AL CUORE DELLE DIFFERENZE DI GENERE

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Il 4 novembre scorso è stato presentato il nuovo governo canadese guidato dal leader del Partito liberale Justin Trudeau. La composizione rispetta in pieno le quote rose: 15 donne e 15 uomini. Jane Philpott, medico donna, è stata nominata alla guida del Ministero della Sanità. Un’altra singolarità: nessun ministro né ministra ha superato i 50 anni, Trudeau ne ha solo 43. Alla domanda “perché una delle priorità è stata quella di avere un governo bilanciato fra uomini e donne”, Trudeau ha risposto “Perché è il 2015!”.

Elementare! Ma essere nel 2015 non basta a garantire la parità di genere in politica nella società o in altri ambiti come quello della medicina, della cura e della ricerca clinica.  La disparità di trattamento e cure tra i due sessi risente ancora, purtroppo, del differente status femminile nelle diverse società. A questo si aggiunge un ritardo nello studio e nella conoscenza dell’influenza del sesso e del genere sulla fisiologia, fisiopatologia e patologia umane. Ad esempio, sebbene sia ormai superato il retaggio culturale che faceva ritenere le donne protette dalle malattie cardiovascolari, restano ancora da esplorare e inquadrare in maniera completa le diversità di genere nella presentazione e reazione soggettiva alla malattia, e nella risposta alle terapie (1).

Proprio due recenti articoli usciti su due diverse riviste – uno sul Journal of American College of Cardiology  (2) e l’altro su Circulation: Cardiovascular quality and outcomes (3) – sottolineano la scarsa attenzione delle donne giovani nella prevenzione tanto primaria quanto secondaria dell’infarto del miocardio (IMA).

Il primo è uno studio multicentrico che ha arruolato 2.349 donne e 1.152 uomini di età compresa tra i 18 e i 55 anni, ricoverati con una diagnosi di infarto del miocardio negli Stati Uniti e in Spagna (2).  Ne è emerso che quasi tutti i pazienti presentavano almeno un fattore di rischio cardiovascolare modificabile, due pazienti più di due. Solo un paziente su tre era consapevole di essere a rischio di sviluppare una malattia cardiaca prima dell’evento acuto. Questa scarsa consapevolezza si collega a un altro aspetto emerso dallo studio ispano-statunitense: la scarsa informazione ai pazienti – in particolare alle pazienti donne – e gestione dei fattori di rischio da parte della classe medica. Infatti, le donne meno degli uomini erano state informate di avere dei fattori che le avrebbero predisposte a un evento cardiovascolare acuto quale l’IMA (rischio relativo di 0,89; 95% CI: 0,84-0,96) e avevano discusso col medico della possibilità di abbassare il loro rischio cardiovascolare (rischio relativo di 0,84; 95% CI: 0,79-0,89). Queste difformità tra i due sessi non dipendevano da differenze socio-demografiche, da un accesso alle cure più o meno facile, dalla storia medica della paziente.

Il nodo cruciale è che la consapevolezza della malattia cardiovascolare, nonostante sia cresciuta negli ultimi anni, rimane ancora sottostimata nelle donne e, a quanto pare, sottovalutata dai medici. Le giovani donne rispetto ai coetanei uomini sono meno inclini a discutere dei fattori di rischi di sviluppare una malattia cardiaca. Anche la prevenzione cardiovascolare viene ignorata fino a quando non si trovano ricoverati per un infarto del miocardio. La gestione della salute passa in secondo piano e ne deriva un ritardo della prevenzione e nel riconoscimento dei segni di malattia.

Questa differenza di genere si riscontra anche nella prevenzione secondaria dell’IMA. Le donne tendenzialmente hanno una minore probabilità di ricevere una terapia farmacologica appropriata dopo un IMA. Il secondo studio qui sopra citato, condotto in terra canadese alla British Columbia University, ha voluto indagare se questa disparità è riconducile a un mancato inizio della terapia farmacologia o a un problema di aderenza (3).

L’analisi retrospettiva dei dati clinici di oltre 12 mila pazienti (un terzo di genere femminile con un’età media di 72 anni e i restanti due terzi di genere maschile con un’età media di 65 anni) ha evidenziato che (dato allarmante) solo una porzione di pazienti aveva ricevuto una terapia ottimale nel primo anno dopo l’evento infartuale. Inoltre, è stata riscontrata una differenza di genere significativa nelle donne più giovani per quanto riguarda l’inizio di una terapia appropriata (65% delle donne con meno di 55 anni contro il 75% degli uomini dello stesso gruppo di età) mentre l’aderenza alla terapia è risultata simile tra uomini e donne.

Non è ancora chiaro perché le donne siano sotto trattate. E’ plausibile che sia un fenomeno multifattoriale. “Solo recentemente la ricerca si è interessata delle malattie cardiovascolari specificamente tra le donne più giovani”, commenta una delle autrici dello studio canadese. “È possibile che la percezione del rischio di esiti avversi sia ancora distorta per le donne più giovani che sono viste come una categoria di pazienti più sane e a più basso rischio”.

Il messaggio chiave indirizzato alla classe medica a fronte di queste nuove conferme è duplice. Da un lato serve ottimizzare la comunicazione ai giovani pazienti sui fattori di rischio e la prevenzione (non aspettare di educare alla prevenzione nella terza età quando ha maggiore peso la gestione della malattia, dei sintomi che quella dei fattori di rischio), dall’altro serve una maggiore attenzione alle pazienti donne al fine di superare quella differenza di genere nella gestione della malattia cardiovascolare che è superabile con una corretta educazione. Una maggiore attenzione alla prevenzione nella popolazione giovane e senza disparità di genere. Elementare! No?

 

Bibliografia

  1. XX Fragile: il cuore delle donne. Ital Cardiol 2012; 13: 379-80.
  2. Leifheit-Limson EC, D’Onofrio G, Daneshvar M, et al. Sex Differences in Cardiac Risk Factors, Perceived Risk, and Health Care Provider Discussion of Risk and Risk Modification Among Young Patients With Acute Myocardial Infarction. J Am Coll Cardiol 2015;  66: 1949-57.
  3. Smolina K, Ball L, Humphries KH, et al. Myocardial Infarction Pharmacologic Treatment Initiation and Adherence Problem for Young Women. Circ Cardiovasc Qual Outcomes Published online before print October 13, 2015.