La presidenza americana, tra salute personale e pubblica

Di Sara Boggio

La salute delle persone che ricoprono incarichi di grande responsabilità e potere è in genere attentamente tutelata, anche dal punto di vista della privacy. Il riserbo sulla salute dei presidenti americani, per esempio, ha una lunga storia, che un articolo del New Yorker prova a riassumere a partire, in realtà, da un approccio tutt’altro che discreto: l’anamnesi del presidente in carica e la valutazione delle sue potenziali conseguenze (visto che per l’impeachment non bastano né la mancata dichiarazione dei redditi né i conflitti di interesse, si chiede sostanzialmente l’articolo, potrebbe fare al caso il suo stato di salute? Vedi).

“Nessuno alla Casa Bianca vuole enfatizzare la circostanza che il Presidente possa essere troppo ammalato per assolvere alle proprie responsabilità”, dice, ed è ovvio, Robert E. Gilbert, docente di scienze politiche presso la Northeastern University specializzato proprio in ‘salute presidenziale’. Eppure la salute dei primi cittadini risulta spesso compromessa. La pelle ambrata di John F. Kennedy era ritenuta un segno di vigore, racconta Gilbert, e invece era una conseguenza del morbo di Addison, una disfunzione endocrina tenuta nascosta per decenni, a causa della quale il Presidente doveva assumere regolarmente diversi medicinali.

Ciò che non è possibile nascondere è “lo sforzo fisico assoluto” a cui la carica presidenziale è sottoposta, sostiene l’articolo. E naturalmente anche mentale. Michael Roizen, direttore del Wellness Institute della Cleveland Clinic, ha studiato le cartelle cliniche di tutti i presidenti statunitensi, a partire da Roosevelt. La conclusione tratta è che il male più diffuso è l’assenza di persone alla pari con cui confrontarsi e da cui ricevere conforto, condizione che riassume nella diagnosi di unrequieted stress: “stress non corrisposto”, non bilanciato da sforzi reciprocamente condivisi. (Uno studio del 2015 condotto presso la Harvard Medical School ha analizzato le aspettative di vita di 540 uomini politici in 17 paesi, deducendo che nel caso dei leader eletti la media si riduce di 2,7 anni rispetto a quella dei candidati non eletti: vedi).

Ma che cosa succede se il Presidente non sta bene? La Costituzione americana, e non solo, ha previsto la circostanza di morte (da cui l’istituzione della vice presidenza), ma non ha tenuto ben in conto un caso meno tragico e tuttavia più complesso: il caso di un presidente vivo ma malato. Proprio a questo scopo, nel 1967, è stato aggiunto il venticinquesimo emendamento, sezione IV, secondo cui un presidente può essere rimosso dalla carica qualora non sia “in grado di assolvere ai compiti previsti dal proprio ufficio”. A stabilirlo possono essere o il vice presidente e una maggioranza del gabinetto dei segretari, oppure un corpo del congresso appositamente deputato, per esempio un gruppo di medici. Se il presidente si oppone, il Congresso ha tre settimane di tempo per risolvere la questione, con un voto che richiede due terzi di maggioranza in entrambe le camere, senza ulteriore appello.

Tornando al presidente attualmente in carica: ci sono state varie speculazioni sullo stato di salute, fisico e mentale, di Donald Trump. Durante la campagna elettorale si è saputo quanto è alto e quanto pesa (al di sotto della soglia di obesità ma sovrappeso). Il suo medico, in linea con i toni superlativi della campagna, ha definito i risultati dei suoi test di controllo “sorprendentemente eccellenti” (citando solo aspirina e statine nel kit di medicine quotidiane). Trump, del resto, dice di sé di dormire poco (4 ore al massimo) e non ha problemi ad ammettere la propria passione per carne rossa e McDonald’s. La dichiarazione più compromettente, da questo punto di vista, è stata quella secondo cui “le persone, come le batterie, nascono con una quantità limitata di energia” che, secondo il Presidente, sarebbe meglio conservare anziché bruciare facendo sport (sulle parole di Trump come fattori di rischio per la salute, vedi anche questo link). Affermazioni su cui più di un tabloid ha montato titoli a tutta pagina, vignette, tweet (vedi). Senza peraltro aggiungere niente all’ipotesi impeachment. Per la quale, più che la salute personale, andrebbe piuttosto chiamata in causa la politica in materia di salute pubblica (dall’autorizzazione per l’oleodotto nella riserva di Standing Rock all’abolizione del piano per il contenimento di emissione di anidride carbonica, entrambe di poche settimane fa: vedi e vedi).