Quando l’industria del tabacco si arrampica sugli specchi

Di Mario Nejrotti

Il dibattito su Iqos la sigaretta 2.0, concorrente delle e.cigarettes non è recente.

Già nel 2015 se ne discuteva sul portale della Fondazione Veronesi, che lo presentava come «la sigaretta che non fa male» per la pubblicità, mentre per gli esperti «non c’è alcuna prova indipendente che evidenzi una riduzione del danno rispetto alle sigarette tradizionali»

In quei giorni, sull’onda della novità, persino Matteo Renzi presenziava all’inaugurazione dello stabilimento di produzione in Emilia Romagna.

La Philip Morris, principale produttore mondiale di sigarette con il suo principale marchio Marlboro, affidandosi alle nuove tecnologie, cerca di fronteggiare la crescente consapevolezza che il fumo di sigaretta uccide in molti e fantasiosi modi circa 6.000.000 di persone ogni anno, come ribadisce un recente articolo su Lancet.

Infatti, dopo aver invaso con le sue sigarette i Paesi in via di sviluppo, convincendo che per essere individui moderni, bisognava imitare una delle più pericolose abitudini delle popolazioni occidentali, ora tenta di recuperare al consumo queste ultime con l’aiuto della tecnologia, che garantirebbe la innocuità del fumo permettendo di inalare vapore di tabacco riscaldato a solo, si fa per dire, 350°.

“Heat, not burn” (riscalda, ma non brucia) è lo slogan che dovrebbe tranquillizzare i consumatori Europei e Giapponesi.

Una notizia, riportata a fine giugno, su Reuters Healt News, parla della nuova strategia della Philips Morris per occupare il mercato della Gran Bretagna, dove ci sono ancora 7,5 milioni di fumatori.

L’idea della azienda è di convertire il più rapidamente possibile i consumatori tradizionali di sigarette in fruitori della tecnologia Iqos, che riscalda fino a produrre vapore, gli Heets, rotolini di tabacco, permettendo di mantenere in bocca la sigaretta ed eliminando lo spiacevole contatto con la plastica delle altre sigarette elettroniche.

La multinazionale si è resa conto, attraverso un’indagine di mercato, che, da quando nel dicembre del 2016 è stata commercializzata la nuova sigaretta nel Regno Unito, il  70% di chi l’aveva scelta ha smesso di fumare sigarette tradizionali.  

Peter Nixon,amministratore delegato in UK e Irlanda, ha dichiarato in un’ intervista alla BBC, che la concorrenza ottiene questo risultato per solo il  15-20% dei vecchi fumatori.

Quindi, la multinazionale si presenta come una soluzione alternativa ai danni alla salute provocati dalle sue stesse sigarette. Infatti la PM vende 820 miliardi di sigarette all’anno e solo 7 miliardi di Heets. Ma, dice Nixon, speriamo di vendere 100 miliardi di Heets l’anno prossimo, contro i 400 milioni del 2015.

Comunque per ora la sua azienda batte gli altri produttori di sistemi di vaporizzazione come British American Tobacco e Japan Tobacco

Ma è davvero una sigaretta sicura?

Ricerche recenti hanno evidenziato sostanze cancerogene nel vapore, se pure in percentuale più bassa, e hanno consigliato di non permetterne l’uso al chiuso. Il danno reale dipenderà da quanti Heets verranno fumati nella convinzione che siano innocui.

La Philips Morris, per procedere a tappeto nella campagna di marketing attuata in Gran Bretagna, ha assunto specialisti della comunicazione, che riceveranno 50 £ per ogni cittadino britannico convertito all’uso di Iqos e, conclude Nixon, “ Speriamo di convincere tutti, per non produrre più sigarette tradizionali in un prossimo futuro”.

 

Fonti:

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/fumo/sigaretta-che-non-brucia-meno-tossica-ma-non-innocua

http://thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)30819-X/fulltext?elsca1=tlpr

http://www.reuters.com/article/us-philipmorris-britain-idUSKBN19L1DU

http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/02786826.2017.1300231?journalCode=uast20