Antidepressivi per minori: un libro di denuncia e le raccomandazioni dell’Aifa

Di Sara Boggio 

Domenica 21 maggio al Salone del Libro è stato presentato un testo dedicato alla ‘medicalizzazione dell’infanzia’ e alle controverse criticità correlate, di natura clinica ed etica (Salviamo Gian Burrasca, Terra Nuova Edizioni 2017). L’autore, Luca Poma, è giornalista, scrittore e docente (insegna Relazioni Pubbliche all’Università LUMSA di Roma e Sistemi sanitari e medicine tradizionali nel Master di primo livello dell’Università di Milano Bicocca). Poma è anche l’ideatore, e portavoce per l’Italia, di “Giù le Mani dai Bambini”, comitato dedicato all’attività di farmacovigilanza per l’età pediatrica in Europa (vedi).

Il libro, uscito poche settimane fa per Terra Nuova Edizioni, ripercorre la sfida di “un gruppo di genitori, medici, psicologici, educatori e giornalisti contro il marketing aggressivo delle multinazionali farmaceutiche, responsabili della crescente medicalizzazione dell’infanzia e dell’indiscriminata somministrazione di psicofarmaci a bambini e adolescenti”. La tesi di fondo, sostenuta attraverso documenti e testimonianze dirette, è che il mercato delle multinazionali farmaceutiche abbia tutte le intenzioni, e l’interesse commerciale, di “amplificare i problemi psicologici, comportamentali e di apprendimento dei minori”.

Qualche giorno prima della presentazione al Salone, Giù le Mani dai Bambini ha diffuso un comunicato stampa in cui la ‘notizia’ non è tanto la promozione del testo, lasciata in coda, quanto la recentissima dichiarazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sull’impiego degli antidepressivi in età pediatrica ed evolutiva e sui rischi che derivano dalla paroxetina.

“Si ritiene utile – scrive l’Aifa nella sezione “Sicurezza” del proprio sito – richiamare l’attenzione dei medici prescrittori circa l’utilizzo dei medicinali antidepressivi ed in particolare sulla pericolosità in bambini ed adolescenti. Si ricorda che nelle informazioni relative a questi medicinali (Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e Foglio Illustrativo) è stato segnalato che la paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età per mancanza di significativi dati di efficacia a fronte di un aumentato rischio di comportamento suicidario e atteggiamento ostile” (vedi). Quest’ultima informazione è stata inserita dopo la revisione europea, che si è conclusa nel 2005, sulla sicurezza di paroxetina ed altri antidepressivi in età pediatrica.

La dichiarazione dell’Aifa cita anche due metanalisi del 2016 che hanno preso in esame i dati di trial clinici randomizzati su efficacia e sicurezza degli antidepressivi in età pediatrica. La prima ha rilevato che il rischio suicidario e di aggressività, tra bambini e adolescenti, è doppio rispetto al rischio rilevato negli adulti.

La raccomandazione dell’Aifa sui medicinali che contengono paroxetina è quindi di “attenersi scrupolosamente a quanto già riportato nel foglio illustrativo e nel Riassunto delle caratteristiche del Prodotto”.

Il produttore della paroxetina è l’inglese GSK-GlaxoSmithKline, che secondo la ricostruzione di “Giù le Mani dai Bambini” aveva diffuso prove di efficacia sostenute da dati falsati in uno studio del 2001 e per questo era stata denunciata per frode, prima dalla Procura Generale di New York poi dal Dipartimento di Giustizia americano (qui, e vedi anche qui). Lo studio è stato poi riesaminato alla luce dei dati originari in un articolo pubblicato dal British Medical Journal nel 2015: l’articolo conferma che i rischi associati alla somministrazione della paroxetina in età adolescenziale, inclusa l’ideazione suicidaria, sono “clinicamente significativi” (vedi).

Secondo Poma la dichiarazione dell’Aifa – che attesta una presa di posizione chiara sul profilo di sicurezza di una molecola che è stata oggetto di “una delle più eclatanti truffe del settore farmacologico degli ultimi anni” – potrebbe segnare “un nuovo corso”, perché “la scienza ha molto da dire, in termini di soluzioni di comprovata efficacia, anche senza dover sbrigativamente somministrare una pillola di psicofarmaco a un bambino di 6 o 8 anni o a un’adolescente”.