Cambiamento climatico: modificare il sistema dei trasporti per mitigare l’impatto sul clima

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Di Sara Boggio

“L’eccessivo utilizzo dei trasporti su strada e la quasi totale dipendenza degli stessi dal petrolio determinano una importante emissione di gas ad effetto serra. Agire su questo permetterebbe di ridurre l’incremento delle temperature legato al cambiamento climatico, e migliorare quindi direttamente la salute della popolazione”. Questo è quanto ribadisce un articolo del Gruppo di studio sulle patologie correlate all’inquinamento ambientale dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP), pubblicato nella rivista «QuaderniACP» (vedi). Secondo l’articolo il sistema dei trasporti europeo – considerato nel suo insieme di veicoli stradali, treni, navi e aerei – “è responsabile dell’emissione di un quarto dei gas ad effetto serra dell’Unione Europea, e contribuisce in maniera preponderante anche all’emissione di ossidi di azoto”. Il settore dei trasporti sarebbe inoltre l’unico comparto economico del territorio europeo in cui i livelli di gas serra, oltre a essere aumentati “in modo significativo negli ultimi anni”, sarebbero destinati a incrementare anche negli anni a venire.

La messa a punto di motori più efficienti, con la conseguente riduzione dei consumi di carburante, non sarebbe infatti sufficiente a contenere l’inquinamento globale che, nei prossimi decenni, continuerà a essere alimentato sia dall’aumento di passeggeri che di merci (“entro il 2050, il trasporto passeggeri crescerà di oltre il 50% e il trasporto merci dell’80% rispetto ai livelli del 2013”, sostiene lo studio citando a tal proposito le stime della European Environment Agency, incluse nel report “Segnali 2016 – Verso una mobilità pulita e intelligente”: vedi).

Per invertire i trend, i fronti su cui l’ACP ritiene urgente intervenire sono “il passaggio a un sistema di trasporti a bassa emissione” e, per gli spostamenti brevi, l’“incremento della mobilità attiva (a piedi o in bicicletta)”.

In Europa il trasporto su strada prevale su tutti gli altri, sia per le merci che per le persone, e si serve di carburante diesel nel 70% dei casi, mentre “veicoli elettrici e ibridi, pur essendo in continuo lieve aumento, rappresentano soltanto l’1,3% di tutte le nuove vendite” (vedi). In Italia la situazione è simile a quella descritta a livello europeo. In 15 anni – dal 2000 al 2015 – il numero di autoveicoli è aumentato del 21% e la stima attuale riferisce di 614 unità ogni 1.000 abitanti (vedi). Anche nel nostro paese prevale il trasporto stradale (nel caso delle merci, più dell’80% viaggia su strada: vedi). Questi dati, tradotti in emissioni, corrispondono a gas serra (in misura pari al 23% del totale emesso a livello nazionale), ossidi di azoto (derivati in prevalenza da motori diesel, in misura pari a circa 50% delle emissioni totali) e materiale particolato (pari al 13% del totale. Tutti i dati si riferiscono al 2014: vedi).

Secondo il XII Rapporto Qualità dell’ambiente urbano condotto dall’ISPRA, e relativo al 2016, la metà dei cittadini europei usa l’automobile tutti i giorni, “mentre solo il 12% usa la bicicletta ed il 16% il trasporto pubblico”. In Italia, la percentuale di chi usa l’auto quotidianamente è del 66%.

Per incidere su questi trend, l’ACP ricorda il lungo elenco di azioni che occorrerebbe compiere, dal miglioramento della pianificazione urbana allo sviluppo della ricerca nell’ambito dell’innovazione e della tecnologia, dalla diffusione di carburanti a basso impatto a un’applicazione più rigorosa di regole già esistenti. L’impegno maggiore, secondo l’ACP, si deve concentrare da una parte nel passaggio del trasporto dalla strada alle rotaie, dall’altra alla diffusione della mobilità alternativa, che corrisponde in realtà alla più antica che c’è: le gambe e le due ruote. E se il primo punto deve essere gestito da politiche nazionali e sovranazionali, il secondo può essere favorito anche dalle “amministrazioni locali, sulle quali ognuno di noi può esercitare una importante pressione”. Chiedendo per esempio che lo spazio riservato a carreggiate e parcheggi sia ridisegnato per includere piste ciclabili e aree pedonali. A Siviglia, rileva l’ACP, la pianificazione di piste ciclabili ha consentito di ridurre la concentrazione di ossidi di azoto del 30% e del 20% quella di materiale particolato, “decuplicando in pochi anni il numero di cittadini che circolano in bicicletta”; così è successo a Lubiana, che l’anno scorso ha ricevuto il riconoscimento di capitale verde d’Europa. La conclusione, infatti, è che “non si tratta solo di idee”, e che “molto dipende anche da noi”.

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