Trasfusioni di sangue infetto: il Ministero della Salute pagherà?

Di Sara Boggio

Il Ministero della Salute dovrà risarcire i danni da emotrasfusione che hanno provocato epatite B, C e HIV a centinaia di cittadini. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Roma con la sentenza n. 2270/2017, che a oltre dieci anni di distanza dalla condanna del 2006, ne conferma esito e motivazioni rigettando il ricorso del Ministero, secondo il quale la responsabilità doveva essere attribuita alle singole Regioni (così come riportata dall’Ansa, vedi, la nota stampa è stata diffusa da vari quotidiani: vedi, vedi).

“È competenza del Ministero della Salute – hanno ribadito i giudici – l’esercizio di controllo e di vigilanza sulla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e sull’uso degli emoderivati”, per cui spetta al Ministero, e non alle Regioni, rispondere dei danni ai sensi dell’ ex art. 2043 del codice civile. Per quantificare la cifra del risarcimento ci vorrà un altro giudizio, ma siccome il verdetto risponde all’azione legale di oltre 300 malati, o loro eredi, configurandosi quasi come “class-action”, la somma complessiva potrebbe sfiorare, secondo alcuni osservatori, i 30 milioni di euro (vedi).

I danni da emotrasfusione rientrano nell’ambito della farmacovigilanza e riaprono un capitolo ampio, controverso e di vecchia data, del quale le ultime note stampa si limitano a dare cenno e sul quale fare chiarezza non è semplice.

Ciò che occorre innanzitutto rilevare è che non si tratta della prima sentenza del caso.

La sentenza che per la prima volta afferma la responsabilità extracontrattuale del Ministero della Salute (allora Ministero della Sanità) per i danni da contagio post-trasfusionale risale al 1998 (è la n. 21060, sempre da parte del Tribunale di Roma, Sezione II civile: vedi). I pronunciamenti successivi sono stati numerosi e hanno visto ora ribaltare ora confermare le responsabilità del dicastero, in una sorta di duello tra ricorsi in appello e interventi della Cassazione ormai ventennale. La pronuncia di maggiore rilievo da parte della Cassazione è la sentenza a Sezioni Unite n. 581 dell’11 gennaio 2008, in cui si afferma che “la responsabilità del Ministero decorre anche in casi di infezione da virus dell’epatite C e HIV dalla scoperta del virus dell’epatite B (e, quindi, al più tardi dal 1970)”. Le pronunce giurisdizionali più importanti, con i testi delle relative sentenze, si possono leggere qui (tra queste anche la sentenza del 2006, appena riconfermata, contro cui il Ministero aveva appunto presentato ricorso: vedi).

Siccome i giudizi favorevoli al risarcimento danni sono stati finora ignorati dal Ministero, molte di queste cause sono note anche alla Corte Europea dei Diritti Umani: Strasburgo ha più volte condannato l’Italia a risarcire i cittadini infetti per emotrasfusione, sottolineando che “la legislazione italiana è più che sufficiente alla definizione dei casi” e imputando allo Stato anche la responsabilità dei danni morali per i tempi eccessivamente lunghi della giustizia (vedi). Un servizio che riscostruisce la vicenda (e le sue fitte ombre) in occasione dell’ultimo pronunciamento della corte europea è stato pubblicato, circa un anno fa, dal Corriere della Sera (vedi).

Per quanto riguarda i riferimenti normativi, va invece precisato quanto segue: in caso di danno da emotrasfusione, bisogna distinguere tra l’indennizzo dovuto in base alla legge n. 210 del 1992 e il risarcimento del danno ex art. 2043 del codice civile. Il primo “assume il significato di misura di solidarietà sociale cui non necessariamente si accompagna una funzione assistenziale”, mentre il secondo – quello che risponde all’ex art. 2043 del codice civile, e a cui fa capo l’ultima sentenza del Tribunale di Roma – trova “presupposto nell’accertamento di una responsabilità colposa o dolosa dell’amministrazione” (come spiega lo stesso Ministero: vedi).

Secondo alcuni osservatori, la sentenza appena emessa “mira ad imporsi nel panorama giurisprudenziale con forza e decisione, venendosi a collocare in un periodo storico di riforme e cambiamenti in materia di responsabilità medica”. Si ritiene perciò che le richieste di risarcimento, oltre che finalmente assolte, possano addirittura incrementare (vedi).