Etiche a confronto: il parere del Cnb

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È recente la pubblicazione del parere del Cnb (Consiglio nazionale di Bioetica) “I comitati per l’etica nella clinica” (http://www.iss.it/binary/pres/cont/CNB.pdf) che si innesta a pieno titolo nel dibattito etico e politico in atto. (Altri 3 documenti del Cnb sono stati già dedicati all’attività dei comitati: 1992, 1997, 2001. In questi documenti si faceva riferimento alla necessità di differenziare due competenze etiche di intervento: quella sulla ricerca e quella sull’assistenza).
Come si legge nelle premesse di questo parere “I Comitati etici sono, ormai, profondamente radicati e diffusi nelle nostre strutture sanitarie, eppure sembra che non riescano mai ad uscire da una perenne condizione di precarietà. Precarietà culturale, perché, anche se hanno consolidato e istituzionalizzato il ruolo della bioetica nella società, finiscono a volte per dare l’impressione di averla trasformata in una rigida routine burocratica distante, con i suoi ordini del giorno e i suoi rituali, dalle attese di chi soffre. Precarietà giuridica, perché, anche se la Legge 8 novembre 2012 ha definito una cornice comune di operatività sul piano nazionale, restano ancora rilevanti le differenze tra regione e regione, e restano ancora largamente indefiniti i compiti che esulano dalla valutazione dei protocolli di sperimentazione”.
Negli anni Ottanta in Italia si intravedevano alcuni organismi assimilabili a Comitati etici, istituiti a livello regionale, universitario o di enti pubblici (con forme di auto-organizzazione e auto-normazione) ma erano privi di coordinamento e di un quadro normativo comune. Quando nel 1998 il Decreto ministeriale li ha ufficializzati, la loro funzione era legata essenzialmente al dibattimento delle sperimentazioni cliniche dei medicinali. Ma cosa sono esattamente questi Comitati Etici ?
Sono “organismi indipendenti che hanno la responsabilità di garantire la tutela dei diritti, della sicurezza e del benessere delle persone in sperimentazione e di fornire pubblica garanzia di tale tutela. Ove non già attribuita a specifici organismi, i comitati etici possono svolgere anche funzioni consultive in relazione a questioni etiche connesse con le attività scientifiche e assistenziali, allo scopo di proteggere e promuovere i valori della persona. I comitati etici, inoltre, possono proporre iniziative di formazione di operatori sanitari relativamente a temi in materia di bioetica”. La Legge 8 novembre 2012 stabilì che, entro il 30 giugno 2013, ciascuna Regione dovesse provvedere a riorganizzare i Comitati etici del proprio territorio. In base a tale Legge «[…] la competenza di ciascun Comitato può riguardare, oltre alle sperimentazioni cliniche dei medicinali, ogni altra questione sull’uso dei medicinali e dei dispositivi medici, sull’impiego di procedure chirurgiche e cliniche o relativa allo studio di prodotti alimentari sull’uomo generalmente rimessa, per prassi internazionale, alle valutazioni dei Comitati» (art. 12, comma 10, lett. c). Ma la realtà attesta comunque un’attività dei comitati polarizzata sulle sperimentazioni e un ruolo marginale e tendenzialmente residuale attribuito dall’ assetto normativo all’etica clinica. Perché è importante questo ultimo pronunciamento del Cnb? Innanzitutto perché tocca a fondo i nuovi bisogni di salute e le istanze di autodeterminazione dei cittadini. Scegliere una cura, una terapia, un programma farmacologico, o semplicemente esercitare un intervento di orientamento del pensiero in ambito etico: queste azioni riguardano da vicino la vita delle persone e possono innescare- su scala ridotta- questioni cruciali di pertinenza del diritto familiare, e -su scala più ampia – dibattiti accesi e controversi in materia biopolitica e deontologica.
Il Cnb ha deciso di intervenire in un quadro molto complesso proprio per far luce sulla “valutazione di tutti quegli aspetti della pratica clinica che non riguardano direttamente i protocolli di sperimentazione diagnostica, terapeutica e riabilitativa”. Inoltre quando il regolamento 536/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea riguardante le sperimentazioni cliniche sarà pienamente operativo, i comitati, già ridotti di numero a partire dal 2012, avranno molte difficoltà ad occuparsi di altre problematiche, e in particolare di questioni di etica clinica che potrebbero diventare sempre più stringenti. L’eventuale approvazione del disegno di legge, attualmente in discussione in Parlamento sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento, potrebbe radicalizzare ulteriormente alcune cruciali problematiche.

L’intervento del Cnb ruota quindi intorno al riconoscimento applicativo dell’etica clinica che assume un’innegabile rilevanza in tutte le situazioni in cui entrano in gioco le dimensioni più profonde della persona(nascita, malattia, fragilità, debolezza, sofferenza, dolore, morte). La valutazione di un farmaco non risponde agli stessi parametri dell’attuazione di una pratica terapeutica e non può esaurire l’ambito di intervento etico.
La cura che il legislatore, sotto gli impulsi dell’Unione europea, sta dedicando all’esigenza di rendere sempre più omogenei, razionali ed efficienti i Comitati di etica per la sperimentazione – si legge nel documento– dovrebbe essere impiegata anche per definire lo spazio specifico dei Comitati di etica per la pratica clinica, favorendo proprio la tendenza opposta a una maggiore flessibilità e duttilità.

(Fonti
http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2017-05-23/la-bussola-comitati-etici-i-pazienti-114324.php?uuid=AENpsTRB;
http://www.iss.it/binary/pres/cont/CNB.pdf

 

 

 

 

 

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