Vaccini e ascolto: la vera sfida?

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A distanza di giorni dall’ennesimo triste fatto di cronaca in tema di vaccini, riprendiamo a parlare della questione attraverso una parola chiave: ascolto.
Francesca Carati scrive su Nova, periodico del Sole 24 Ore (http://nova.ilsole24ore.com/frontiere/impermeabili-alle-info-vax/): “Già quattro anni dopo la prima vaccinazione introdotta dall’inglese Edward Jenner si terrorizzava la popolazione con una vignetta satirica in cui si rappresentavano le persone vaccinate con il virus che causa il vaiolo nei bovini in ibridi uomo/bovino. Ma fino agli anni ’80 i movimenti anti-vaccinali appartenevano a frange marginali della società”. Per fare un po’ di storia sulla materia, un punto di frattura è stato senza dubbio l’infortunio giornalistico di The Lancet quando pubblicò l’articolo di Andrew Wakefield che correlava l’autismo alla vaccinazione trivalente MPR. A nulla sono valsi il ritiro dell’articolo, le scuse dell’editore e la radiazione dell’autore dell’articolo dall’Albo medico che permette l’esercizio della Medicina in GB. Anzi, le smentite sembrano fare da cassa di risonanza per le ragioni dei contrari con una prevalenza dei dubbiosi rispetto agli ideologizzati.  

Lo storico della medicina Andrea Grignolio ci ricorda spesso nei suoi interventi che “nella pletora di informazioni accessibile su Internet che sembrava liberarci dal giogo delle informazioni locali e renderci cittadini del mondo – in realtà abbiamo capito che viviamo tutti in bolle informative, dette camere dell’eco: si sta tutti insieme e quello che grida il primo, gli altri continuano a gridarlo con ancora più forza. Ci aggreghiamo in bolle dove ciascuno può specchiarsi. Quindi, non è vero che le informazioni sono plurime e disponibili, e se lo sono di fatto viviamo in sistemi tribali, in cui continuiamo a essere insensibili alle informazioni degli altri. Questo atteggiamento, che vale più o meno sempre, negli anti-vaccinisti è molto forte. E il meccanismo per cui quando cerchiamo di convincerli con evidenze scientifiche si radicalizzano si chiama ritorno di fiamma”.

Una divulgazione scientifica tarata sull’efficacia, sulla sicurezza, sulla necessità bio-medico-sanitaria dei vaccini non sembra quindi molto efficace così come la mitigazione di alcuni nodi cruciali della questione vaccini: un esempio è il tema della farmacovigilanza. Silvio Grattini, fondatore dell’Istituto farmacologico Mario Negri, in alcune dichiarazioni raccolte durante le accese polemiche che sono seguite ad una trasmissione di Report sulla sicurezza dei vaccini anti-HPV, ha per esempio affermato chiaramente che il sistema di farmacovigilanza europeo presenta dei limiti che andrebbero superati (http://www.galileonet.it/2017/04/71912/). Ma anche che la farmacovigilanza può migliorare attraverso una formazione specifica e mirata a favore dei medici: ne è attestazione il  progetto europeo SCOPE (Strengthening Collaboration for Operating Pharmacovigilance in Europe), a cui cui anche l’AIFA ha partecipato attivamente insieme ad altre agenzie dei  medicinali dell’UE ed ha realizzato un modulo di formazione on line destinato agli operatori sanitari per richiamare l’attenzione sull’importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse ai medicinali (http://www.aifa.gov.it/content/nuovo-modulo-di-e-learning-europeo-sulla-segnalazione-di-sospette-reazioni-avverse-ai-medi-0). In un articolo del Sole 24 Ore Sanità del 23 giugno 2017 Garattini ribadisce ancora quanto sia “importante in questo senso mettere a punto un sistema di farmacovigilanza che non riguardi solo l’acquisizione dei rapporti spontanei, ma sia un vero progetto di ricerca riguardante una farmacovigilanza ‘pro-attiva’. È sui problemi della tossicità che si gioca la fiducia e il consenso dei cittadini. Occorre rendere pubblici i dati con grande trasparenza per discuterli e per precisare quali siano le forme di tossicità che hanno a che fare con le vaccinazioni. Occorre educare il pubblico a capire quanto sia difficile stabilire un rapporto di causa ed effetto, sottolineando che il vaccino protegge da una specifica patologia infettiva ma non protegge da tutte le altre patologie che si svilupperebbero in ogni caso, indipendentemente dalla vaccinazione. Senza questa azione, che deve essere capillare, è difficile far ritornare la fiducia dei cittadini nella gestione della sanità pubblica”. (Decreto vaccini, le ragioni di un auspicabile posticipo di Silvio Garattini (Direttore, Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri)

 “È indiscutibile che in ambito medico, seppure in maniera più sfumata e meno schierata, ci siano le stesse perplessità che circolano oggi tra i cittadini”- ha affermato Guido Giustetto Presidente dell’Omceo di Torino in occasione dell’evento sul tema organizzato il mese scorso dall’Accademia delle Scienze di Torino.

”Il problema esiste da tempo – ricorda Giustetto- tanto che la Federazione degli Ordini dei Medici nel luglio dell’anno scorso -in tempi per così dire non sospetti- ha redatto un documento (https://portale.fnomceo.it/fnomceo/showVoceMenu.2puntOT?id=227- votato dai 104 ordini), poi pubblicato da tutti i giornali, in cui invitava i medici ad un comportamento molto preciso rispetto all’uso dei vaccini. Ma poi i giornali ne hanno fatto una sintesi brusca condensando la complessità della materia nella stringa un po’ sensazionalistica chi non vaccina verrà radiato.

È anche certamente innegabile che comunicare con i nostri pazienti sia difficile, soprattutto se lo si vuole fare in modo serio, completo e veritiero, senza indurre in falsi allarmismi ma anche senza omettere informazioni. Cioè se si dicono le cose come stanno”.   In questo senso possiamo davvero rideclinare la questione vaccini come nodo della comunicazione: ai medici non viene insegnato come comunicare con i cittadini, come ascoltarli meglio. Ed è vero che tra i cittadini c’è un nucleo duro di contrari alle vaccinazioni – che si organizzano come gruppi chiusi fortemente ideologizzati  e spesso gerarchici- ma c’è una buona quota di persone che è legittimamente confusa. “Credo che migliorando il modo di informare, di dare una comunicazione utile, rispondendo proprio a dubbi e perplessità della popolazione, si possa  recuperare una gran parte di chi si posiziona nelle frange critiche, al netto dell’obbligatorietà- continua Giustetto. E allora per valorizzare il ruolo del medico nelle vaccinazioni- se consideriamo anche la forte dose di sfiducia, sempre crescente, nelle istituzioni – è necessario ripartire dalla ‘misura tempo’: quanto tempo dedichiamo all’ascolto dei pazienti quando ci pongono delle domande che affondano in paure, dubbi e mitologie suggerite dalla rete?  Bisogna quindi ripartire da qui: dall’ascolto della voce di genitori, di famiglie, che possono comprendere l’importanza di un atto medico necessario solo se viene loro spiegato in modo chiaro ed accessibile.  Se il tempo dell’ascolto è già tempo di cura, lavorare sull’ascolto e sulla co-costruzione di significati condivisi e chiari quando si parla di vaccinazioni, è già un atto di inclusione che ci porta lontano da quella stigmatizzazione di concetti, comportamenti e principi molto lontana dall’idea di dialogo tra istituzioni e cittadini su cui si deve fondare la tutela della salute di tutti”.

La prossima settimana il decreto vaccini entrerà nel vivo della discussione in Commissione Sanità al Senato. Questo decreto amplia l’elenco delle vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e sancisce il principio di gratuità per le medesime. L’estensione dell’obbligo riguarda le seguenti vaccinazioni: anti-pertosse; anti-Haemophilus influenzae tipo b; anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella. La prossima settimana inizierà la discussione sulla proposta (ed i relativi subemendamenti) con la quale si propone di far scendere da 12 a 10 le vaccinazioni obbligatorie togliendo dall’elenco l’anti meningococco B e l’antimeningococco C. Si propone anche che l’obbligatorietà possa essere rivista dopo i primi tre anni dall’entrata in vigore della legge.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=52244

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=52257

I vaccini obbligatori restano quindi i 6 già previsti come tali nell’esavalente, ovvero anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse e anti-Haemophilus B. Si aggiungono come obbligatori l’anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella. Per queste ultime 4 vaccinazioni si prevede una rivalutazione dell’ obbligo: si introduce cioè una verifica dopo 3 anni dall’entrata in vigore della legge per accertare il livello di copertura vaccinale raggiunto. Se ottimale, per queste vaccinazioni l’obbligatorietà potrà essere sospesa. L’anti-meningite B e C tornano ad essere solo ‘raccomandate’ perché non siamo in una situazione epidemica che richieda l’obbligatorietà di immunizzazione. L’emendamento verrà messo in votazione la prossima settimana.
(Fonti: Fnomceo.it; Sole 24 Ore Sanità)

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