Pillola anticoncezionale e costi

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Di Sara Boggio

Decisa dalla Commissione tecnico-scientifica dell’AIFA nel novembre del 2015 ed entrata in vigore a luglio dell’anno scorso, la riclassificazione della pillola anticoncezionale dalla fascia A (a carico del Servizio Sanitario Nazionale) alla fascia C (a carico del cittadino) interessa oltre una decina di prodotti (progestinici di terza generazione come Triminulet®, Planum®, Ginoden®, Milvane®, Etinilestradiolo e Gestodene Mylan Generics®, Estmar®, Practil®, Brilleve®, Gestodiol®, Kipling®, Minulet®).

Secondo un articolo del Fatto Quotidiano, il ritiro della pillola anticoncezionale dai farmaci mutuabili ha determinato, in questi primi dieci mesi, una riduzione delle prescrizioni che si teme correlata a un maggior rischio di interruzione della gravidanza (vedi).

Il Sindacato dei medici di famiglia (Smi), per voce del segretario generale Pina Onotri, ritiene che la decisione rappresenti “un passo indietro inaccettabile”: “Come medico e come donna – ha detto al Fatto – contestiamo questi ulteriori tagli, risibili in termini di economia, ma che rivestono una forte connotazione politico-culturale”.

La decisione, si diceva in incipit, è dell’AIFA, che ha competenze dirette in materia di rimborsabilità dei farmaci, e che avrebbe sostenuto la manovra in virtù del “profilo di sicurezza”: gli anticoncezionali orali a base di ormoni progestinici (quelli ritirati dalla fascia A) sarebbero associati a un maggiore rischio di tromboembolia.

Sul portale dell’AIFA, però, le più recenti note informative sul rischio di tromboembolia associata all’assunzione di anticoncezionali orali è di tre anni fa, riguarda soltanto i contraccettivi ormonali combinati (che contengono sia ormoni progestinici che estrogeni) e pur riportando un aggiornamento più dettagliato dei rischi, stilato in accordo con l’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali), ribadisce che “il rischio complessivo di formazione di un coagulo di sangue con l’uso di qualsiasi contraccettivo ormonale combinato è basso per la maggior parte delle donne” (vedi). Nel documento di domande e risposte rivolto alle consumatrici, l’AIFA ritiene “importante ricordare che i contraccettivi ormonali combinati sono medicinali molto efficaci per prevenire gravidanze indesiderate” e che “per la maggior parte delle donne questi farmaci offrono benefici che superano di gran lunga il piccolo rischio di gravi effetti collaterali” (vedi). Note di sicurezza di aumentato rischio sui soli progestinici di ultima generazione non ce ne sono.

Tornando a quanto riferisce il quotidiano, che sul tema ha ascoltato l’opinione a una serie di medici di famiglia della Lombardia, i prodotti passati alla fascia C rappresentano il 10% del mercato, costituito per la maggior parte dai cittadini meno abbienti. Il problema maggiore sarebbe quindi correlato all’incremento di interruzioni di gravidanza, anche clandestine: condotte “non in ambito pubblico ma in strutture private, quindi in centri non autorizzati dal punto di vista legale, ma che garantiscono l’operazione in due o tre giorni di tempo” (secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, sottolinea l’articolo, “in Italia i ginecologi obiettori che non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza prevista dalla legge 194 del 1978, si aggirano intorno al 70%”: vedi qui; vedi anche questo articolo di Quotidiano Sanità, che fa riferimento al report del Comitato per i Diritti Umani dell’ONU: l’interruzione volontaria di gravidanza è citata ai punti 16 e 17).

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