MEDICINA E MAGIA: INTEGRATORI DA PRONTO SOCCORSO

Di Mario Nejrotti

I figli di Dulcamara
Integratori alimentari: la loro produzione e il loro uso crescono in modo esponenziale.
Fino a un decennio fa essi potevano essere un problema per il loro abuso in campo sportivo o meravigliare come una novità dalle mille promesse, che si affacciava timidamente alla ribalta dei media.
Solo le “vitamine” avevano una storia più lunga e un uso “magico” fin dalla loro comparsa in commercio. A parte le patologie che tutti conoscono e che possono da esse trarre un contributo alla soluzione, l’idea del consumo delle vitamine, come “rafforzanti” naturali a difesa della nostra salute è ancora ben radicata e dura a morire nell’immaginario collettivo.
Essa sopravvive insieme a quella ancora più antica dei “depuratori” dell’organismo e degli “epatoprotettori” che permetterebbero agli umani di ”intossicarsi” liberamente, soprattutto di cibo e sostanze voluttuarie. Intanto, quali vigili sentinelle, ci sarebbero sempre loro a purificare fegato e anche i reni, per buon peso.
Non cito qui per carità di patria il nome della antica“soluzione”, che a questo punto è venuta in mente a tutti i lettori, anche perché inaspettatamente ritornata alla ribalta nelle pubblicità di prima serata. Il suo delizioso gusto di menta glaciale è stata una tentazione irresistibile per molti bambini “di una volta” che di nascosto la bevevano, trafugandola dal comodino del nonno, che soffriva di coliche renali e al contrario non ne traeva alcun giovamento.
Vitamine,depuratori, epatoprotettori, ricostituenti e oggi il business degli integratori si nutrono, è il caso di dirlo, di quel bisogno di magia che va ben oltre la medicina. Nasce molto prima di lei nella notte dei tempi e oggi ancora subdolamente ci convive, sempre pronta a trarre nuovo vigore dalla speranza e dalla paura della gente.
I produttori di integratori di ogni tipo conoscono benissimo questo impasto di sentimenti che costituisce una delle debolezze maggiori di noi umani: paura delle malattie, speranza di guarire e voglia di “andare oltre i limiti”senza sforzo e senza consapevolezza.
La magica pastiglia che dà forza, meglio se sessuale, che fa dimagrire, che ti fornisce tanti magici “oligoelementi” che faranno di te un essere umano di successo, che non si trascina stancamente dietro una sedia per le strade della città e che riesce ad essere un manager di successo che fa almeno cinque attività insieme, seguendo una freccia che punta decisamente verso l’alto.
È così radicata la voglia di prestazioni fuori dal comune e di benessere senza limiti di spesa… di energia, che anche le industrie alimentari invado spesso il campo del “terapeutico” e così dicono di aiutare con i loro prodotti mamme e giovanotti stressati che vengono “ricostituiti” dalla merendina o dal cioccolatino al caffè o dallo yogurt che ti potenzia l’immunità e ti fa sentire meno pesante la giornata… chissà perché?

E se facessero anche male?
Fino a qui però, è commercio, di bassa lega, ma sempre commercio: patto privato tra persone. Finché ci saranno gonzi che comprano l’elisir di turno, ci sarà denaro che gira e ricchezza per i furbi.
Ma quando costoro riescono a immettere sul mercato per un profitto senza limiti e senza troppi scrupoli, prodotti poco purificati, dannosi alla salute, oltre che inutili e la Legge e gli Stati, non si danno strumenti per controllare, allora la faccenda si fa più seria, più oscura e molto pericolosa.
A lanciare un grido d’allarme è una ricerca, finanziata dal Department of Health and Human Services e pubblicata su New England Journal of Medicine a metà ottobre 2015. (vedi)
I dati messi in luce dalla ricerca sono impressionanti: gli integratori alimentari nel 1994 negli Stati Uniti d’America erano solo, si fa per dire, 4.000, mentre nel 2012 erano già più di 55.000.
E oltre la metà degli adulti statunitensi hanno dichiarato di aver assunto un integratore di qualche tipo nel mese precedente all’intervista.
È un fatto grave che per queste sostanze, che spesso vengono prescritte o assunte, a fianco dei farmaci per funzioni specifiche, non è richiesta alcuna verifica, né test da parte della Fda.
I medici sono tenuti a segnalare solo reazioni avverse gravi, che portano ad ospedalizzazione, disabilità o morte: su tutto il resto regna il silenzio.

I dati della ricerca
Lo studio in questione ha preso in considerazione i dati nazionali di sorveglianza per gli eventi avversi legati agli integratori, provenienti da 63 dipartimenti di emergenza su tutto il territorio. Il lasso di tempo di osservazione è stato piuttosto lungo: dal 2004 al 2013, anni del boom degli integratori alimentari.
Dall’estrapolazione dei dati rilevati si stima che 23.00 accessi in dipartimento di emergenza per anno siano attribuibili ad eventi avversi legati all’assunzione di supplementi dietetici.
Il 21% degli accessi è stato richiesto per bambini non sorvegliati, ma ben il 28% ha riguardato giovani adulti tra i 20 e i 34 anni.
Dopo l’esclusione degli accessi causati da ingestione incontrollate da parte di bambini di integratori, il 65,8% è stato causato da una singola assunzione di prodotti di erboristeria e complementi alimentari, mentre il 31,8% sono stati provocati da oligoelementi.
I prodotti più usati sono quelli per dimagrire (25%) e gli “energizzanti” (10%).
I sintomi più comuni riscontrati all’ingresso in ospedale sono stati di tipo cardiovascolare (palpitazioni, tachicardia, toracoalgie…).
Questi sintomi in maggioranza hanno proprio interessato i giovani adulti (58%). E il 71,5% sono stati legati all’ingestione di prodotti dimagranti, energizzanti, ma anche di prodotti che sono usati per aumentare la potenza sessuale.
Le persone più anziane, invece, segnalano difficoltà di deglutizione, per le dimensioni delle compresse. Mentre sono state osservate anche reazioni allergiche soprattutto per l’assunzione di micronutrienti, come Fe (18%) e vitamine (33,6%), ma anche prodotti usati per lenire l’ansia, sedativi e sonniferi (8,8%).
Il numero assoluto degli accessi d’urgenza potrebbe addirittura essere maggiore, per la difficoltà di condurre un’anamnesi con pazienti che non ritengono essere “farmaci” gli integratori assunti, visti come sostanze naturali e innocue.
Quindi il problema esiste, anche se questi dati non sono trasferibili completamente al nostro Paese, per differenze giuridiche, di controllo e culturali.
Occorre, comunque, una maggiore sensibilità e attenzione da parte della classe medica e una maggiore consapevolezza delle possibili reazioni negative degli integratori alimentari.
Molto importante sarebbe un’organica e serena informazione della popolazione che dia gli strumenti per comprendere da un lato che gli integratori meritano la prudenza e il controllo generalmente usati per i farmaci e che dall’altro occorre una posizione critica e attenta per difendersi dall’impatto psicologico di una pubblicità aggressiva, fuorviante e invasiva quando si decide, senza l’aiuto del medico, di “doparsi” di integratori.