LE INTERMITTENZE DELLA MORTE

di Mario Nejrotti
Lo scarso equilibrio nella comunicazione dei fatti e l’eccesso di sicurezza nel trarre conclusioni su fenomeni complessi possono essere molto pericolosi. Con affermazioni esagerate o poco verificate, specie su sistemi complessi si alimenta confusione e allarmismo nella popolazione.
È quanto è successo alla fine dell’anno appena trascorso, quando su dati ISTAT si è comunicato un considerevole aumento della mortalità nel 2015 rispetto all’anno precedente.
Su Avvenire.it è comparso l’11 dicembre 2015 un articolo sull’argomento.
“Dati come di guerra nell’Italia 2015. ATTENTI AI MORTI!” (vedi)
Il titolo è certamente acchiappa lettori, vezzo a cui ci hanno ormai abituato tutti i Titolisti dei media in una sorta di gara al sensazionalismo, a cui anche noi forse non abbiamo resistito, citando nel nostro, un famoso romanzo di Josè Saramago.
Si legge che nel periodo gennaio-agosto 2015 (ultimo disponibile) ci sono stati 45.172 morti in più rispetto a quelli osservati nello stesso periodo del 2014.
Si tratta di un aumento dell’11,3% e si sostiene che per avere un incremento percentuale di questo genere si deve risalire ad anni bui della seconda guerra mondiale (1943) e addirittura della prima (tra il 1915 e il 1918).
Riportando i dati disponibili su base annua si avrebbero 664mila morti nel 2015, contro i 598mila del 2014: 66mila morti in più.
I dati ISTAT non possono essere spiegati esclusivamente dal progressivo invecchiamento della popolazione, che ne giustificherebbe solo una parte ( 16mila decessi). Gli altri 50mila non avrebbero giustificazione dal puro progredire dell’età.
E allora si viene a ventilare nello stesso articolo una causa probabile e cioè la “crisi” del sistema sanitario e assistenziale nel nostro paese, lasciando intendere un pericoloso progressivo scadimento della salute di popolazione e un ulteriore incremento della mortalità.
Aiuta, invece, a rimettere i dati in una più giusta prospettiva, anche se trattandosi di morti, non ne sminuisce per nulla la gravità, una nota apparsa su Dors Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute a firma di Alessandro Migliardi(vedi).
La nota fa riferimento ad un interessante lavoro pubblicato sul sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità che esamina per il Piemonte l’eccesso di mortalità nei primi otto mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che risulta essere di 4.299 casi, pari al 13% di incremento.
Scopo del rapporto pubblicato è di indagare il fenomeno, limitatamente ai dati piemontesi, per stabilire se l’allarme sia fondato e se siano riconoscibili spiegazioni utili per suggerire rimedi. (vedi)
Le fonti locali mostrano che nella serie storica che va dal 2011 al 2015, proprio il 2014, preso a riferimento per mostrare l’incremento di mortalità del 2015, è un anno particolare in cui si è verificata una significativa diminuzione nel numero di morti rispetto alla serie storica appunto, la cui causa non è mai stata indagata adeguatamente. E certo, aggiungiamo noi, non può essere legata ad un repentino e effimero miglioramento di cure e assistenza.
Per comprendere meglio il problema invitiamo i nostri naviganti a leggere l’intero lavoro (vedi)
“L’eccesso di mortalità nel 2015: fatti e spiegazioni dai dati Piemontesi a firma Giuseppe Costa, Alessandro Migliardi, Marta Alesina, Selene Bianco, Paolo Carnà, Elena Farina,, Roberto Gnavi, Morena Stroscia,Nicolas Zengarini
Servizio di Epidemiologia di riferimento regionale, ASL TO3 Piemonte; Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, Università Torino