PER LOTTA A MALARIA, ONCOCERCOSI E FILARIASI LINFATICA I NOBEL 2015 PER LA MEDICINA

Di Nicola Ferraro
Il Nobel per la Medicina 2015 (vedi) quest’anno si fa in tre: premiati due asiatici e un irlandese emigrato negli Usa perché scopritori di farmaci impiegati contro malattie parassitarie in grado di uccidere milioni di persone nei Paesi più poveri del Mondo (vedi). Sono Youyou Tu, una donna medico e farmacista cinese, premiata per la scoperta dell’artemisina, una molecola in grado di uccidere il plasmodio della malaria,   e Staoshi Omura e William C. Campbell scopritori, in tappe successive, di una categoria farmacologica di principi attivi che hanno permesso la realizzazione di farmaci contro alcune malattie trasmesse da vermi: in particolare la filariasi linfatica (o filariosi o elefantiasi) (vedi) e l’oncocercosi (vedi).
Il Premio alla scienziata cinese è stato impropriamente definito da molta stampa italiana come un riconoscimento ufficiale dell’efficacia della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) perché il principio attivo antimalarico che uccide il plasmodio malarico (vedi) ai primi stadi di sviluppo deriva dalla artemisia, una pianta molto utilizzata nella MTC: ad esempio per praticare la moxibustione (vedi).
La storia della scoperta fatta dalla professoressa Youyou Tu è invece inserita totalmente nel solco della Medicina Scientifica. La ricercatrice, all’epoca della Guerra del Vietnam, fu esentata dalla “educazione agricola” riservata agli intellettuali cinesi nel corso della “Rivoluzione Culturale” degli anni Sessanta insieme a circa 500 altri scienziati di ambito biomedico arruolati nella ricerca di un farmaco efficace contro la malaria; l’idea era di renderlo disponibile per le truppe nordvietnamite comuniste che si battevano contro le truppe americane inviate in appoggio all’esercito del Sud Vietnam in guerra (vedi) contro la repubblica del Nord (in modo analogo a quanto era avvenuto in Corea tra il 1950 e 1953). La missione scientifico-militare venne denominata “Progetto 523” dal giorno e dal mese, il 23 maggio del 1967, in cui il gruppo di ricerca si mise al lavoro.
Se una valenza storico culturale può esserci nell’assegnazione di questo Premio Nobel si può dire che il riconoscimento è anche uno spaccato attendibile sulla follia della politica cinese dell’epoca che inviava i cattedratici (ma non tutti, come faceva credere, e indipendentemente dal valore didattico dei singoli) nei campi e insediava i contadini sulle cattedre universitarie in ossequio ad un delirio populista.
L’artemisina, secondo studi indipendenti conclusi tre anni fa, risulta essere il farmaco più efficace di tutti i tempi per il trattamento della malaria. Negli ultimi vent’anni ha infatti dimezzato la mortalità della malaria facendola scendere alla cifra, pur sempre spaventosa, inferiore ai 500 mila decessi. La malaria (vedi), (vedi) continua infatti a colpire 200 milioni di persone all’anno tra i circa tre miliardi di uomini e donne che vivono in zone malariche. La lotta alla scoperta di nuovi antimalarici non si chiude però con questo Nobel: le prime resistenze del plasmodio all’artemisina sono già state infatti registrate nel Sud Est asiatico e testimoniano la grande capacità biologica di adattamento che caratterizza questo parassita dei globuli rossi.

Gli altri due terzi del Nobel sono stati assegnati per la lotta alle elmintiasi, malattie parassitarie che colpiscono almeno un miliardo di uomini e donne viventi nelle fasce climatiche tropicali. Soltanto l’oncorcecosi e la filariosi, detta anche elefantiasi, colpiscono, la prima 40 milioni di individui e la seconda rende permanentemente disabili altri 40 milioni di persone. Il microbiologo giapponese Satoshi Omura ha isolato un batterio, lo Streptomyces avermitilis, da cui si il parassitologo William C. Campell è riuscito a ricavare l’avermectina con cui si produce l’antielmintico ivermectina particolarmente efficace proprio contro le filarie che causano oncercosi ed elefantiasi.