DOLORE E ANGOSCIA SENZA DIGNITÀ DI STAMPA

Di Nicola Ferraro
Una razionalizzazione, un taglio, una limitazione funzionale di un servizio: sono eventi sempre più frequenti che hanno sempre di più un’anonima connotazione mediatica soltanto di tipo economico, sanitario, politico. Mancano sempre più spesso riferimenti ai risvolti umani che quelle scelte comportano. I media ne parlano soltanto nei casi più gravi, di cronaca nera: in genere quando un coniuge anziano in preda alla disperazione uccide il/la convivente, da tempo malata e diventata ingestibile, per darsi a sua volta la morte. In quel caso i giornali diventano una sorta di prolungamento cartaceo della “TV del dolore”, fanno belle analisi sociologiche sulla solitudine inviolabile che spesso caratterizza la vita in città mentre i tecnici della sanità continuano a descrivere quel coniuge diventato un assassino, tanto disperato da concludere spesso il suo gesto con un suicidio, col nome agghiacciante di “caregiver”. Ma la vita non è fatta di leggi, decreti, delibere, normative, circolari e termini inglesi per dare una patina di presentabilità a vuoti istituzionali spesso drammatici. Anzi; quella cortina di carta sembra fatta apposta per nascondere la realtà alla burocrazia più ottusa, quella che si autoriproduce prostrandosi davanti ai potenti e facendo l’arrogante con chi ha bisogno di tutto.
I grandi giornali non parlano dell’angoscia diffusa per il decadimento irreversibile del welfare: preferiscono dare spazio alle scaramucce verbali tra potenti, veri e presunti, narrandole, come forma di esercizio involontario di comicità tragica, con la stessa enfasi dell’Iliade. La paura di vivere, di ammalarsi, di perdere anche la più monca parvenza di “normalità” scatenata da tagli, limature, aggiustamenti di ogni tipo si trova soltanto sull’editoria minore, quella che racconta quotidianamente il disagio, l’handicap, il bisogno e l’infinita quantità di cose che bisogna sapere per sopportare con un minimo di dignità il disagio, l’handicap, il bisogno che quel muro di carta di cui si diceva copre alla vista.
La redazione di Torino Medica ha invece solidissimi rapporti con quella rete mediatica di conoscenze specifiche finalizzate alla conquista di uno spazio di dignità civile che sarebbe strategico, oltre che giusto e opportuno, istituzionalmente dilatare. Un angolo di visuale, questo, diventato uno dei tratti distintivi di questo Ordine che ha voluto essere uno dei punti di riferimento per molte associazioni attive in questo campo.
Questa lunga ma forse non inutile premessa per dare tre notizie che sono “di servizio” ma costituiscono anche un termometro attendibile di quella crescente angoscia sociale che non trova spazio sui media paludati. La prima riguarda il destino dei diritti dei minori disabili una volta diventati maggiorenni (vedi). La seconda racconta della grande preoccupazione per le cure domiciliari a rischio dopo il passaggio alle esauste casse comunali (vedi) e la terza, le novità della legge di stabilità in vigore che riguardano i cittadini disabili (vedi).