrotti</b></p>
<p><b>Le notizie</b></p>
<p>I maggiori quotidiani, le televisioni e i network si rimbalzano la notizia di fonte Ministeriale che ben due milioni di italiani trascurano la loro salute, perché non sono in grado di pagare il ticket su analisi e visite specialistiche. Una situazione di questo genere prefigura il fallimento del nostro sistema sanitario, non più equo e accessibile per tutti, così come sta avvenendo in altri Paesi europei e più specificatamente in Grecia, in Spagna e in Portogallo (fonti giornalistiche).</p>
<p><em>I maggiori quotidiani, le televisioni e i network si rimbalzano la notizia di fonte Ministeriale che ben due milioni di italiani trascurano la loro salute, perché non sono in grado di pagare il ticket su analisi e visite specialistiche (<a title="CHI DI TICKET SANITARI FERISCE…" href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7827">link</a>).</em></p>
<p>Tale fallimento sarebbe dovuto all’insopportabilità economica per molti della contribuzione richiesta dallo Stato attraverso ticket sempre più esosi.</p>
<p>Le medesime testate, però, riportano con enfasi che i cittadini, pur di risparmiare, si rivolgerebbero a strutture private. Esse, praticando la ormai diffusissima e inarrestabile medicina low cost, riescono a offrire prezzi più convenienti e a spostare ingenti risorse dal pubblico al privato, mettendo in crisi il sistema. Anche per quanto riguarda le cure odontoiatriche, tradizionalmente di ambito principalmente privatistico, i cittadini sempre più spesso, o trascurano il problema o scelgono cure a basso costo.</p>
<p>Paradossalmente le stesse fonti di informazione e le stesse statistiche ci dicono che la salute della popolazione, intesa come aspettativa di vita e qualità nelle fasce medie di età, sta migliorando, mentre peggiorano gli stili di vita in generale e tutto questo pur in presenza di tagli pesanti sulle attività di prevenzione del sistema sanitario, le prime a non essere finanziate, perché di scarsa visibilità per l’opinione pubblica, generalmente  molto più emozionata dall’eccellenza specialistica. Contraddittoriamente, è sempre di questi giorni la notizia preoccupante dal punto di vista della sostenibilità del sistema pubblico, che le prestazioni erogate sarebbero ormai per la stragrande maggioranza esenti ticket per varie situazioni, tra cui preponderante l’esenzione totale per reddito, dato l’impoverimento della popolazione.</p>
<p>Si parla di cifre che in talune regioni del Sud sfiorano il 90% del totale.</p>
<p>Questa situazione comporterebbe un ulteriore collasso del sistema per le ridotte entrate, se pur  per una causa diversa rispetto alle notizie precedenti.</p>
<p>Di conseguenza si avrebbe l’impossibilità di mantenere i livelli di qualità e di effettuare investimenti.</p>
<p>Queste notizie, urlate e riprese di testata in testata in una gara al massacro del SSN, hanno portato a prese di posizione autorevoli sull’argomento per correre immediatamente ai ripari con ricette per altro improvvisate. Hanno stigmatizzato la situazione personaggi del calibro di Gino Strada, Stefano Rodotà e la neo Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, per citarne solo alcuni.</p>
<p><b>Occorre una riflessione meno emotiva</b></p>
<p>Una rilettura più attenta dei dati, però, fa nascere qualche dubbio.</p>
<p>Sembra strano che oltre due milioni di persone, sono uscite anche notizie che rilanciavano su quattro e addirittura nove milioni, non possano curarsi con le prestazioni offerte dal sistema sanitario nazionale a causa dei ticket, quando, mantenendoci ad un livello medio ragionevole, il 70/80% delle prestazioni sono già esenti e quindi i cittadini meno abbienti o malati cronici non sono chiamati ad alcuna compartecipazione.</p>
<p>Questo grido d’allarme riguarda poi esclusivamente le prestazioni di indagine diagnostica e di consulenza specialistica. Per i farmaci, nonostante le inaccettabili differenze legislative tra le Regioni, che rendono di fatto i cittadini italiani sempre più diversi rispetto ai loro diritti fondamentali, è noto che il sistema offre una totale copertura, con ticket bassi, quando richiedibili, e accessibili per tutti, almeno per quei farmaci che hanno dimostrato una concreta efficacia.</p>
<p>Gli stessi cittadini poi, rimanendo sempre alle notizie di fonte ministeriale, si rivolgerebbero al sistema privato per risparmiare.</p>
<p>Ciò sembra singolare per due aspetti: o il sistema sanitario è gestito da incapaci, corrotti che pagano le prestazioni molto di più del loro reale valore, o il sistema privato è diventato un Ente di Beneficienza.</p>
<p>Entrambe le affermazioni non corrispondono a una verità generalizzabile.</p>
<p>I cittadini, infatti, pagheranno le prestazioni private, perché siano concorrenziali, in modo uguale o leggermente diminuito rispetto al ticket pubblico, in alcuni casi con cifre di poco superiori, fruendo di un servizio immediato.</p>
<p>Quindi sembra che questa migrazione sia provocata più dall’inefficienza del sistema che eroga le prestazioni con tempi di attesa inaccettabili per un bisogno di salute moderno, che dal loro costo spropositato. Inoltre i dati sulla salute generale sono contrastanti rispetto all’allarme sulla carenza di prestazioni specialistiche e diagnostiche, anche se costruire un collegamento logico tra la carenza di prestazioni nel breve periodo e il peggioramento della qualità e aspettativa di vita è difficile e azzardato.</p>
<p><b>Lo studio AGE.NA.S. Gli effetti della crisi economica e del super ticket sull’assistenza specialistica</b></p>
<p>In un periodo così complesso dal punto di vista economico, politico, sociale e culturale occorre riflettere con attenzione sui dati, per non incorrere nella ormai tragica consuetudine della politica italiana che costruisce le sue strategie sull’emotività popolare provocata dai media, spesso ad arte, portando a formare e riformare sistemi organizzativi e norme appena nate, creando confusione e sprechi senza fine.</p>
<p>Si leggano le Conclusioni dell’importante lavoro svolto dalla Age.na.s. (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), messo in rete da Quotidiano Sanità, che vuole dare risposta alla seguente domanda: (<a href="http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1402004.pdf">http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1402004.pdf</a>)</p>
<p>”Sono diminuite le prestazioni erogate dal SSN dal secondo semestre 2011 al primo semestre 2012, periodo di entrata in vigore del super ticket sanitario?”</p>
<p>La risposta sembra essere positiva, ma con “distinguo” importanti sulle cause, che non permettono di avvalorare in pieno gli allarmi giornalistici di questi giorni.</p>
<p>È vero che si è verificata una diminuzione del 17% delle prestazioni coperte da ticket, contro una percentuale molto più bassa di quelle esenti, ma è anche vero che non si hanno dati chiari sullo spostamento di tali prestazioni in ambito privato.</p>
<p>Le notizie sul “boom” delle attività private low cost sembrerebbero, però, avvalorare questa impressione, sottolineando, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l’attuale volontà più o meno manifesta, di demolire il sistema pubblico.</p>
<p>Il documento della Age.na.s. fa anche riflettere su di un altro punto.</p>
<p>I tagli e le razionalizzazioni del sistema pubblico di questi ultimi  due anni hanno portato a diminuire l’offerta pubblica sia diretta sia convenzionata. Molti servizi specialistici e diagnostici sono stati cancellati e alle strutture private accreditate è stato imposto un drastico tetto nelle prestazioni rimborsabili. Quindi a diminuire potrebbe essere stata l’offerta pubblica complessiva e non la domanda.</p>
<p>Questi in complesso sono i dati più importanti riportati dalla maggior parte dei referenti regionali che hanno risposto alle richieste dell’Agenzia.</p>
<p>Colpisce, quindi, “il boato” che cresce contro il sistema sanitario nazionale, definito da più fonti “iniquo, insostenibile e profondamente da ripensare”, come se crescesse, insieme al rumore e all’impressione emotiva, la giustificazione politica di abolirlo, per sostituirlo con un sistema misto pubblico-privato o francamente assicurativo.</p>
<p>Questa idea pare motivata, se non da pura avidità di business,  dalla discutibile illusione che là dove entrano profitto e mercato, si abbia maggiore efficienza, accessibilità e in definitiva maggiore solidarietà.</p>
<p><b>Il volontariato in sanità</b></p>
<p>E proprio sulla solidarietà c’è da riflettere a fondo, con il dovuto rispetto per le onlus e le organizzazioni umanitarie che si occupano dei più deboli e degli ultimi.</p>
<p>Sono di questi giorni notizie che riguardano Emergency, l’organizzazione sanitaria guidata da Gino Strada, che assisterebbe nei suoi ambulatori di volontari dal Sud al Nord del nostro Paese, insieme a extracomunitari e immigrati invisibili, anche migliaia di italiani, che “non possono pagarsi le cure mediche” ed è notizia dell’11 maggio 2013, pubblicata da Lettera43 sul web, che il poliambulatorio dei Fratelli di San Francesco a Milano in via Bertoni, in zona Moscova, farebbe 50.000 visite mediche all’anno, di cui il 40% di medicina di base, in massima parte per connazionali che non possono accedere al SSN.</p>
<p>C’è da domandarsi che cosa c’è che non funziona in notizie come queste. Il sistema sanitario generalistico e accessibile a tutti che fine ha fatto?</p>
<p>Partiamo, ad esempio, dai numeri complessivi della struttura gratuita dei Fratelli, a cui nulla bisogna eccepire né per spirito, né per impegno; ma il dato di 2000 visite annuali di medicina generale corrisponde a quelle di 5 medici di Famiglia con 1000 pazienti ciascuno e che quindi assistono gratuitamente 5.000 persone complessivamente.</p>
<p>A Milano abitano 1.350.000 persone.</p>
<p>Allora di che fenomeno stiamo parlando? E dove vivono quegli italiani che accedono agli ambulatori volontari e perché non usano le strutture pubbliche? Nessun cittadino italiano può aver perso il diritto di accedere al sistema sanitario nazionale, solo che lo chieda.</p>
<p>Viene da domandarsi se l’incolpevole mondo del volontariato, che fino a ieri ha retto le sorti di molti settori di servizio, tra cui principalmente il sociale, e oggi viene visto, e non ha torto, dai giovani disoccupati come uno scomodo concorrente nella lotta al posto di lavoro, non venga coinvolto in un disegno di delegittimazione del SSN, non sempre limpido e non completamente veritiero.</p>
<p><b>Un ruolo indifferibile dell’OMCeO</b></p>
<p>Vista questa situazione di profonda confusione e di grave, e forse in parte ingiustificata, emotività riguardo alla sanità pubblica, diviene indispensabile che l’Omceo, che fino a ieri ha assolto principalmente il compito istituzionale e deontologico di salvaguardia e garanzia nei confronti dei cittadini della qualità della professione, intesa soprattutto nel rapporto tra paziente e singolo professionista, prenda l’iniziativa di recuperare dati più obbiettivi e meno emozionali sulla situazione della universalità e accessibilità al sistema sanitaria nazionale e sulla sua reale sostenibilità economica.</p>
<p>Oggi l’Ordine ha il compito e il dovere politico di verificare il quadro di insieme della sanità e di partecipare alle decisioni che riguardano i suoi professionisti, ma soprattutto e in primis a quelle che investono il diritto alla salute di tutti i cittadini.</p>
<p>È impensabile che un sistema sanitario come il nostro, che prevede un’imponente rete di sanitari di cure primarie, che assistono quotidianamente, gratuitamente, senza aggravio di alcun ticket tutta la popolazione italiana, senza alcuna eccezione, non sia preso concretamente in considerazione come il fulcro per offrire prestazioni adeguate di base ai cittadini del nostro  Paese, senza che il volontariato debba essere distratto dalle sue fondamentali funzioni di servizio verso chi una assistenza statale non la possiede veramente.</p>
<p>I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, tutto il sistema specialistico e ospedaliero sono a disposizione dei cittadini.</p>
<p>Per fare un esempio numerico, solo gli operatori medici delle cure primarie erogano, secondo dati sindacali, oltre due milioni di visite gratis al giorno.</p>
<p>Una politica intelligente e limpida si renderebbe immediatamente conto che è su questo fronte che occorre basare gli investimenti per equilibrare le prestazioni e far ripartire corretti percorsi preventivo diagnostico terapeutici, rilanciando un servizio sanitario nato come insostituibile conquista sociale nel 1978, che va senza dubbio modernizzato e migliorato con congrui investimenti, abbandonando la politica scellerata dei tagli lineari, ma certamente non va stravolto e tanto meno abolito.</p>
<p>L’istituzione ordinistica lungi dall’essere una lobby corporativista, deve usare il suo indubbio peso politico per influenzare le decisioni governative e regionali, facendosi guidare dalla deontologia professionale e dalle leggi fondamentali del nostro Paese.</p>
<p>In un momento in cui è forte una deriva oscura contro i sistemi universalistici in tutta Europa, bisogna coagulare intorno all’Omceo le forze professionali, politiche, sindacali, scientifiche e culturali che si occupano di salute in ogni suo aspetto, per offrire soluzioni politiche sostenibili per i cittadini e per impedire di disperdere un nostro patrimonio di alto valore sociale a cui si è sempre guardato da tutto il mondo, come modello di potenziale efficienza e equità.</p>
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		<title>“MUSICHE DA CARDIOLOGI”: ACOUSTIC ALCHEMY, “THE NEW EDGE”, GRP Records  1993</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Ferraro]]></category>
		<category><![CDATA[ACOUSTIC ALCHEMY]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ferrero]]></category>
		<category><![CDATA[GRP Records 1993]]></category>
		<category><![CDATA[Musiche da cardiologi]]></category>
		<category><![CDATA[“THE NEW EDGE”]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Di Nicola Ferraro Con questa rubrica diamo spazio agli immensi tesori culturali che vivono, spesso accuratamente nascosti, sotto un camice bianco. La cultura, riferita all’universo della medicina e della sanità, è fatta anche del racconto delle fruizioni individuali. Per questo cerchiamo di far raccontare ai medici la cultura che, quando è possibile, spesso frequentano addirittura</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7834">“MUSICHE DA CARDIOLOGI”: ACOUSTIC ALCHEMY, “THE NEW EDGE”, GRP Records  1993</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p><b><i>Di Nicola Ferraro</i></b></p>
<p><b><i>Con questa rubrica diamo spazio agli immensi tesori culturali che vivono, spesso accuratamente nascosti, sotto un camice bianco.</i></b></p>
<p><b><i>La cultura, riferita all’universo della medicina e della sanità, è fatta anche del racconto delle fruizioni individuali. Per questo cerchiamo di far raccontare ai medici la cultura che, quando è possibile, spesso frequentano addirittura mentre lavorano: ad esempio l’ascolto di musica in sala operatoria o nel tragitto in auto tra una visita domiciliare e l’altra. Oltre la rubrica “Musiche da cardiologi” giunta alla sesta proposta, se vorrete, potremo continuare con “Film da ortopedici”,  “Sinfonie da medici di famiglia” o “Romanzi da endocrinologi”… Attendiamo proposte, sollecitazioni, provocazioni, indicazioni o semplici consigli.</i></b></p>
<p><b><i>L’autore di questa scheda n°6, che fa parte di un ideale catalogo musicale in Rete nato tra Ecg, aggiustamenti di terapie antipertensive, studi di elettrofisiologia cardiaca, fisica e matematica… è Antonio Ferrero, cardiologo all’Ospedale di Moncalieri. </i></b></p>
<p><b><i>Buon ascolto.</i></b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p><b><i>ACOUSTIC ALCHEMY, “THE NEW EDGE”, GRP Records  1993</i></b></p>
<p><i>Il disco è acquistabile, con un po’ di ricerca paziente, in Rete e presso rivenditori specializzati.</i></p>
<p><i>In Rete si trovano i file audio citati delle tracce del disco e sono anche scaricabili i relativi file audiovisivi.</i></p>
<p style="text-align: left;" align="right"><i>(NiFe)</p>
<p></i></p>
<p><b>Di Antonio Ferrero</b></p>
<p>La volta scorsa abbiamo celebrato un album e un gruppo epocali (The dark side of the Moon dei Pink Floyd); oggi vorrei tornare su sentieri meno noti: vorrei parlarvi di un gruppo, gli Acoustic Alchemy e del loro settimo album intitolato “The new edge” del 1993.<br />
In realtà, pur essendo uno dei loro migliori lavori, mi piacerebbe descrivere, a differenza del solito, più la loro storia e il loro genere e stile che un unico album.</p>
<p>Gli Acoustic Alchemy  nascono nel 1991 a Leeds, in Inghilterra, ad opera di due chitarristi definiti frettolosamente “jazz” : Nick Webb e Simon James. In realtà i due compongono, suonano e improvvisano uno spettro di generi musicali incredibilmente ampio, per tale motivo vengono e verranno etichettati nei modi più fantasiosi anche se il marchio che resterà loro maggiormente associato sarà “ Fusion”, proprio a sottolineare la capacità di fondere vari generi.</p>
<p>In realtà il duo originale dura lo spazio di pochi anni, durante i quali non vengono pubblicati veri e propri album (pare esista un “Acoustic alchemy” autoprodotto) poi James abbandona il progetto per dedicarsi allo studio della chitarra flamengo e Nick Webb si associa ad un altro chitarrista di estrazione rock: Greg Carmichael.</p>
<p>Alle composizioni e, talvolta alle esecuzioni dei brani partecipa spesso un terzo chitarrista di notevole abilità: John Parsons-Morris</p>
<p>È la svolta: il gruppo, estremamente ben assortito ed affiatato,  è pronto, come ha detto la critica : “a spingere la tecnica della chitarra acustica ( e non solo ) oltre ogni limite”.</p>
<p>Tra il 1987 e il 1998 pubblicano dieci album di grande valore artistico, in cui vengono davvero esplorate quasi tutte le possibilità ritmiche, armoniche, stilistiche delle chitarre, il tutto naturalmente con il contributo di ottimi musicisti alle tastiere, al basso, alla batteria e percussioni agli strumenti a fiato, ma, notate bene senza l’impiego della voce.</p>
<p>Prima di “The new edge” i momenti belli sono tanti: dall’ esordio  con “Early alchemy” (spiccano le bellissime “Santiago”,  “Casino” e “Amanecer”) ai successivi “Blue chip” e “Red dust and spanish lace”, fino “ The new edge”.</p>
<p>La cifra del gruppo è sempre quella di mescolare generi e ritmi con una grande maestria tecnica; fate caso alla perfetta sincronia, in ogni brano, fra le  chitarre di Webb e Carmichael, cui fanno da sfondo perfetto le sezioni ritmiche.</p>
<p>E se non mancano i momenti divertenti, le citazioni  smooth jazz o addirittura ska,  la nostalgia e la malinconia sono sempre dietro l’ angolo… quasi un presagio di quello che accadrà.</p>
<p>Arriviamo così al 1993. “The new edge” si apre con l’armonia di flauto di “Ocean apart” su cui presto compare il <i>finger picking</i> della chitarra acustica e l’apertura di quella che pare una <i>steel</i>, ma forse è ancora un’acustica, solo suonata da un genio;  archi , flauto traverso e il violoncello  di Caroline Dale, completano questo commovente racconto musicale sulla distanza e la solitudine.</p>
<p>Dopo tanta malinconia gli Alchemy sembrano volerci consolare e ci regalano la scanzonata “The Notting Hill two-step”, sorprendente miscela ritmica di ska, pop, lambada e chissà cha altro (però fate caso agli  inserti in minore …), l’ incredibile abilità tecnica di Webb duetta con la ritmica di Carmichael  e non si può trascurare l’ assolo di pianoforte di Terry Disley.</p>
<p>Seguono altri bellissimi brani come “Arc en ciel” dove  gli Alchemy  sembrano voler giocare con il contrappunto barocco; “Santa cafè”  esperimento di flamengo &#8211; smooth jazz;  “ The liason”,  dove il jazz (sempre molto caldo e morbido) si sposa questa volta con il rock e ancora “Until always”, scritta da Parson-Morris  dal <i>groove </i>intrigante  che pare un omaggio a Burt Bacharach.</p>
<p>Senza dilungarmi oltre cito per ultimo il brano che da solo vale il prezzo del CD (se riuscite a trovarlo): “London skyline” meraviglioso duetto di chitarre, una <i>steel</i> e una <i>nylon string</i> , basato (cito gli autori) “su un <i>riff blues</i> in mi minore”. Pezzo  dalle soluzioni armoniche caleidoscopiche (senza mai strafare, notate bene …) è la sintesi perfetta degli Alchemy: sorrisi, nostalgia, <i>humor</i>, malinconie; chitarre e molto altro : ancora l’assolo di piano di Disley, le percussioni di Mario Argandona e in dissolvenza le note di violoncello di Caroline Dale.</p>
<p>Insomma una perla in un gran bel disco: raffinato, tecnicamente perfetto, ma ricco di sentimenti, almeno quanti sono i generi musicali toccati dai musicisti.</p>
<p>Seguiranno altri tre album, ma nell’ ultimo dei tre intitolato, quasi a non volersi arrendere “Positive thinking”, Nick Webb non compare più.</p>
<p>Poco dopo l’inizio delle registrazioni infatti, si ammala e il tumore pancreatico che gli è stato diagnosticato lo porta via in pochi mesi.</p>
<p>Ci lascia il brano “Rainwatching” di cui non vi dico nulla.</p>
<p>Ascoltatelo.</p>
<p>Greg Carmichael, ricostituisce il gruppo in modo  più stabile avvalendosi di Miles Gilderdale , eclettico chitarrista giamaicano, Anthony White  alle tastiere, Frank Felix al basso  e altri collaboratori vecchi e nuovi.</p>
<p>Pubblicano altri sei album, da “The beautiful game” fino all’ultimo Roseland”: sempre molto piacevoli e intelligenti,  ma  l’ originalità e la passione iniziali si sono probabilmente un po’appannate .</p>
<p>Resta comunque la loro idea di musica, che compare in calce alla loro <i>homepage</i> in rete: “better music for a better life”.</p>
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		<title>AULA PAIDEIA: NUOVO SPAZIO PER LE ATTIVITÀ EDUCATIVE ALL’INTERNO DEL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 10:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Revellino]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Nazionale del Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Paidea]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Di Rosa Revellino All’interno della Mole Antonelliana è nata l&#8217;Aula Paideia con l’obiettivo di offrire sostegno a bambini e famiglie che vivono situazioni di difficoltà. L&#8217;iniziativa realizzata da Museo Nazionale del Cinema  in collaborazione con Fondazione Paideia, Onlus costituita nel 1993 punta sulla concezione di uno spazio pienamente accessibile e sulla valorizzazione di un approccio inclusivo:</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7860">AULA PAIDEIA: NUOVO SPAZIO PER LE ATTIVITÀ EDUCATIVE ALL’INTERNO DEL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p>Di Rosa Revellino</p>
<p>All’interno della Mole Antonelliana è nata l&#8217;<strong>Aula Paideia con l’obiettivo di offrire sostegno a bambini e famiglie che vivono situazioni di difficoltà. L&#8217;iniziativa realizzata da </strong><em>Museo Nazionale del Cinema </em> in collaborazione con <em>Fondazione Paideia</em>, Onlus costituita nel 1993 punta sulla concezione di uno spazio pienamente accessibile e sulla valorizzazione di un approccio inclusivo: cioè sulla valutazione di tutte le diverse e specifiche caratteristiche, abilità o inabilità (fisiche, motorie, sensoriali, comunicative, relazionali, intellettive, psichiche) delle persone che accedono allo spazio. Certamente l&#8217;Aula Paideia rappresenta a tutti gli effetti un ulteriore traguardo del <strong>programma di accessibilità allargata</strong> che vede impegnato da tempo il Museo Nazionale del Cinema e su cui i promotori dell&#8217;iniziativa hanno investito molto.</p>
<p>Lo spazio è suddiviso in due ambienti, un mini set cinematografico e un’aula per <strong>lezioni, incontri, laboratori: in questo senso s</strong>i tratta di <i>un inedito e innovativo modello di fruizione museale che, grazie a un’offerta culturale diversificata, prevede una partecipazione attiva del pubblico all’esperienza museale. <em>“</em></i><em>L’impegno costante di rinnovamento del Museo Nazionale del Cinema </em><i>- sottolinea <strong>Alberto Barbera, Direttore del Museo Nazionale del Cinema</strong> -</i><em> si arricchisce di un importante strumento, destinato ad offrire spazi adeguati e tecnologie innovative alle attività didattiche, cresciute negli ultimi anni in qualità e quantità, partecipazione attiva dei visitatori (studenti e semplici visitatori), progressiva apertura e attenzione ai disabili e alle loro esigenze</em><em>”.</em></p>
<p><em>È risaputo che il problema dell&#8217;accessibilità e della garanzia di pari opportunità per tutti gli utenti di un bene architettonico, di uno spazio d&#8217;arte o di un servizio pubblico è un punto centrale di un&#8217;agenda di sviluppo civico e culturale per ogni Paese. “Per questa ragione  – afferma il direttore della Fondazione Paidea &#8211; ci auguriamo che la nuova aula didattica, pensata con l’attenzione ai bisogni delle persone con disabilità ma aperta a tutti, possa essere occasione e strumento di vera inclusione”. E un esempio per tutte le strutture cittadine. </em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.museocinema.it/stampa.php?id=550">http://www.museocinema.it/stampa.php?id=550</a></p>
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		<title>AD OGNI DENTE&#8230;LA SUA NOTA</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 10:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Revellino]]></category>
		<category><![CDATA[Coinvolgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Dentisti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Di Rosa Revellino Inghilterra. Un&#8217;alleanza perfetta: un musicista e un dentista per aiutare i bambini a lavarsi i denti in modo più efficace. Sulla melodia di una famosa canzone di una Pop star coreana i due “colleghi d&#8217;arte” hanno creato una coreografia che illustra alcune tecniche di spazzolamento: Jim Williams, tutor del Brighton Institute of</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7858">AD OGNI DENTE&#8230;LA SUA NOTA</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p>Di Rosa Revellino</p>
<p>Inghilterra. Un&#8217;alleanza perfetta: un musicista e un dentista per aiutare i bambini a lavarsi i denti in modo più efficace.</p>
<p>Sulla melodia di una famosa canzone di una Pop star coreana i due “colleghi d&#8217;arte” hanno creato una coreografia che illustra alcune tecniche di spazzolamento: Jim Williams, tutor del Brighton Institute of Modern Music ha inoltre fatto un calcolo matematico sul alcune battute musicali di diverse canzoni ed ha scoperto che ci sono alcune formule musicali più adatte di altre a ritmare un corretto spazzolamento dei denti, con supervisione e approvazione del collega dentista.</p>
<p>Solo per citare alcuni esempi: <i>Gangnam Style</i> dell’artista asiatico Psy si addice al meglio in termini di corretto numero di colpi di spazzolino necessari per una pulizia completa, seguito da <i>Diamonds</i> di Rihanna, <i>Somebody That I Used To Know</i> di Gotye e <i>Troublemaker </i>di Olly Murs. Come di potrebbe dire&#8230;ad ogni dente la sua nota.</p>
<p>FONTE: <a href="http://www.promes.it/pazienti/blog/la-musica-puo-aiutare-i-bambini-a-lavarsi-i-denti-meglio">http://www.promes.it/pazienti/blog/la-musica-puo-aiutare-i-bambini-a-lavarsi-i-denti-meglio</a></p>
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		<title>L’EUROPA NON HA MAI LEGITTIMATO LA SPERIMENTAZIONE CLINICA DELLE STAMINALI</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nicola Ferraro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[CE]]></category>
		<category><![CDATA[Cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[EU]]></category>
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		<category><![CDATA[Quotidianosanità.it]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Stamina]]></category>
		<category><![CDATA[www.torinomedica.com]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Di Nicola Ferraro. Una notizia diffusa qualche giorno da Quotidianosanità.it (vedi) cita una direttiva europea che permette agli Stati membri di autorizzare la sperimentazione clinica in ambito ospedaliero delle cellule staminali. Questa doverosa puntualizzazione, nei fatti non sposta di un millimetro la polemica in atto sulla vicenda Stamina che la nostra redazione ha seguito puntualmente:</p><p>L'articolo <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=7831">L’EUROPA NON HA MAI LEGITTIMATO LA SPERIMENTAZIONE CLINICA DELLE STAMINALI</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.torinomedica.org/torinomedica">TorinoMedica.com</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img title="bandiera italia" alt="" src="http://www.torinomedica.org/torinomedica/wp-content/uploads/2011/04/bandiera-italia.jpg" width="20" height="11" /></p>
<p><b>Di Nicola Ferraro.</b></p>
<p>Una notizia diffusa qualche giorno da Quotidianosanità.it (<a href="http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=14764&amp;fr=n">vedi</a>) cita una direttiva europea che permette agli Stati membri di autorizzare la sperimentazione clinica in ambito ospedaliero delle cellule staminali. Questa doverosa puntualizzazione, nei fatti non sposta di un millimetro la polemica in atto sulla vicenda Stamina che la nostra redazione ha seguito puntualmente: gli articoli pubblicati sono scaricabili digitando nell’apposito spazio di ricerca in alto a destra la parola “<b>stamina</b>”.</p>
<p>In altre parole la responsabilità della prosecuzione travagliata di questa sperimentazione rimane totalmente in capo delle autorità sanitarie italiane e non può essere condivisa a livello comunitario. La natura e il valore delle critiche, certamente non lievi, nazionali e internazionali sull’iter italiano di autorizzazione rimangono quindi invariate e sarebbe improprio usare la direttiva europea come un “semaforo verde” continentale nei confronti di una pratica soggetta a critiche feroci.</p>
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