EBOLA: UNA STORIA SANITARIA CINICA ED EROICA

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Di Nicola Ferraro

L’epidemia di febbre emorragica da virus Ebola, che sembra in queste ore aver iniziato a perdere il suo potenziale infettivo, ha colpito una parte risibile dell’Africa, se paragonata all’enorme superficie geografica di quel Continente.

L’infezione, considerata un fattore di rischio soltanto per le popolazioni africane più indigenti, era stata contemporaneamente sottovalutata e caricata di valenze mortifere che alla prova dei fatti si sono rivelate eccessive. È bastato che qualche occidentale si ammalasse per mettere in moto la ricerca, che ci ha permesso di conoscere meglio quella patologia, e le procedure sanitarie necessarie a contenere il contagio e a intensificare i naturali processi di guarigione.

In prima linea, sul fronte sanitario attivato in loco, ci sono stati le donne e gli uomini delle organizzazioni di volontariato che erano già in Africa per cercare di portare sollievo, aiuto, solidarietà anche prima di Ebola.

Oltre all’impegno sanitario, queste organizzazioni hanno portato avanti anche un’opera indispensabile di informazione (vedi), puntuale e aggiornata (vedi), che ci ha permesso di tenere a bada l’emotività sterile che complica soltanto i problemi, l’ansia da scoop che è la negazione del giornalismo, la nostra cattiva coscienza di colonizzatori depressi perché afflitti da grandi sensi di colpa. Grazie!