MEDICI DI CURE PRIMARIE: PASSATI DI MODA?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Paese che vai, medicina di base che trovi. In un quadro di ampia variabilità, gli studi disponibili evidenziano però qualche costante: una distribuzione dei professionisti non omogenea all’interno dei Paesi, con minore presenza di medici di famiglia nelle zone rurali (1); il sospetto di possibili diversità nella visione della professione tra giovani medici che scelgono di svolgere l’attività nei grandi centri e i colleghi che optano per starne distanti (2); una diffusa prevalenza di stress e superlavoro, soprattutto a carico dei medici che operano in campagna, lontano dai centri abitati (3); l’importanza del medico di medicina generale come riferimento per l’utente, in primo luogo quale sponda per comunicare i propri problemi di salute (4).

Proprio in quest’ultimo aspetto, Allen Frances individua uno dei punti critici. Frances è medico psichiatra, molto noto per aver curato diverse edizioni dello Diagnostic and Statitical Manual della American Psychiatric Association, prima di lasciare l’incarico in polemica con gli interessi conflittuali che a suo parere ne condizionano l’elaborazione. In un articolo uscito sull’Huffington Post – risorsa con cui collabora con regolarità – Frances denuncia la propria preoccupazione: “purtroppo, i medici non conoscono più i loro pazienti: i medici di famiglia sono sopraffatti dal carico di lavoro, sono sottopagati e devono far entrare e uscire gli assistiti dal loro studio in meno di dieci minuti” (5).

C’è un’attenzione eccessiva per la medicina specialistica – sostiene Frances – concentrata sul trattamento di evidenze diagnostiche al punto da trascurare la persona malata. Il danno è molteplice: viene a mancare – o quantomeno a ridursi – l’atto stesso della cura e con questa mancanza viene meno anche il potere di guarigione che è insito nel prendersi carico dei problemi di salute del paziente.  Un’ipotesi suggestiva, che affonda le proprie radici nella competenza di uno dei più profondi conoscitori della psichiatria contemporanea. Se l’analisi fosse corretta, ci sarebbero dei riflessi negativi anche sul versante della sostenibilità del sistema: “Quanto minore è il tempo che i medici possono dedicare ai pazienti, tanto maggiore sarà la prescrizione di esami diagnostici e di terapie non necessarie, costose e spesso dannose o nocive”.

Troppa medicina specialistica: una delle ragioni principali – è sempre il parere di Frances – è nell’interesse del sistema per un’assistenza sbilanciata a favore dei più potenti centri di diagnosi e cura accademici. Difficile non essere d’accordo, di fronte ad una medicina che è sempre più strettamente legata ad una filiera di finanziamenti e pubblicazioni e nuove assegnazione di fondi che taglia inesorabilmente fuori qualsiasi attività che non si svolga in un centro ospedaliero o universitario ad alti volumi e grandi dimensioni. L’enfasi sulla medicina specialistica depotenzia le attività di prevenzione, di vigilanza precoce e di cura primaria; rende meno efficace la gestione delle patologie croniche come l’obesità o il diabete e fattori di rischio come l’ipertensione. Una sanità che assegna un ruolo preponderante alla medicina specializzata potrebbe anche favorire la sovradiagnosi e il sovratrattamento: del resto, in medicina è sempre valido il detto che “se il solo strumento di cui dispongo è un martello, tutto ciò che guardo mi apparirà come un chiodo”.

E’ davvero necessario un complessivo ripensamento che riequilibri il servizio sanitario? Nel caso, dovrebbe passare da una riconsiderazione della formazione del medico, più attenta alla conoscenza del paziente che all’apprendimento delle procedure; dovrebbe prevedere poi un nuovo disegno del sistema sanitario, tale da valorizzare la medicina di comunità ridimensionando il ruolo dell’ospedale; dovrebbe infine privilegiare i bisogni di salute della popolazione, che non sempre – o sempre meno – coincidono con quelli delle istituzioni assistenziali.

Bella sfida: difficile dire quanto possa essere condivisa.

 

Bibiografia 

  1. McIsaac M, Scott A, Kalb G. The supply of general practitioners across local areas: accounting for spatial heterogeneity. BMC health services research. 2015; 15:1.
  2. Ray RA, Young L, Lindsay DB. The influences of background on beginning medical students’ perceptions of rural medical practice. BMC medical education 2015;15: 1.
  3. Hoffmann K, Wojczewski S, George A, Schäfer WL, Maier M. Stressed and overworked? A cross-sectional study of the working situation of urban and rural general practitioners in Austria in the framework of the QUALICOPC project. Croatian medical journal 2015; 56: 366.
  4. Paddison CA, Abel GA, Roland MO, Elliott MN, Lyratzopoulos G, Campbell JL. Drivers of overall satisfaction with primary care: evidence from the English General Practice Patient Survey. Health Expectations 2015; 18: 1081-92.
  5. Frances A. We have too many specialists and too few general practitioners. Huffington post 2016; 21 gennaio. Ultimo accesso il 10 febbraio 2016.