IL FONDO EUROPEO ASILO, MIGRAZIONE E INTEGRAZIONE (FAMI)

Di Nicola Ferraro
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 20 maggio 2014 era stato pubblicato il “REGOLAMENTO (UE) N. 516/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO” del 16 aprile 2014 che istituiva il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (FAMI: vedi).
L’Autorità responsabile in Italia del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2014-2020, afferente al Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, con Decreto prot. n. 19738 del 24/12/2015 ha adottato un Avviso pubblico per la presentazione di progetti finanziati “a valere” sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 (VEDI), per potenziare la tutela della salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale in condizione di vulnerabilità psico-sanitaria.(VEDI)
Scopo dell’esistenza del Fondo FAMI è infatti la realizzazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia raggiunto anche attraverso misure comuni, espressione di una politica di asilo e immigrazione basata sulla solidarietà fra gli Stati membri che sia equa nei confronti dei Paesi terzi e dei loro cittadini. Il Consiglio europeo del 2 dicembre 2009 aveva riconosciuto che le risorse finanziarie all’interno dell’Unione dovrebbero diventare sempre più flessibili e coerenti, sia in termini di portata che di applicabilità, per sostenere l’evoluzione della politica in materia di asilo e migrazione.
L’attività del Fondo FAMI dovrebbe rispecchiare quindi la necessità di una maggiore flessibilità e semplificazione garantendo una distribuzione equa e trasparente delle risorse da utilizzare nella realizzazione di questa politica comunitaria di asilo e immigrazione.
Questa notizia è in netta controtendenza con il tenore dell’informazione circolante da qualche settimana in Italia sulle varie politiche nazionali europee adottate in ambito di immigrazione. Molto importante, a corollario di questa non esaltante valutazione mediatica, è il fatto che la politica estera comunitaria europea, improntata ad un’accoglienza orientata a soddisfare prioritariamente le necessità di chi è in condizione di bisogno più marcato (chi è “in stato di vulnerabilità psico-sanitaria”) si articoli nelle varie normative da recepire e realizzare obbligatoriamente nei diversi Stati membri: un segnale politico che meriterebbe ben altro riscontro mediatico, soprattutto di fronte ai ripetuti episodi di intolleranza e razzismo che sembrano registrarsi con preoccupante frequenza un po’ovunque in Europa.

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