Le nuove sostanze stupefacenti in Europa

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Di Sara Boggio

L’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OETD) ha di recente presentato, a Bruxelles, il report annuale sulla situazione europea: una relazione articolata, che esamina i trend dei decessi per overdose, la diffusione di nuove sostanze psicoattive, gli sviluppi delle politiche riservate alla cannabis e il consumo nella popolazione adolescente (vedi).

La relazione attesta, per il terzo anno consecutivo, l’incremento di morti per overdose: i dati (riferiti in questo caso al 2015) riferiscono un aumento del 6% che riguarda quasi tutte le fasce di età (pari a 8441 decessi, rispetto ai 7950 dell’anno precedente). I paesi più colpiti sarebbero Germania, Lituania, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito e Turchia. Tra le sostanze correlate alle morti per overdose è indicato anche il metadone, che in alcuni paesi supera i casi di overdose da eroina (così in Danimarca, Irlanda, Francia, Croazia): per evitare “il dirottamento della sostanza dall’uso legittimo”, il report sottolinea la necessità di buone prassi cliniche.

L’elemento di maggiore preoccupazione riguarda però il comparto delle nuove sostanze psicoattive, che continuano a rappresentare un’ardua sfida: per le autorità di controllo competenti così come per la sanità pubblica. Sia perché sfuggono ai controlli antidroga internazionali, sia perché non esistono test standardizzati in grado di rilevarle né protocolli validati di trattamento.

Le nuove sostanze psicoattive segnalate dal report dell’OETD, sulla base dei sequestri effettuati nel 2016, sono 66. Benché il numero sia inferiore rispetto agli anni precedenti (98 nel 2015, 101 nel 2014), il numero complessivo rimane elevato e comprende un “vasto assortimento di sostanze sintetiche, tra cui cannabinoidi, catinoni, oppiodi e benzodiazepine” (a fronte delle 350 nuove sostanze del 2013, alla fine dell’anno scorso l’OETD ne monitorava oltre 620).

Il trend in calo relativo al 2016, secondo il direttore dell’Osservatorio Alexis Goosdeel, può essere attribuito alla legislazione più restrittiva adottata da alcuni degli stati membri, ma è parallelo alla diffusione sotterranea del fenomeno: “Stiamo constatando una maggiore clandestinizzazione delle vendite di queste sostanze, con transazioni realizzate online o sul mercato delle sostanze illecite, e abbiamo assistito alla recente comparsa di alcune sostanze estremamente potenti, associate a decessi e gravi intossicazioni”. La relazione, su questo tema, presenta un apposito approfondimento, soffermandosi in particolare sui nuovi oppioidi sintetici.

In Europa così come in Nord America questi oppioidi, “che imitano gli effetti di eroina e morfina, stanno diventando una minaccia sempre maggiore per la salute. Pur rappresentando una piccola quota di mercato, sempre più fonti riferiscono della comparsa di queste sostanze e dei danni che causano”. In territorio europeo, tra il 2009 e il 2016, ne sono stati individuati 25. Specifica ancora la relazione che, date le piccole quantità sufficienti a produrre migliaia di dosi da strada, “sono facili da nascondere e trasportare e rappresentano una sfida per le agenzie di controllo antidroga”. Così come per le istituzioni sanitarie chiamate a intervenire in caso di intossicazione, circostanza che pone a rischio non solo chi ne consuma ma anche chi vi sia accidentalmente esposto attraverso contatto cutaneo o inalazione, come i funzionari postali e doganali o il personale dei pronto soccorso.

Per quanto concerne le politiche in materia di cannabis, le valutazioni riportate dal report sono molto caute, a fronte delle divergenze sul fronte legislativo e della scarsità (e non equiparabilità) di dati: “Bisogna attendere che siano disponibili valutazioni fondate prima di poter giudicare i relativi costi e benefici dei differenti approcci in materia di cannabis”, si legge nella relazione. Tra i 28 Stati membri, le forme di regolamentazione sono almeno una dozzina e vanno dai modelli più restrittivi alla parziale tolleranza a fini terapeutici o per consumo personale. Senza escludere che si possa arrivare alla ridefinizione dei modelli di consumo, la relazione insiste sulla necessità di continuare a monitorare i dati, per arrivare a una valutazione fondata delle implicazioni di salute.

Per quanto riguarda i trend di consumo nella popolazione adolescenziale, infine, la relazione mette a confronto studenti europei e statunitensi: tra i ragazzi di età compresa tra i 15-16 anni, fumo e alcol sarebbero in calo, sia in Europa che in America, mentre le tendenze del consumo di cannabis non riportano variazioni sostanziali.

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