SCLEROSI MULTIPLA E NUTRIZIONE

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Di Nicola Ferraro

La fondazione Cesare Serono, che edita da molto tempo una newsletter dedicata ai temi più caldi della ricerca sulla sclerosi multipla (SM), ha dedicato un numero monografico ai rapporti tra SM e alimentazione. Negli ultimi anni l’alimentazione è diventato un aspetto della fisiologia umana tra quelli più usati come punto focale della ricerca biomedica. È ormai opinione accertata, molto diffusa e condivisa infatti che iperalimentazione, alimentazione incongrua e obesità siano fattori patogenetici documentati scientificamente nel determinare “il successo” di molte malattie ad alta mortalità: patologie cardiovascolari, cancro e diabete. Questo dato ha posto la nutrizione sotto la lente d’ingrandimento della scienza: un’operazione facilitata culturalmente anche dall’ossessione per il cibo che sembra pervadere la società occidentale, in perenne oscillazione tra frugalità monacale e opulenza ostentata.

Non a caso canali TV e media dedicati a questo aspetto della nostra cultura promuovono come star della comunicazione cuochi, esperti di cucina e di vini, storici dell’alimentazione, cultori del cibo (e della cultura del cibo) a livello imprenditoriale.

Non poteva quindi mancare un’ipotesi di studio sui rapporti tra cibo e SM. Nello speciale scaricabile a questo link (vedi), due esperti italiani, Paolo Riccio e Rocco Rossano, hanno pubblicato una revisione della letteratura scientifica dedicata a questo rapporto.

In questo utile lavoro editoriale, curato secondo i principi dell’evidence based in Medicina, vengono segnalate le possibili influenze dell’alimentazione e, più in generale, delle abitudini di vita, sull’andamento della sclerosi multipla, indicando chiaramente che nessuna evidenza associa un effetto curativo a cibi o ad abitudini particolari. “Quello che Paolo Riccio e Rocco Rossano si propongono di dimostrare riportando i risultati di vari studi –si afferma nello speciale- è che dieta e abitudini di vita possono peggiorare o migliorare sintomi della sclerosi multipla, sia nella forma recidivante remittente che in quella primaria progressiva, modulando l’attività dell’infiammazione. In termini generali, essi ritengono che, in base al tipo di cibo introdotto abitualmente e all’interazione fra questo e il microbiota, varino i meccanismi che alimentano i fenomeni infiammatori dell’organismo, fra i quali anche quelli che, nella sclerosi multipla, provocano i sintomi”.

Una lettura importante perché sgombera il campo da false credenze, false promesse e veri tentativi (di mezzo c’è sempre il business, ovviamente) di manipolazione.