IARC, CARNE E CANCRO: MA I RISCHI LEGATI ALL’ ALIMENTAZIONE NON SONO UNA NOVITÀ

Di Nicola Ferraro
Ha suscitato un immenso clamore mediatico l’annuncio diffuso il 26 ottobre scorso dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), sulle conclusioni alle quali giunge un rapporto nel quale è stata valutata sulla base della letteratura disponibile la possibile cancerogenicità delle carni rosse e di quelle trasformate: prosciutti, insaccati, carne in scatola. Questo rapporto è stato scritto da un gruppo di 22 esperti provenienti da dieci Paesi, riuniti nell’ambito del programma “Monografie Iarc”. Ricordiamo che lo Iarc (vedi) è un’agenzia specializzata dell’OMS nella ricerca sul cancro e che l’OMS è un’organizzazione dell’Onu che si occupa della tutela della salute dei cittadini che vivono negli Stati aderenti alle Nazioni Unite.
La lettura della documentazione ufficiale finora disponibile (il rapporto completo che tanto clamore ha suscitato a livello planetario sarà pubblicato soltanto tra qualche mese) ha classificato il consumo della carne rossa come “probabilmente cancerogena per l’uomo” (gruppo 2A) sulla base di prove limitate che di sicuro saranno criticate quando la documentazione scientifica sarà disponibile.
Quindi l’oggetto di tanto clamore è presente, fino ad oggi, soltanto nei comunicati stampa che lo Iarc ha diramato. Di seguito il link al comunicato principale dello Iarc (vedi) e la “ripresa” fatta a cura di PubMed (vedi).
La riaffermazione in tono probalistico di un possibile danno causato da una serie di alimenti (da anni nel mirino di oncologi, epidemiologi e ricercatori di varie specialità medico-biologiche e legato in maniera determinante alle modalità di produzione e di consumo alimentare) è stato saltato a piè pari dall’enfasi mediatica che si è fatalmente autoalimentata; per questo è meritoria la ricerca di un equilibrio spesa nell’approfondimento della notizia da parte di alcune testate (vedi), (vedi) e da alcuni personaggi, in primo luogo dal prof. Franco Berrino, oncologo molto noto per i suoi giudizi taglienti in ambito alimentare (vedi), (vedi).
Lo Iarc in piena tempesta mediatica ha cercato di puntualizzare alcuni concetti che erano stati tritati insieme alla carne per salsicce dai media e Quotidianosanità.it ha chiesto al Ceirsa (Centro Interdipartimentale di Ricerca e Documentazione sulla Sicurezza Alimentare dell’Asl TO5, vedi) di tradurre e semplificare le risposte dello Iarc al diluvio di domande formulate da cittadini di varie nazionalità (vedi).
A distanza di qualche giorno da quella tempesta mediatica è possibile trarre le prime amare e scontate conclusioni. L’aria di bonaccia che sembra stagnare oggi sulla vicenda potrebbe essere l’ennesima logica conclusione di un approccio comunicativo sbagliato ad un problema serio che meriterebbe di non essere liquidato a colpi di comunicato stampa soltanto per conquistare (inutilmente, almeno per i cittadini) le prime pagine dei giornali.
Un esempio positivo (uno dei pochissimi)  in tal senso ci viene dal DORS (vedi) attraverso un’analisi attenta, ponderata e argomentata del documento diffuso dallo Iarc (vedi).
In estrema sintesi anche questa vicenda mediatica dimostra che l’allarmismo in qualsiasi ambito sociale procura danni e che in ambito sanitario può creare, quando va bene, false opinioni ma più spesso veri disastri.