Gli OMCeO del Piemonte: un documento all’Assessore Saitta per ripensare il riordino della Sanità regionale

bandiera italia


   

Di Mario Nejrotti

Sono sempre vivi gli echi delle accese polemiche causate dalla progressiva ristrutturazione della rete Ospedaliera.

Gli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri del Piemonte, con i loro neoeletti Consigli Direttivi, hanno sottoscritto un documento di analisi e verifica della Delibera della Giunta Regionale 19 novembre 2014 n. 1-600 e della delibera di integrazione del 23 gennaio 2015, sul riordino della rete ospedaliera del Piemonte e lo hanno inviato all’Assessore Saitta, chiedendo un confronto non più rinviabile.

Gli OMCeO del Piemonte hanno innanzitutto chiarito che essi, come “Enti Ausiliari dello Stato, hanno come funzione principale la tutela della salute della cittadinanza garantendo l’etica e la professionalità dei medici ed odontoiatri, promuovendo la formazione dei professionisti e svolgendo un ruolo proattivo affinché vengano loro offerte le migliori condizioni di lavoro in cui operare a favore del cittadino”.

Questa premessa fondamentale era indispensabile per sgombrare il campo da equivoci sempre più diffusi a livello politico, ma a volte anche professionale, che vedono le istituzioni ordinistiche quasi come “corporazioni” che si occupino esclusivamente degli interessi dei medici e degli odontoiatri e non, come è nei loro doveri istituzionali, della tutela della salute dei cittadini, attraverso il miglioramento continuo della qualità del lavoro medico.

L’analisi della Delibera Regionale, rileva il documento degli Ordini, dimostra come la Regione Piemonte si faccia guidare da un unico parametro che, come ormai da anni nelle diverse amministrazioni succedutesi di destra e di sinistra, ha come obiettivo “di vincolare il numero dei posti letto ospedalieri agli standard previsti con la legge 135/2012 (3.7 posti per 1000 abitanti comprensivi dello 0.7 per riabilitazione /lungodegenza e tasso di ospedalizzazione ottimale inferiore a 160 per mille abitanti.” Gli Ordini si pongono una prima importante domanda, anche alla luce dei recenti dati: “questo tasso non sarebbe comunque sottodimensionato, ancorché inserito in una vera riorganizzazione dell’assistenza territoriale ? Se si considerano i posti letto per acuti, l’Italia è infatti ben al di sotto della media OCSE (4,8‰) ed in 20a posizione tra i 34 paesi analizzati: la Germania è all’8,3‰, l’Austria al 7,7‰, la Svizzera al 4,8‰, la Francia al 6,3‰.”

Ed è anche la evidente carenza nella Delibera Regionale di una parallela e contemporanea riorganizzazione della rete territoriale a preoccupare gli Ordini.

Essi sottolineano ancora che “il fatto di non trattare e non analizzare in parallelo, in contemporanea ed esaurientemente, i due aspetti principali dell’assistenza sanitaria, ovvero rete territoriale e rete ospedaliera (non citiamo altri aspetti importanti quali la prevenzione e l’integrazione con i servizi sociali in quanto esplicitamente esclusi dal documento), non permette di capire quanto e come il previsto rilancio della rete territoriale, in termine di quantità e di qualità, potrà integrare la riduzione dell’attività ospedaliera.

In un’ottica di sistema, il ruolo e l’organizzazione delle strutture per post acuzie, vanno ripensati insieme a quelli delle cure primarie, non prima né dopo, sincronizzando la riorganizzazione degli ospedali con lo sviluppo di modelli consolidati territoriali.”

La Regione invece sembra attuare “ una politica dei due tempi con la capitalizzazione immediata dei risparmi, rimandando ad un lontano ed incerto futuro gli investimenti” per la sanità territoriale, che porterebbe ad un ulteriore peggioramento nell’accesso alle cure da parte dei cittadini.

La preoccupazione degli Ordini è in sintonia con quella dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che nel “recente rapporto sulla qualità dell’assistenza sanitaria (vedi) (vedi) presentato il 15 gennaio 2015 ci dice che in Italia gli indicatori di esito, qualità ed efficienza sono notevoli : l’aspettativa di vita è la quinta più alta tra i Paesi dell’OCSE; i tassi di ricovero per asma, malattie polmonari croniche e diabete (indicatori di qualità delle cure primarie) sono tra i migliori nell‘OCSE e quelli di mortalità a seguito di ictus e infarto (indicatori di qualità dell’assistenza ospedaliera ) sono molto al di sotto della media OCSE.

Inoltre la buona assistenza italiana è fornita ad un prezzo contenuto: 3027 dollari pro capite: molto meno dei paesi limitrofi quali Austria (4.593) Francia (4121) e Germania (4.650).

Il rapporto OCSE afferma che il Sistema di cure primarie ha tradizionalmente fornito un’assistenza di alta qualità, come dimostrato da indicatori quali il ricovero ospedaliero evitabile, e i livelli di soddisfazione del paziente sono anch’essi alti.

Secondo l’OCSE l’Italia si trova ad affrontare una sfida principale : garantire che gli sforzi in atto per contenere la spesa in campo sanitario non vadano ad intaccare la qualità quale principio fondamentale di governance.

Gli Ordini, chiedendo un confronto permanente con l’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, vogliono riportare l’attenzione della Politica sulla assoluta necessità di evitare che il miglioramento della qualità e la riorganizzazione del Sistema Sanitario pubblico abbiano un ruolo secondario, se non marginale, rispetto ad un ragionieristico e spesso disumano risparmio di spesa.

Rimandiamo i nostri lettori al link del documento completo inviato all’Assessore Saitta.

LES OMCEOS DU PIEMONT : UN DOCUMENT A SAITTA POUR REPENSER LA REORGANISATION DE LA SANTE REGIONALE

Les échos sont de plus en plus vifs de la controverse provoquée par la restructuration progressive du réseau des hôpitaux.

Les Ordres des médecins et des dentistes du Piémont, avec leurs conseils d’administration nouvellement élus, ont signé l’analyse et la vérification de la décision du Conseil régional du 19 Novembre, 2014 n. 1-600 et de la résolution d’intégration du 23 Janvier 2015 sur la réorganisation du réseau des hôpitaux du Piémont et ils l’ont envoyée à Saitta, en demandant pour un dialogue qui ne peut plus être reporté.

Les OMCeOs du Piémont ont d’abord dit clairement qu’ils, en tant que « organes auxiliaires de l’Etat, ont la fonction principale de protéger la santé des citoyens en garantissant l’éthique et le professionnalisme des médecins et des dentistes, la promotion de la formation des professionnels et en jouant un rôle proactif pour leur assurer les meilleures conditions de travail où opérer en faveur du citoyen ».

Ce principe de base était nécessaire pour dissiper les malentendus qui deviennent de plus en plus fréquents au niveau politique, mais parfois même professionnelle, qui voient les institutions des ordres presque comme « corporations » qui traitent uniquement des intérêts des médecins et des dentistes et non, comme c’est dans leur fonction institutionnelle, la protection de la santé publique, à travers l’amélioration continue de la qualité du travail médical.

L’analyse de la Résolution régionale, dit le document des Ordres, montre comment la Région Piémont se laisse guider par un seul paramètre que, depuis des années dans différentes administrations successives de la gauche à la droite, vise à « limiter le nombre de lits d’hôpitaux avec les normes fixées par la loi 135/2012 (3,7 lits par 1 000 habitants dont 0,7 pour la réhabilitation/soins de longue durée et taux d’hospitalisation optimal de moins de 160 pour 1000 habitants. » Les Ordres se posent tout d’abord une question importante, surtout à la lumière des données récentes : « ce taux ne seraient-ils pas de faible puissance, même si inséré dans une véritable réorganisation territoriale des soins ? Si vous considérez le nombre de lits pour les aiguës, l’Italie est en fait bien inférieure à la moyenne de l’OCDE (4,8 ‰) et en 20ème position parmi les 34 pays analysés : l’Allemagne est à 8,3 ‰, l’Autriche 7,7 ‰, la Suisse à 4,8 ‰, la France à 6,3 ‰ ».

Et il y a aussi l’évidente absence d’une réorganisation parallèle et simultanée du réseau de succursales dans la résolution régionale qui inquiète les Ordres.

Ils soulignent encore que « le fait de ne pas traiter et non d’analyser en parallèle, simultanément et de manière exhaustive, les deux principaux aspects des soins de santé, c’est-à-dire le réseau d’agences et le réseau des hôpitaux (sans citer d’autres aspects importants tels que la prévention et l’intégration avec les services sociaux qui ont été explicitement exclus du document), nous ne saurons pas combien et comment la reprise attendue du réseau de succursales, en termes de quantité et de qualité, sera en mesure d’intégrer la réduction du réseau des hôpitaux.

Dans un système, le rôle et l’organisation des établissements de soins post-aigus, devraient être reconsidérés avec ceux des soins primaires, ni avant ni après, avec la synchronisation de la réorganisation des hôpitaux et du développement de modèles territoriaux établis ».

La région semble par contre mettre en œuvre « une politique à deux temps avec la capitalisation immédiate des épargnes, en renvoyant à un futur lointain et incertain les investissement » pour la planification de la santé, ce qui conduirait à une nouvelle détérioration de l’accès aux soins par les citoyens.

La préoccupation des ordres est la même de celle de l’OCDE (Organisation de coopération et de développement économiques) que dans le « récent rapport sur la qualité des soins de santé (voir) (voir) déposé le 15 Janvier 2015 nous dit qu’en Italie les indicateurs de résultats, de qualité et d’efficacité sont significatifs ; l’espérance de vie au cinquième rang des pays de l’OCDE ; les taux de hospitalisation pour l’asthme, les maladies pulmonaires chroniques et le diabète (indicateurs de qualité de soins primaires) sont parmi les meilleurs de l’OCDE et ceux- là de la mortalité due aux AVC et à la crise cardiaque (indicateurs de la qualité des soins hospitaliers) sont bien en dessous de la moyenne de l’OCDE.

De plus la bonne assistance italienne est fournie à un prix abordable : $ 3,027 par habitant, beaucoup moins de pays voisins comme l’Autriche (4593), la France (4121) et l’Allemagne (4650).

Le rapport de l’OCDE indique que le système de soins de santé primaires a traditionnellement fourni des soins de haute qualité, comme indiqué par des indicateurs comme hospitalisations évitables, et que les niveaux de satisfaction des patients sont également élevés.

Selon l’OCDE, l’Italie a à faire face à un défi majeur : faire en sorte que les efforts déployés pour réduire les dépenses en matière de santé ne vont pas affecter la qualité comme un principe fondamental de la « gouvernance ».

Les Ordres en demandant un dialogue permanent avec la Direction de la Santé de la Région Piémont, visent à attirer l’attention de la politique sur la nécessité absolue d’empêcher que l’amélioration de la qualité et de la réorganisation du système de santé publique aient un rôle mineur, sinon marginale, par rapport à une comptabilité et des épargnes souvent inhumains.

Nous renvoyons nos lecteurs au document complet envoyé à Saitta.

OMCeO of Region of Piedmont: a paper to Councillor Saitta about Regional Health care system reorganization

Echoes of the heated debate about the progressive reorganization of Hospital network are still alive. The Medical Doctors and Dentists Associations (OMCeO) of Piedmont and their newly elected Boards, signed a document which analyses and verifies the resolution of the Regional Council n.1-600, dated 19th of November, and the supplementary resolution dated 23rd of January 2015, about the reorganization of Piedmont hospital network. They sent it to Concillor Saitta asking for a discussion that it is not possible to postpone.

First of all, OMCeO of Piedmont clarified that “as Auxiliary State Institutions, their main function is the protection of citizenry health through the guarantee of medical doctors and dentists’ ethics and professionalism, the promotion of their training and their proactive role in offering them the best working condition for the citizen’s benefit”.

This fundamental introduction was necessary to move out any possible political as well as professional misunderstanding tending to describe any professional association as a “guild” interested only in doctors and dentists’ interests and not, as it is stated in their insitutional duties, in citizens protection through the continuous improvement of the quality of their work.

According to the document released by OMCeO, the analysis of the Regional Resolution shows how Region Piedmont is guided by only one parameter shared by both right wing and left wing parties, whose aim is “to bind the number of beds to the expected standards stated with the law 135/2012 (3.7 bed per 1000 citizens including 0.7 for rehabilitation/long term care and optimal hospitalization rate lower than 160 per 1000 citizens)”. In the light of some recent data, the Associations wonder a first important question: is this ratio in any case underdimensioned even if included in a real reorganization of the local Health care system? Considering the number of beds for acute patients, Italy is significantly below the OECD average (4.8%). It is ranked 20th among the 34 analysed Countries : Germany is by 8.3%, Austria by 7.7%, Switzerland by 4.8 % and France by 6.3%”. The Regional Resolution is clearly lacking also of an analogous and simultaneous reorganization of the local network. Associations are worried about it. Quoting their words: “The fact that the two main characteristics of the health care, which are the local network and the hospital network (not to mention prevention and the integration of the social work that is not included in the document), are not considered and analysed simultaneously and exhaustively, it does not allow to understand how and how much the expected relaunch of the local network in terms of quality and quantity, will be able to complete the decrease of hospital activity.

In a systemic point of view, the role and organization of structures for post acute patients, have to be thought over together with those dedicated to the primary healthcare thus coordinating hospitals reorganization with the development of strengthened local models.”

On the other hand, it seems that the Region is realizing a “two-cycle policy with the immediate capitalization of savings, postponing the investments for the local healthcare system to a far and uncertain future” that will lead to a further worsening of the possibility to access to treatments.

Associations’ concern is in tune with OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) which, in its recent report on the quality of the health care (see: (vedi) (vedi)) presented on the 15th of January, states that in Italy, indicators of result, quality and efficiency are remarkable: life expectancy is ranked 5th among OECD Countries; hospitalization rate for asthma, chronic pulmonary diseases and diabetes (which are primary healthcare quality indicators) are among the best ones and the mortality rate due to stroke and heart attack (which represent hospital quality) are much lower than OECD average.

In addition to it, the good Italian healthcare has a moderate price: 3,027 dollars per capita: much lesser than bordering Countries such as Austria (4,593), France (4,121) and Germany (4,650).

OECD report states that the primary health care system has traditionally offered a high quality care, as shown by indicators such as preventable hospitalizations. Patients’ appreciation level is also high.

According to OECD, Italy is facing a main challenge: to guarantee that the ongoing efforts aimed to holding down healthcare expenditure will not undermine the quality as a fundamental principle of governance”.

The Associations, asking for a standing debate with the Piedmont Local Department of Health, asks Politics to pay attention to the absolute need to avoid that Public healthcare system quality improvement and reorganization play a secondary when not negligible role as opposed to nitpicking and often inhuman savings.

Here is the link to the unabridged version of the documetn sento to Councillor Saitta (Link)