K POLMONARE: LO SCREENING, PER BATTERE IL KILLER SUL TEMPO?

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Di Nicola Ferraro

Il cancro polmonare è uno dei big killer (vedi), (vedi) che, quando sarà battuto, obbligherà il tasso di mortalità della popolazione umana a fare un poderoso salto indietro. Per arrivare a questo risultato bisognerà muoversi con molta più determinazione su diversi fronti: adottare stili di vita corretti bandendo innanzi tutto il tabagismo, agire a livello politico per ritornare ad avere un’aria più respirabile ed un ambiente meno ostile alla salute, muoversi con determinazione nel campo della prevenzione sanitaria.

Nel campo del tumore polmonare la prevenzione, attuata con gli strumenti che la Sanità mette a disposizione, non può che essere confinata alla diagnosi precoce. Ma cosa fare per rendere operativa questa possibilità? In attesa della disponibilità di test ematochimici che vaglino in modo davvero utile alla prevenzione la presenza di “marker” ritenuti attendibili non rimane che l’imaging gestito dalla Radiologia. Le possibilità operative di nuovi e più precisi (con risoluzione maggiore) esami radiografici ci sono, ma è lecito porsi la domanda se uno screening, di massa o su target più selezionati, possa avere un ruolo concreto nell’abbassare la mortalità per questa patologia.

Il confronto continua ovunque nel mondo senza la disponibilità attuale di un’opinione prevalente che, sulla base del metodo scientifico, permetta almeno la stesura di linee guida da tenere nella giusta considerazione. Su questo argomento sottoponiamo ai nostri naviganti il link a una serie di riflessioni e di documenti messi in Rete da Alcase Italia, un’organizzazione medico-sanitaria focalizzata proprio sulla lotta al cancro polmonare (vedi).