Hate speech e web: una ricerca per mappare l’intollerenza

In Italia il dibattito pubblico che prende in considerazione l’hate speech come deriva della cattiva argomentazione, in ambito politico, religioso e di costume, ha posto l’attenzione sui rapporti di equilibrio tra libertà di espressione nei nuovi media e una progressiva regressione linguistica ad un lessico al grado zero.

A partire da modello della ‘Hate Map’ della californiana Humboldt State University, Vox – l’Osservatorio italiano sui diritti in collaborazione con le università statali di Milano, Bari e La Sapienza di Roma ha condotto un’ indagine su 2,6 milioni di tweet, considerando 6 categorie di persone (donne, omosessuali, immigrati, disabili, ebrei e musulmani): 2.659.879 tweet, rilevati tra agosto 2015 e febbraio 2016 sono stati analizzati considerando 76 termini sensibili. Tra questi, 112.630 sono i tweet negativi geolocalizzati. Il 63% esprime termini offensivi verso le donne, il 10% verso i migranti, il 10,8% verso gli omosessuali, seguiti da quelli verso gli islamici (6,6%),  le persone con disabilità (6,4%) e gli ebrei (2,2%). Rispetto alla versione precedente dell’indagine, all’ultima mappatura dell’intolleranza è stato aggiunto il cluster dell’islamofobia.

La geolocalizzazione di questi messaggi: Lombardia (16.393 tweet), Umbria (12.664 tweet) e Lazio (12.164 tweet) le regioni più “intolleranti” mentre Valle d’Aosta (37 tweet), Molise (136 tweet) e Basilicata (189 tweet) quelle più “tranquille”. Roma e Milano sono al vertice della classifica delle città più intolleranti: nella Capitale sono stati rilevati 20.755 tweet riferiti a donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani. Di questi i messaggi contro le donne sono stati 5.120, contro i migranti 1.749, contro gli islamici 1.268 e gli omosessuali 1.324. A Milano sono stati dei 15.636 i tweet intolleranti di cui 5.345 contro le donne, 1.032 a stampo razzista, 967 omofobi. Al terzo gradino Napoli, seguita da Torino e Firenze. A Torino, i tweet più numerosi sono quelli contro le donne (2.343), seguiti da quelli contro i migranti (954), da quelli omofobi (436), contro gli islamici (338), contro i disabili (252) e gli ebrei (108). A Bologna sono stati registrati soprattutto messaggi omofobi (303), a Udine contro le donne (1.369) a Palermo quelli contro i disabili (293).
Un’altra indagine condotta da Cittalia e Arci nell’ambito del progetto Prism (Preventing, redressing and inhibiting hate speech in new media), ha analizzato la diffusione di commenti di odio sul web e sui social media e su come l’hate speech sia permeato nei contesti locali. vedi

Nell’ordinamento italiano non è prevista una norma specifica destinata a sanzionare condotte discriminatorie e di incitamento all’odio per il mondo del web: un esperimento condotto dall’associazione Carta di Roma ha segnalato a Facebook cento commenti di incitamento all’odio e alla violenza. Il risultato è che 91 di questi sono stati considerati “non conformi” mentre solo nove commenti sono stati rimossi. Inoltre non esiste ancora una legislazione comune a livello europeo che dia una definizione condivisa di hate speech e molto spesso i protocolli e le Convenzioni internazionali sul tema (come la Convezione del Consiglio d’Europa sul cyber crime) non vengono applicati allo stesso modo tra gli Stati membri. vedi

Il 31 maggio scorso Facebook, Twitter, YouTube di Google e Microsoft hanno accettato di seguire un codice di condotta dell’Unione europea per affrontare i messaggi di odio on-line entro 24 ore in Europa, con l’impegno di cancellarli se ritenuti inappropriati. L’accordo vale per tutti i paesi d’Europa, mentre in Germania sono già state introdotte dallo scorso anno misure di tutela a seguito della richiesta del Ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas che ha voluto che Facebook e altri siti suoi simili rimuovessero subito messaggi razzisti contro i richiedenti asilo. “È incomprensibile che le foto di alcune parti del corpo vengono automaticamente cancellate a causa delle preoccupazioni morali, mentre le dichiarazioni razziste e xenofobe non vengono immediatamente rimosse”- così Maas ha scritto nella lettera inviata al social network.