Vaccini tra obbligo e persuasione

“Basta con alchimisti e stregoni, i nostri asili devono avere i bimbi vaccinati”. La vaccinazione è uno degli argomenti del giorno se è vero che anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ritenuto opportuno intervenire in maniera esplicita affermandone la sostanziale obbligatorietà. Nell’intervento di metà ottobre all’assemblea dei sindaci riuniti dall’Associazione nazionale comuni d’Italia a Bari, Renzi ha indirettamente indicato nei provvedimenti adottati dalla Emilia-Romagna la “soluzione” alla indiscutibile flessione che da diverse stagioni sta verificandosi anche nel nostro Paese.

L’intervento di Renzi è stato immediatamente ripreso dal presidente dell’Istituto superiore di sanità (ISS), Walter Ricciardi che sostiene da tempo la stessa posizione, traducendo le evidenze scientifiche in una operatività molto pragmatica: “La via migliore sarebbe quella dell’informazione e persuasione, ma ormai siamo in un tale stato di pericolo elevato legato al calo delle vaccinazioni in Italia che non ci possiamo permettere di non proteggere i nostri bambini”. Al congresso della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica è stato presentato un decalogo messo a punto dall’ISS che si fonda su dieci parole chiave: sicurezza (i potenziali danni delle vaccinazioni sono trascurabili rispetto ai vantaggi), efficacia (ampiamente dimostrata dalla ricerca clinica e epidemiologica), efficienza (favorevole rapporto costi-benefici), organizzazione (programmazione, monitoraggio e tracciabilità delle coperture), etica (responsabilità morale e deontologica degli operatori sanitari, tenuti a promuovere le vaccinazioni), formazione (il sistema sanitario deve formare studenti e medici capaci di essere parte attiva nella promozione delle vaccinazioni), informazione (le istituzioni devono comunicare con i cittadini), investimento (considerato il loro valore aggiunto, il servizio sanitario deve investire adeguatamente sui vaccini), valutazione e futuro (la ricerca – “anche indipendente” – deve costantemente vigilare su sicurezza, efficacia, utilità e equità d’accesso alle vaccinazioni).

Una delle frasi chiave della posizione del presidente dell’ISS è quella che – pur ammettendo che “la via migliore sarebbe quella dell’informazione e della persuasione” – occorre far presto e mirare all’obiettivo principale: quello di garantire la massima copertura vaccinale, anche a costo di obbligare le famiglie a vaccinare i propri figli. Il punto è che, purtroppo, non esistono prove certe che una politica sanitaria prevalentemente coercitiva garantisca risultati migliori di una prassi persuasiva. Al riguardo, infatti, le evidenze che derivano dagli studi metodologicamente più rigorosi non sono univoche. E’ tornato a parlarne un esperto del calibro di James Colgrove, docente presso la Mailman School of Publich Health della Columbia University di New York. In un articolo uscito sul New England Journal of Medicine il 6 ottobre 2016 (1), Colgrove affronta il problema dell’obbligatorietà delle misure di medicina preventiva in un’ottica storica, ricordando diversi episodi in cui i provvedimenti di sanità pubblica hanno toccato un punto di massima tensione in rapporto alla tutela delle libertà individuali (aspetto particolarmente sentito negli Stati Uniti).

Dalla lettura della sintetica ma puntuale panoramica di Colgrove non si esce con alcuna certezza su quale sia la policy preferibile per superare la cosiddetta “esitazione vaccinale”. Diversi studi hanno mostrato i limiti di un approccio assertivo da parte del sistema sanitario (2), sostanzialmente in linea con altre ricerche che sono giunte a conclusioni simili, arrivando a sconsigliare una comunicazione che faccia leva sulla paura delle conseguenze della mancata vaccinazione (3). Si tratta di una questione talmente complessa che difficilmente può trovare soluzioni che non siano altrettanto articolate: lo stesso “decalogo” dell’ISS sembra ammettere l’impraticabilità delle scorciatoie.

In altri termini, come sembra confermare un’altra rassegna recente (4), è necessario identificare i cluster di resistenza vaccinale (come spiega lo stesso Colgrove la resistenza è oggi molto più dettata da motivi “culturali” che religiosi), definire contenuti di comunicazione ritagliati sul tipo di atteggiamento che il medico si trova di fronte nel colloquio con i genitori, investire anche economicamente perché il personale sanitario abbia modo –  sia nella medicina generale, sia nei centri vaccinali – di confrontarsi con l’utenza con modi e tempi adeguati.

Una parola che forse potrebbe utilmente trovare spazio nel decalogo dell’ISS è ascolto: come leggiamo sul New England, l’obbligo può funzionare come la rete per gli acrobati, ma non si dovrebbe mai arrivare, su certe questioni così delicate, a camminare sul filo…

Bibliografia

  1. Colgrove J. Vaccine refusal revisited. The limits of public health persuasion an coercion. N Engl J Med 2016; 375: 1316-7.
  2. Opel DJ, Heritage J, Taylor JA, et al. The architecture of provider-parent vaccine discussions at health supervision visits. Pediatrics 2013; Oct 1:peds-2013.
  3. Nyhan B, Reifler J, Richey S, Freed GL. Effective messages in vaccine promotion: a randomized trial. Pediatrics 2014; 133: e835-42.
  4. Salmon DA, Dudley MZ, Glanz JM, Omer SB. Vaccine hesitancy: causes, consequences, and a call to action. Vaccine 2015; 33: D66-71.