Trasparenza della PA: un “sì condizionato” del Garante. La strada è nell’equilibrio

Il Garante della privacy dice un sì, ma “condizionato”: l’oggetto della questione è lo schema di decreto legislativo sul riordino della disciplina sugli obblighi di pubblicità, trasparenza e informazioni da parte della pubbliche amministrazioni. È chiaro che l’applicazione delle disposizioni sulla trasparenza per le PA interessa molto in questo momento amministratori e istituzioni ma implica anche un profilo di diritto fondamentale: cioè il piano della riservatezza e protezione dei dati che può essere messo in discussione da una diffusione, non adeguatamente regolamentata, di documenti che riportino delicate informazioni personali.

La notizia del pronunciamento dell’Autorità non è stata data da molte testate giornalistiche, ma è invece stata trattata dalle piattaforme specializzate: nel parere [doc. web n. 4772830], l’Autorità ritiene importante razionalizzare e rimodulare gli obblighi di pubblicazione in funzione di tre criteri essenziali: grado di esposizione dei singoli titolari di funzioni pubbliche al rischio corruttivo, funzionalità del dato da pubblicare rispetto alla effettiva necessità di conoscenza da parte dei cittadini e bilanciamento delle esigenze di trasparenza con il diritto alla protezione dei dati.

Alcuni aspetti precisi del parere riguardano per esempio la Definizione più puntuale degli obblighi di trasparenza: l’Autorità ha chiesto di precisare meglio l’estensione degli obblighi di trasparenza, definendoli in maniera puntuale e non con un generico ed indeterminato rinvio alla “normativa vigente”. A parere del Garante è irragionevole estendere automaticamente gli obblighi di trasparenza (come il mantenimento sul web per cinque anni, l’obbligo di indicizzazione, la vigilanza dell’Anac) e le relative sanzioni a tutti i dati, documenti, e informazioni resi pubblici sulla base di obblighi giuridici regolati da specifiche norme di settore, aventi spesso finalità notevolmente diverse (si pensi, ad esempio, alle pubblicazioni matrimoniali).

Vengono poi sottolineate come necessarie alcune modifiche relative alla disciplina dell’accesso modellata sull’esempio del FOIA (Freedom of Information Act vedi anglosassone che, salvo alcune eccezioni,  sancisce il diritto di chiunque di accedere a dati e documenti detenuti dalle  pubbliche amministrazioni, anche senza motivazione. Il Garante propone di accogliere l’istanza di accesso ai dati personali solo se funzionale a un interesse ritenuto prevalente rispetto al diritto alla riservatezza, ovvero oscurando i dati personali presenti. Si propone anche di escludere l’accesso a dati sensibili, giudiziari o di minori, in ragione della tutela rafforzata che l’ordinamento riconosce a tali dati.

Attenzione particolare anche per l’uso di criteri di maggiore proporzionalità per gli obblighi di pubblicazione dei dati patrimoniali per il personale pubblico (e i relativi coniugi e parenti entro il secondo grado), modulando gli obblighi di trasparenza  a seconda del ruolo e della carica ricoperta.
Lo scopo è quello di evitare – a fronte della prevista estensione ai dirigenti degli obblighi stabiliti per i titolari di incarichi politici – che ci possano essere ingerenze fuori misura nella vita privata di un ambito vastissimo di dipendenti pubblici (oltre 140 mila i dirigenti tenuti alla pubblicazione della situazione patrimoniale, senza contare coniugi e parenti fino al secondo grado).