Psichiatria

Psichiatria di precisione?

Di Sara Boggio

Secondo quanto riporta un recente intervento del Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP), Carlo Mancacci, per Sanità24 (vedi), la medicina di precisione “non è così lontana e, come in oncologia, sarà la nuova frontiera” anche per la psichiatria.

L’approccio di precisione parte naturalmente dalla diagnosi. I parametri per individuare i trattamenti più adeguati dovrebbero includere, oltre alla valutazione dettagliata dei sintomi riportati dal paziente, i dati relativi a determinati biomarcatori e quelli derivati dalle tecniche di neuroimaging cerebrale. Dovranno inoltre essere presi in considerazione i dati di farmacodinamica, per valutare fin dall’inizio la relazione tra il principio attivo del farmaco e i recettore su cui interviene. Questo è lo scenario che Mancacci prevede per affrontare con maggiore efficacia le malattie mentali, soprattutto la depressione – uno scenario di cui si è approfonditamente parlato in occasione del Convegno “Le depressioni”, promosso dalla Sip qualche tempo fa (vedi).

Il fine è cercare di rendere le terapie farmacologiche più efficaci minimizzando il rischio degli effetti collaterali. Oggi, nell’attuale panorama del mercato degli psicofarmaci, “le terapie vengono personalizzate sulla base di pochi parametri ‘artigianali’ – spiega ancora Mencacci – non sempre frutto di linee guida o solide evidenza scientifiche. […] Ma, di fatto, non si utilizza un algoritmo preciso per la prescrizione e l’estrema variabilità dei farmaci impiegati lo dimostra”.

Anche se “alcuni di questi parametri dovranno essere valutati meglio”, secondo il Presidente della Sip “la strada è tracciata”. A ogni paziente, sulla base delle sue specifiche caratteristiche, dovrà essere abbinato il principio attivo più adeguato, così da poter prescrivere sin dall’inizio la terapia idonea.

In attesa del supporto dei dati di precisione, Sanità24 mette a disposizione un “decalogo” di regole per prevenire la depressione, definite dalla stessa Sip e pensate per medici di famiglia, specialisti, pazienti, familiari (vedi): indicazioni generali, ma sempre valide. Ai professionisti viene raccomandato di cercare di diminuire i tempi della diagnosi, attualmente assestati intorno ai due anni, di insistere per una formazione più accurata, sia per gli specialisti sia per le figure che, prima di loro, potrebbero avere un ruolo determinante nel riconoscere i sintomi e nell’indirizzare la persona in difficoltà (dai medici di medicina generale a “ogni altra specialità possa ‘interagire’ efficacemente con pazienti affetti da disturbi e malattie mentali”), di avviare campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte al pubblico generale, e infine di “individuare preventivamente il rischio di stigma e vergogna per i malati” (di malattia mentale e stigma, su queste pagine, si è parlato qui; altri interventi sulla depressione qui e qui).

Altrettante linee guida sono date ai pazienti e ai familiari, ai quali si raccomanda di curarsi “bene” (seguire le indicazioni del medico, evitare l’interruzione dei trattamenti, evitare il fai-da-te), di prestare attenzione ai campanelli d’allarme, in generale di seguire uno stile di vita sano (che includa attività fisica, alimentazione corretta, adeguata quantità di ore di riposo e adeguata qualità del sonno), e infine di informare le persone care: non avere mai paura di “confidarsi e parlarne”.