LE ESPERIENZE ARTISTICHE NATE NELLA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE DEL REGINA MARGHERITA

Di Nicola Ferraro

La Sanità italiana che sembra fare notizia soprattutto per disservizi e casi, veri ma molto spesso presunti, di “malasanità” è invece una realtà in grado di riservare molto spesso sorprese piacevoli e in alcuni casi addirittura commoventi.
Un piccolo merito della redazione di Torino Medica è di essere diventato nel tempo una solta di antenna della Sanità, di cui poco si parla, fatta di impegno professionale ma anche di entusiasmi personali, cultura, arte, fantasia che resistono a tagli, razionalizzazioni e “spending review”. Un valore aggiunto che rende vivi, vitali e visibili modalità e concetti complessi di esercizio della professione medica come ad esempio quello della multidisciplinarità: l’unione di esperienze e formazioni specifiche diverse per raggiungere in modo più efficace (e armonico) brillanti risultati clinici attraverso l’attività di gruppo.
L’articolo che segue nasce da un contatto cercato con la redazione dalla d.ssa Antonella Anichini, neuropsichiatra infantile all’Ospedale Regina Margherita di Torino (S.C.D.U Neuropsichiatria infantile, O.I.R.M. e A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino). La notizia che ci ha portato era che in questo reparto (il suo reparto) si usano l’arte come strumento di terapia, e il teatro come mezzo di conoscenza e di riflessione sui tempi e sui modi in cui la professione neuropsichiatrica infantile viene gestita anche in funzione anti_burn-out. Il teatro quindi ha in questo caso una valenza culturale specifica nell’intercettare i bisogni professionali di chi è chiamato a dare risposte cliniche: vedi e vedi anche le nostre quattro interviste, scaricabili qui, che raccontano con emozione quest’esperienza professionale diventata nel tempo una profondissima esperienza umana.
L’articolo che segue illustra invece i tempi e i modi del Laboratorio espressivo-artistico attivo nel reparto. Ce ne parlano Elena Rainò, neuropsichiatra infantile e Maria Luisa Camurati, arteterapeuta.

 Di Elena Rainò e Maria Luisa Camurati
“…Questi bambini hanno idee spesso acute, che esprimono con vivacità e stupore, riuscendo così a trasmetterci quello che provano. Per questo i loro sforzi sono intrinsecamente opere d’arte.”
Mark Rothko

IL LABORATORIO ESPRESSIVO-ARTISTICO DEL DAY HOSPITAL PSICHIATRICO TERAPEUTICO DELL’OSPEDALE INFANTILE REGINA MARGHERITA (O.I.R.M.)
Il Day Hospital Psichiatrico Terapeutico è un Servizio della SCDU di Neuropsichiatria Infantile (attualmente diretta dal Prof. Giorgio Capizzi) che da oltre vent’anni offre, in uno spazio intermedio tra degenza e ambulatorio, un progetto individualizzato di cura altamente specialistico per piccoli e giovani pazienti (7 – 18 anni) psichicamente sofferenti.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un incremento in frequenza e in gravità della patologia psichiatrica in età evolutiva che riflette le trasformazioni sociali in atto, portando alla nostra attenzione pazienti con problematiche complesse legate a fragilità individuali, familiari ed ambientali.
I bambini/ragazzi che giungono a noi presentano gravi ritiri (scolastici o generalizzati), disturbi alimentari, disturbi del comportamento, “breakdown” adolescenziali, condotte autolesive ed anticonservative, incapsulamenti in dipendenze da video-game, gravi somatizzazioni…
Per rispondere alle nuove sfide che il lavoro di cura ci propone ogni giorno, occorre rendere più duttile e flessibile la presa in carico e creare spazi di pensiero e di risonanza in un dialogo aperto ai diversi operatori. L’équipe di cura è multidisciplinare, costituita da medici neuropsichiatri, medici specializzandi in neuropsichiatria, psicologi psicoterapeuti, infermiere pediatriche, educatori, insegnanti della scuola ospedaliera. Ciò consente un’osservazione ed una comprensione a tutto tondo del paziente, partendo da diverse professionalità e da diversi vertici osservativi. Allo stesso modo la cura è frutto dell’apporto che ciascuna professionalità, con valide competenze relazionali, può restituire al paziente e alla sua famiglia (percorso psicologico, affiancamento individuale, accoglienza ed accudimento infermieristico, attività ludico-educative, lezioni scolastiche).
Il percorso è flessibile, a seconda della gravità della situazione e dei diversi momenti della cura nello stesso paziente.
Negli ultimi anni, al fine di riavvicinare gradualmente il paziente alla vita reale, esterna all’ospedale, oltre alle attività di gioco in ospedale e alla scuola ospedaliera si è tentato di offrire esperienze di ri-socializzazione, soggettivazione e conoscenza di sé mediante laboratori che facciano scoprire al bambino/ragazzo la propria creatività, parti di sé inesplorate, attraverso nuove relazioni e legami con i pari e gli adulti.

Il laboratorio artistico
In particolare vogliamo segnalare la sperimentazione, ormai divenuta parte dell’offerta riabilitativo-terapeutica, di laboratori artistico-espressivi, che, attraverso il linguaggio artistico e pittorico, trovano uno strumento di comunicazione alternativo, che include aspetti affettivi e simbolici.
I laboratori artistici, condotti da un’arteterapeuta (Marialuisa Camurati) e da un medico specializzando in Neuropsichiatria Infantile, hanno una struttura semiaperta per adattarsi alle esigenze della presa in carico (nuovi inserimenti) ed accolgono ciascuno, un gruppo di bambini o di ragazzi in numero variabile da 5 a 8.
All’interno del laboratorio d’arte, attraverso “un’azione concreta”, si crea un prodotto reale, un’immagine o una scultura nata da un modo di sentire ed in grado talvolta di suscitare nell’autore la “sorpresa creativa” e, nell’altro, curiosità ed interesse. Ciò permette, al ragazzo di attenuare una ferita all’immagine di sé, ricercando un proprio stile e di ri-proporsi come ‘capace’, sentendosi riconosciuto. Sperimentarsi capaci genera sicurezza. Il laboratorio offre uno spazio che utilizza la dinamicità del linguaggio plastico-pittorico e consente di coniugare l’immediatezza dello strumento espressivo, le sue potenzialità di comunicazione, attuate attraverso il fare e il dare forma, con un processo che è assai più complesso e si evidenzia all’interno di un percorso stabile in cui le immagini via via prodotte diventano parte dell’evoluzione dell’individuo. Le modalità produttive all’interno del laboratorio e i soggetti rappresentati sono scelti dai bambini/ragazzi secondo un progetto personale; stimoli e suggestioni da parte dei conduttori sostengono lo sviluppo dell’immagine, inserendola in un quadro complessivo maggiormente articolato. A differenza di un progetto precostituito, il processo creativo attiva nell’individuo soluzioni inedite, concatenando azioni e pensieri. L’arte, ideata all’interno di un gruppo come quello da noi proposto in DH, genera “opere collettive”, anche se create da una singola persona. Il prodotto è infatti risultato dello scambio verbale e simbolico tra i partecipanti, che permette pensieri e movimenti proprio grazie alla relazione con l’altro.
L’attivazione dei laboratori contribuisce ad una trasformazione del contenitore-ospedale, da spazio in cui prevale la dimensione della sofferenza e della cura, a territorio nel quale anche altre valenze più leggere e meno dolorose possono essere evocate, trasformando il bambino ed il ragazzo da paziente in portatore di diverse caratteristiche e possibilità.
I materiali artistici messi a disposizione, rappresentano simbolicamente un nutrimento offerto ai ragazzi, che può essere preso ed utilizzato in maniera differenziata permettendo un’ampia gamma di esperienze espressive: pulsionale, dinamica, controllata in base alle caratteristiche di un determinato materiale (resistenza e duttilità, trasparenza e matericità, forza e fragilità…) che rimanda ai bisogni di chi lo sceglie.
La presenza dei conduttori, una arteterapeuta con formazione artistica e psico-relazionale (Marialuisa Camurati) e un medico specializzando in NPI che fa parte dell’équipe curante e conosce il paziente e l’evoluzione del suo percorso, offre la possibilità di accogliere, contenere, elaborare e restituire le comunicazioni dei partecipanti al gruppo. Ad esempio l’arte può rappresentare uno strumento per aiutare i bambini a creare immagini più strutturate in luogo di emozioni caotiche. La funzione dei conduttori nel gruppo è di favorire l’espressione coesa, che riporti sul foglio le emozioni bonificate; aiutando i bambini/ragazzi ad integrarle in rappresentazioni, favorendo quindi i processi di “mentalizzazione”.
Riportiamo un breve esempio clinico esemplificativo.
In una fase avanzata del percorso di uno dei gruppi artistici l’arteterapeuta propone di costruire un’opera collettiva allo scopo –dice ai ragazzi- di “condividere attraverso le immagini qualcosa di noi”.
Una ragazzina, che chiameremo per ovvia tutela della riservatezza col nome di fantasia di Silvia, seguita in Day Hospital dopo un lungo periodo di ospedalizzazione presso il reparto di NPI per una grave somatizzazione che l’aveva costretta in carrozzina, lancia l’idea di disegnare un murale: “una finestra da cui si affaccia una famiglia felice”. La proposta viene accolta in modo molto critico da uno degli altri ragazzi del gruppo. “Ma non tutti hanno una famiglia felice! È insensibile parlare di una famiglia felice qui in Day Hospital dove i ragazzi vengono ognuno per problemi diversi che non sappiamo.”
L’esclamazione di questo ragazzo che chiameremo per ovvia tutela della riservatezza col nome di fantasia di Dario, deriva dalla sua sofferenza personale. Egli è seguito perché ha sviluppato un disturbo alimentare restrittivo e modalità relazionali spesso improntate alla critica e al rifiuto dell’altro, in seguito ad una separazione intensamente conflittuale tra i genitori. Segue una discussione collettiva tra i ragazzi, mediata dagli adulti presenti. Le idee vengono condivise mentre si disegna. Silvia produce in modo individuale la sua “finestra da cui si affaccia una famiglia felice” esprimendo da un lato la sua nuova capacità di rappresentare legami affettivi, dall’altra il suo bisogno di idealizzare una dimensione “senza problemi”. Dario, molto pensieroso, disegna un mare azzurro sfumando lentamente il colore. Decide di ritagliare il foglio con le forbici ondulate e, mentre compie quest’azione, ha un’intuizione: il mare azzurro diventa un biglietto aereo, un biglietto aereo per tutto il gruppo, per andare a Chicago, a visitare il Museo d’arte moderna. Il viaggio che D. propone coinvolge tutti lasciando spazio all’immaginario di ciascuno. Dal progetto grandioso il gruppo passa ad una proposta più realizzabile: una visita collettiva alla GAM. Il tema del viaggio tuttavia prosegue nei pensieri e nelle parole condivise e da esso scaturisce l’opera collettiva finale: un percorso, un gioco dell’oca con “le nostre avventure”, in cui le caselle e le tappe del gioco corrispondono ad altrettanti disegni e momenti significativi di ciascun ragazzo. (VEDI FOTO).
Al termine di ogni laboratorio si offre un incontro di restituzione individuale con il ragazzo e la famiglia per ripercorrere attraverso i disegni i momenti significativi del percorso e gli operatori regalano un prodotto collettivo (poster, video, libretto….) (VEDI VIDEO).
L’attivazione dei laboratori artistici, ormai realizzata da alcuni anni grazie all’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza e al contributo della Fondazione Alta Mane Italia, ha fornito uno strumento che, integrato con gli altri elementi della cura, ha avuto una ricaduta positiva sul percorso dei giovani pazienti.

Dott.ssa Elena Rainò
Neuropsichiatra Infantile
Responsabile Day Hospital Psichiatrico SCDU-NPI- OIRM

Marialuisa Camurati
Arteterapeuta