BENEFICI DISCUTIBILI DEI FARMACI ONCOLOGICI?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Erano i tempi di Bill Clinton: 1999. Da allora, il processo di accettazione “accelerato” ha cambiato il percorso di approvazione dei nuovi medicinali da parte della Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa statunitense deputata al governo dei farmaci. La popolarità degli endpoint surrogati è dunque molto aumentata con l’aprirsi del nuovo Millennio, una nuova epoca segnata dall’Innovazione ma, soprattutto, dalla Rapidità.

Se ci concentriamo sull’ambito dell’oncologia dove hanno trovato maggiore applicazione, tra questi esiti meno – come dire? – “robusti” troviamo la response rate (RR) nel ritardare la progressione del tumore e la cosiddetta progression free survival (PFS).  La maggiore sopravvivenza dei pazienti trattati con il farmaco sperimentale rispetto all’intervento di controllo è un elemento che viene spesso valutato successivamente in studi o in registri attivati post-marketing.  Chul Kim e Vinay Prasad – rispettivamente ricercatori presso l’università dell’Oregon e il National Cancer Institute di Bethesda – hanno firmato uno studio uscito sul JAMA Internal Medicine il 19 ottobre 2015.

Tra il 2008 e il 2012 la FDA ha approvato 54 agenti per il trattamento di diverse neoplasie. Di questi prodotti, 36 (il 67%) ha ottenuto il risultato grazie a dati riguardanti esclusivamente esiti surrogati: nel 47% dei casi il progression free o il disease free survival, e nel 53% dei casi la RR. Tutti i prodotti che hanno beneficiato di una procedura accelerata hanno presentato solo studi che avevano endpoint surrogati. L’aspetto più deludente e problematico è che la revisione sistematica della letteratura effettuata da Kim e Prasad ha mostrato che ad un follow-up mediano di 4,4 anni solo nel caso di 5 prodotti su 36 la somministrazione aveva consentito di prolungare la sopravvivenza  dei pazienti. In 18 casi il farmaco non aveva garantito benefici sostanziali e nei restanti 13 casi il dato sulla sopravvivenza era rimasto un’incognita.

Successivamente alla pubblicazione dell’articolo, la FDA a tenuto a sottolineare il proprio impegno nel facilitare la disponibilità di nuove terapie di potenziale utilità in patologie o stadi di malattia per i quali resta aperto un problema di trattamento. In definitiva, nel caso di situazioni particolarmente drammatiche è sufficiente siano rispettati gli standard minimi di sicurezza e di efficacia relativa. In una dichiarazione al sito della Regulatory Affairs Professional Society (RAPS) [http://goo.gl/sOrDnE] un portavoce della agenzia americana ha ritenuto opportuno andare oltre e riaffermare il valore degli endpoint surrogati: “It has been widely accepted that the benefit of a drug can be demonstrated by a variety of endpoint, not just overall survival”. Gli autori dello studio, però, hanno risposto sollecitando un atteggiamento più esigente da parte delle autorità regolatorie che dovrebbero confermare l’approvazione solo successivamente alla produzione di dati di sopravvivenza entro un ragionevole ma definito intervallo di tempo.

In definitiva: la procedura di approvazione è accelerata ma la morte non è rimandata. Il tempo è sempre il grande arbitro…

 

Bibliografia

Kim C, Prasad V. Cancer drug approved on the basis of surrogate end point and subsequent overall survival: An analysis of 5 years of US Food and Drug Administration approval. JAMA Int Med 2015; October 19, 2015.