Se al posto del diritto c’è la generosità

Di Sara Boggio

“È bello sapere che non dovremo occuparci del conto dell’ospedale”, dice al New York Times, in questo articolo, uno dei sopravvissuti alla strage di Orlando (la sparatoria che il 12 giugno scorso ha provocato 50 morti e altrettanti feriti – vedi). Ma sarà proprio così?

Il costo per le cure di emergenza e riabilitazione si aggira, al momento, intorno ai 110.000 dollari a paziente: una cifra che molti, tra i sopravvissuti, non possono sostenere e che infatti gli ospedali di riferimento, il Florida Hospital e l’Orlando Regional Medical Center, non faranno pagare. Soccorsi e follow-up potrebbero complessivamente superare i 5, 5 milioni di dollari, e la decisione di far rientrare la cifra nella contabilità delle uscite è un atto di generosità che ai pazienti ha dato grande sollievo e alla stampa americana una buona notizia (così appunto il New York Times, che nel titolo del pezzo – Cure gratis: una ‘benedizione’ per le vittime di Orlando – cita alla lettera uno dei pazienti intervistati). Il senso di solidarietà dimostrato dalla città di Orlando “è stato incredibile”, ha dichiarato al quotidiano il direttore del Florida Hospital. Le vittime riceveranno anche un risarcimento economico, in arrivo a settembre da “OneOrlando Fund”, raccolta di beneficienza che a fine agosto ammontava a 23 milioni di dollari. Ma questi risarcimenti, hanno detto gli amministratori del fondo, sono un “regalo che i beneficiari potranno spendere come vorranno”, e cioè senza nessun vincolo di destinazione.

Stando sempre all’articolo del New York Times, la cifra per la copertura delle spese sanitarie comincia a questo punto a essere motivo di preoccupazione per l’ospedale, in particolare per Orlando Health, il provider di servizi sanitari che gestisce un ampio network di strutture della Florida, tra le quali anche l’Orlando Regional Medical Center. Orlando Health conferma sia la stima dei costi a oltre 5 milioni e mezzo di dollari sia l’intenzione di non voler inviare il conto ai pazienti: il supporto di associazioni, enti e privati cittadini, ha detto alla stampa, si è già concretamente manifestato in un cospicuo tesoretto di donazioni, e ciò che manca a coprire le spese verrà ricavato da altre fonti (per esempio da un programma di rimborso per le vittime dei crimini). Tuttavia, puntualizza ancora il provider, bisogna anche prendere atto dell’eventualità di cure prolungate e delle relative conseguenze: il generoso flusso di donazioni potrebbe non essere sufficiente a coprire tutte le spese.

“Non siamo in grado di prevedere le future necessità dei pazienti, la loro situazione finanziaria e ciò che il governo locale o federale potrebbero chiederci per [sostenere] le politiche di beneficenza”, ha testualmente dichiarato l’ospedale. Quindi, se da una parte farà il possibile per garantire le cure ai pazienti e per conciliare qualità del servizio e carità (in modo “fiscalmente responsabile”), dall’altra ribadisce chiaramente che le cure gratis non saranno per sempre.

Il problema dell’accesso alle cure è noto a governo e cittadini, e un caso di cronaca dal forte impatto come la sparatoria di Orlando, negli esiti raccontati dall’articolo, non fa che ribadirne l’attualità. In un approfondimento dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato al sistema sanitario degli Stati Uniti in relazione ai paesi dell’OCSE (basato sui dati di un working paper del dipartimento dell’economia americano del 2009, all’inizio del primo mandato del Presidente Obama), si rileva come il livello di salute della popolazione e la percentuale di cittadini assicurati, e quindi in grado di pagarsi le cure, abbiano registrato un calo netto molto prima della crisi finanziaria del 2008. “Gli Stati Uniti – ricorda l’approfondimento dell’ISS – sono uno dei tre Paesi dell’OCSE, insieme a Messico e Turchia, a non avere una copertura sanitaria universale. Il numero di persone senza assicurazione è molto cresciuto negli ultimi anni, passando da 38 milioni nel 2000 a 46 milioni nel 2007” (vedi).

La riforma introdotta da Obama in ambito sanitario (l’Affordable Health Care, nota anche come “ObamaCare”) intendeva intervenire, in prima battuta, proprio sull’estensione della copertura sanitaria. Il punto sugli obiettivi raggiunti l’ha di recente pubblicato Obama di proprio pugno, a inizio agosto, su Jama (vedi). Secondo il report del Presidente i progressi numerici ci sono, ma i cambiamenti strutturali richiedono più tempo: l’appello è quello di costruire sui risultati raggiunti. Nel frattempo, a Orlando, la “benedizione” delle cure gratuite rimane a discrezione di generosità.