INIBITORI DELLA POMPA PROTONICA: È TEMPO DI FARE IL PUNTO SUL LORO USO

Di Nicola Ferraro

Gli inibitori della pompa protonica (IPP) sono una categoria farmacologica che ha contribuito a cambiare la storia naturale dell’ulcera gastroduodenale. Il loro meccanismo d’azione consiste nell’inibire l’attività dell’enzima gastrico H+/K+-ATPasi (la pompa a protoni), catalizzatore dello scambio degli ioni H+ (ceduti all’esterno della cellula della mucosa gastrica) e K+ (introdotti all’interno della cellula). Gli ioni H+ si legheranno poi agli ioni Cl secreti anch’essi dalla mucosa gastrica per dare origine all’acido cloridico (HCl) che è una componente chimica molto importante del processo digestivo che avviene nello stomaco e nel duodeno. La secrezione di Cl che è parallela a quella dell’H+ per produrre HCl, non è direttamente modificata dagli inibitori della pompa protonica anche se c’è da aggiungere che il meccanismo della secrezione di ioni Cloro resta ancora poco conosciuto.
La categoria farmacologica degli IPP è una delle più usate e questo dato si è incrementato da qualche tempo, di pari passo ai volumi di vendita di alcuni prodotti da banco che contengono alcuni di questi principi attivi. Se da un lato si è liberalizzato il mercato le stesse autorità sanitarie che hanno ammesso alla libera vendita alcune di queste molecole avvertono i consumatori su alcuni rischi ai quali potrebbero andare incontro: il più grave è il mascheramento dei sintomi del carcinoma gastrico (vedi).
Un recente libro scritto a più mani (un e-book, scaricabile a pagamento dalla Rete) si pone il compito di fare il meritorio punto su questa categoria farmaci, notissima ma anche a rischio di uso improprio proprio per l’universale e facile accesso al suo uso.
“Proton Pump Inhibitors (PPIs)”, Nova Publisher, Barbara Parker Ed. , New York, questo il titolo del libro (vedi la scheda di presentazione originale) copre ogni aspetto della clinica, dalle indicazioni all’efficacia, dalla prevalenza d’uso, agli effetti collaterali e, ultimo, ma non meno importante, l’abuso pratico, dovuto sia alla prescrizione del medico che all’autogestione del malato.
Questa rivisitazione si svolge nell’arco di cinque capitoli, scritti da un team internazionale di esperti, senza conflitti di interesse, sparsi in giro per l’Occidente: nell’Università del Case Western Reserve, OH, US; nell’Ospedale Universitario di Aachen, Germania; nell’Ospedale Mauriziano di Torino, Italia; nella Scuola di Medicina e Gastroenterologia di Norfolk, VA, US; nel Centro Medico Militare Nazionale Walter Reed di Bethesda, MD, US.
Come sostiene il torinese Lucio Lombardo, uno degli autori, “Sulla base di una sistematica revisione della letteratura mondiale e sulla base della personale esperienza degli autori e dell’evidenza clinica raccolta dagli stessi oltre che nel panorama della letteratura scientifica specifica, viene dato grande rilievo al capitolo degli effetti collaterali, distinguendo tra ciò che è accertato e ciò che è soltanto possibile, con consigli pratici che investono l’attività professionale del medico a 360 gradi.
Viene pure messo in evidenza il pericolo dell’abuso prescrittivo e della facilità di consumo del farmaco, ormai universalmente etichettato come sostanza assunta “per proteggere lo stomaco”.
Il libro è in lingua inglese, e questo potrebbe essere un ostacolo alla diffusione capillare tra i medici italiani. A questo problema cercheremo di ovviare, tra breve, presentando una fedele sinossi in lingua italiana”.
Nell’attesa può essere utile la lettura di questo articolo che fa il punto sui quattro aspetti più importanti relativi all’uso di questa categoria di farmaci (VEDI).