Più trasparenza fa bene alla salute

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Più trasparenza potrebbe ridurre la corruzione e garantire maggiore valore alla spesa sanitaria. L’articolo di Andrew Jack uscito su The BMJ il 25 luglio 2016 è breve e chiaro. La prima notizia è già nella presenza di una firma del genere sulla rivista dei medici britannici: Jack è il curatore del settore sanità e farmaci del Financial Times, la principale fonte di informazione per la City londinese, e non solo. È una nuova autorevole testimonianza di quanto contino ormai gli aspetti economico-finanziari nella definizione dell’assistenza sanitaria.

La seconda notizia è nella pressione esercitata dalle industrie per porre un freno all’illegalità: altera i meccanismi ordinari della concorrenza, penalizza le aziende che rispettano le leggi, premia chi utilizza lavoro nero e corruzione per ottenere incarichi o vincere le gare. Secondo i dati di Open Contracting, un gruppo no profit statunitense, i contratti in ambito sanitario affidati dai governi mondiali “valgono” quasi 10 miliardi di dollari l’anno. È denaro a rischio, se è vero che il 57% dei casi di corruzione riguarda contratti con la pubblica amministrazione.

La terza notizia è nella proposta avanzata da Jack: rendere trasparenti i contratti è la via per disinnescare questa relazione pericolosa tra funzionari pubblici e procuratori industriali privi di scrupoli. I termini contrattuali, i criteri decisionali che guidano l’affidamento degli incarichi, i termini per l’esecuzione dei lavori: solo rendendo pubblicamente accessibili queste informazioni si può riuscire a garantire che tutto si svolga in maniera corretta. Anche gli elementi riguardanti il prezzo delle prestazioni e gli sconti concessi sono di fondamentale importanza, almeno a giudicare dai risultati ottenuti dalle amministrazioni di paesi come l’Ucraina o il Canada che hanno adottato la pratica dell’Open Contracting.

Un summit svolto nel maggio 2016 ha impegnato diverse nazioni a una contrattazione pubblica “fair, accountable, open, and transparent”. Principi inoppugnabili ma… permangono delle resistenze. Alcune dipendono dalla richiesta di riservatezza e, per esempio nel caso di spese che riguardano la sicurezza militare del paese, non è difficile negare l’esigenza di privacy. Ma lo stesso Jack accenna all’argomento sostenuto da diversi economisti per i quali la trasparenza nella comunicazione dei prezzi dei medicinali negoziati con singoli sistemi sanitari nazionali possa in qualche modo rivelarsi un deterrente per le aziende che intendessero accordare degli sconti a paesi poveri.

Il problema si è presentato anche in Italia quando l’Agenzia italiana del farmaco ha firmato clausole di riservatezza negli accordi con le aziende produttrici di farmaci antivirali per il trattamento dell’epatite C. “In base a questi accordi – ha commentato la Senatrice Anna Miotto, prima firmataria di una risoluzione approvata dalla Commissione Affari sociali nello scorso aprile – veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale il prezzo di questi farmaci ma rimaneva secretata la scontistica collegata ad alcuni scaglioni di acquisto.” Dalla discussione nata intorno al caso dei farmaci anti-epatite è stato probabilmente fatto un passo avanti: ancora incompleto, però, dal momento che si potrà ancora ricorrere alla segretezza in occasione “di casi straordinari – sia per la rilevanza terapeutica innovativa che per le dimensioni dell’impatto finanziario”.

“Se si assume il punto di vista dell’insieme dei Paesi europei, non è escluso che un singolo Paese possa guadagnarci”, ammette Giuseppe Traversa, ricercatore del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità. “Ma evitando di rendere pubblica l’informazione sul prezzo, il guadagno in un Paese è evidentemente ottenuto a scapito dei prezzi praticati in altri Paesi. Così, i singoli Stati fanno a gara per farsi un danno reciproco. La mancanza di trasparenza è pagata a prezzo di una perdita per il complesso dei cittadini europei ed è incomprensibile che questo atteggiamento sia considerato normale.”

L’impressione è che quella di una maggiore, forse assoluta, trasparenza sia una esigenza condivisa e condivisibile. L’avvento di una sanità – e prima ancora di una pubblica amministrazione – realmente aperta potrà esser forse ritardato, ma non di molte stagioni.

 

Riferimenti

Jack A. Open contracting for health services. BMJ 2016;354. Published 25 July 2016.

Traversa G. Conoscere il prezzo vero dei farmaci: un vantaggio per i cittadini europei. Ricerca & Pratica 2016;203:147.