Statine, dopo i 75 anni più rischi che benefici?

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A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Nell’arco di tempo compreso tra il 1999 e il 2012 la percentuale di individui con più di 79 anni sottoposti a terapia con statine per motivi di prevenzione primaria è quasi quadruplicata (dall’8,8% al 34,1%) (1). Tuttavia, mentre esistono evidenze solide sul loro impiego in soggetti con pregresse patologie cardiovascolari, non è chiaro se la somministrazione di statine a individui sani (da un punto di vista cardiovascolare) determini più rischi o benefici. Recentemente la questione è stata affrontata da Gregory Curfman, editor del JAMA Internal Medicine, in un articolo di commento a uno studio sul tema (2). In particolare, l’autore ha raccolto le poche evidenze disponibili in merito, concludendo che i rischi associati alla terapia sono molteplici e che dovrebbero essere presi in considerazione nel momento in cui la si prescrive. Infatti, proprio secondo l’ultima ricerca pubblicata sul JAMA Internal Medicine, questa strategia preventiva potrebbe persino associarsi a un maggiore tasso di mortalità (3).

Curfman chiama innanzitutto in causa una review, pubblicata nel 2016 sul JAMA (4), relativa ai dati provenienti dai tre maggiori trial clinici realizzati in quest’ambito. Il primo di questi, il PROSPER (Prospective Study of Pravastatin in the Elderly at Risk) aveva preso in considerazione uomini e donne di età compresa tra i 70 e gli 82 anni, caratterizzati da pregresse patologie cardiovascolari o da un rischio elevato (5). Questi erano stati poi suddivisi in due gruppi: metà riceveva la terapia a base di statine (40 mg quotidiani di pravastatin) e l’altra metà un placebo. I risultati ottenuti avevano messo in evidenza  come il trattamento preventivo non avesse avuto un effetto significativo sull’outcome primario (misura composita di morte, infarto miocardico non fatale e fatale, e ictus).

Il secondo studio citato è invece, il JUPITER (Justification for Use of Statins in Prevention: An Intervention Trial Evaluating Rosuvastatin), voleva analizzare l’efficacia di rosuvastatin rispetto a un placebo, in uomini di età superiore ai 50 anni e donne di età superiore ai 60 anni caratterizzati da un basso rischio cardiovascolare (6). L’end point primario era costituito da una misura composita di infarto del miocardio, angina instabile, ictus, rivascolarizzazione atriale e morte cardiaca. In questo caso, nel sottogruppo di pazienti di età superiore ai 70 anni (n=5595, 32% del totale) la terapia preventiva a base di statine era risultata efficace nel ridurre il rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari. Tuttavia, non erano emerse differenze tra il gruppo sperimentale e quello di controllo in termini di mortalità per tutte le cause.

Il terzo studio preso in considerazione, l’HOPE-3 (Heart Outcomes Prevention Evaluation), andava invece a valutare l’efficacia di rosuvastatin in una popolazione di 12704 soggetti caratterizzati da un rischio cardiovascolare intermedio (presenza di uno o più fattori di rischio tra un rapporto vita-anca elevato, bassi livelli di colesterolo ad alta densità, fumo, disglicemia, storia familiare di malattie cardiache, disfunzioni renali moderate) (7). Dai dati relativi al sottogruppo di pazienti di età superiore ai 65 anni (circa la metà del totale), tra cui erano state incluse anche le donne con più di 60 anni e due o più fattori di rischio, la terapia a base di statine era risultata associata a un rischio minore di morte per cause cardiovascolari, ictus e infarto del miocardio non fatale.

Infine, un trial clinico (ALLHAT-LLT, Antihypertensive and Lipid-Lowering Treatment to Prevgent Heart Attack Trial-Lipid.Lowering Trial) pubblicato recentemente su JAMA Internal Medicine ha messo a confronto, in un gruppo di pazienti di età superiore ai 65 anni, l’efficacia di un protocollo di prevenzione primaria basato sulle statine con una strategia standard (3). Dai risultati non è emerso nessun beneficio in termini di mortalità per tutte le cause ed eventi cardiovascolari per i soggetti sottoposti alla terapia a base di statine. Al contrario, i soggetti di età superiore ai 75 anni che prendevano pravastatin sono risultati caratterizzati da un tasso maggiore di mortalità, per quanto  questo non sia risultato statisticamente significativo (p = .07). Inoltre, in molti casi la terapia con statine è risultata associata a disturbi muscolo-scheletrici come miopatie, mialgie, debolezza muscolare e dolori lombari, e/o a disturbi cognitivi.

Nonostante l’impiego delle statine in prevenzione primaria tra gli individui over75 sia sempre più diffuso, esiste quindi una grande incertezza in merito al rapporto rischi-benefici che questo approccio è in grado di offrire. Maggiori evidenze in merito saranno probabilmente disponibili alla pubblicazione dei risultati del trial australiano STAREE (Statin Therapy for Reducing Events in the Elderly), attualmente in corso, in cui si stanno esaminando l’efficacia e la sicurezza associate alla terapia con statine in soggetti di età superiore ai 70 anni. Tuttavia, questi dati non saranno disponibili prima del 2020. Nel frattempo, come sottolineato da Curfman nella conclusione del suo editoriale, “i rischi molteplici associati e l’evidenza proveniente dallo studio ALLHAT-LLT di un possibile incremento della mortalità dovrebbero essere tenuti in considerazione quando si decide di prescrivere questo tipo di terapia”.

 

 

Bibliografia

  1. Survey (MEPS). Content last reviewed April 2015. Agency for Healthcare Research and Quality, Rockville, MD.
  2. Curfman G. Risks of statin therapy in older adults. JAMA Internal Medicine 2017; doi: 10.1001/jamainternmed.2017.1457.
  3. Han BH, Sutin D, Williamson JD, et al. Effect of Statin Treatment vs Usual Care on Primary Cardiovascular Prevention Among Older Adults. The ALLHAT-LLT Randomized Clinical Trial. JAMA Internal Medicine 2017; doi:10.1001/jamainternmed.2017.1442.
  4. Gurwitz JH, Go AS, Fortmann SP. Statins for primary prevention in older adults. JAMA 2016; 316: 1971-2.
  5. Shepherd J, Blauw GJ, Murphy MB, et al. Pravastatin in elderly individuals at risk of vascular disease (PROSPER): a randomised controlled trial. The Lancet 2002; 360: 1623-30.
  6. Glynn RJ, Koenig W, Nordestgaard BG, et al. Rosuvastatin for primary prevention in older persons with elevated C-reactive protein and low to average low-density lipoprotein cholesterol levels: exploratory analysis of a randomized trial. Annals of Internal Medicine 2010; 152: 488-96.
  7. Yusuf S, Bosch J, Dagenais G, et al. Cholesterol lowering in intermediate-risk persons without cardiovascular disease. New England Journal of Medicine 2016; 374: 2021-31.
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