Medicaid peggiora lo stato di salute?

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Di Sara Boggio

Il New York Times continua la sua campagna contro lo smantellamento dell’Affordable Care Act/Obamacare, che il programma repubblicano sta tentando di rimpiazzare con una faticosa schermaglia in Senato. Il mirino è in particolare su Medicaid, il programma sanitario a copertura statale riservato alle fasce più povere della popolazione (vedi. L’articolo è firmato da un docente di pediatria dell’Indiana University e da un economista esperto in materia sanitaria).

L’attuale proposta di sostituzione prevede una complessa griglia di incentivi per gli stati che, gradualmente, interrompano la copertura (vedi). L’ultima argomentazione sul tema arriva dalla stessa amministrazione di Medicaid, che per voce della coordinatrice, repubblicana, Seema Verma mette in dubbio l’efficacia del programma: chi si avvale di Medicaid non risulta curato meglio di chi non sia assicurato. Da cui la conclusione che qualsiasi forma di assicurazione privata possa garantire outcome più soddisfacenti. Convincere le fasce a basso reddito che questa sia l’opzione più vantaggiosa non sarà semplice, rilevano invece gli autori dell’articolo, anche perché l’argomentazione si basa su un “fraintendimento classico: la confusione tra correlazione e causalità”.

È relativamente facile, spiega l’articolo, pubblicare ricerche che dimostrino come gli outcome di salute dei cittadini che si avvalgono di Medicaid siano peggiori rispetto a tutti gli altri (sia rispetto a chi possa permettersi assicurazioni private, sia rispetto a chi non abbia alcuna forma di assicurazione). Per esempio, uno studio condotto dalla University of Virginia Health System (vedi) mostra che i pazienti di Medicaid hanno maggiori probabilità di sviluppare alcuni tipi di complicanze e infezioni, ricorrere a periodi di ricovero più lunghi, nonché morire in ospedale. A differenza dei pazienti assicurati con coperture private, i cui punteggi risultano migliori per ogni parametro. Dati analoghi risultano anche da altre ricerche (vedi).

Questi dati dimostrano che Medicaid è la causa di un peggiore stato di salute? Decisamente ‘no’ è la risposta degli autori: “Ci sono molte altre, più plausibili spiegazioni”. Per esempio il fatto che Medicaid si rivolga a pazienti di status socio-economico molto basso, che dispone di scarse risorse di promozione della salute, sia a livello familiare che a livello di contesto abitativo. Questa tipologia di paziente tende perciò ad ammalarsi più facilmente. Inoltre, poiché l’adesione a Medicaid può essere retroattiva, molti cittadini vi ricorrono dopo essersi ammalati, non prima. In quasi tutti gli studi citati, peraltro, i ricercatori esplicitano che la correlazione non può essere considerata come evidenza di causalità. Precisazione che non ha impedito a “rappresentanti politici e altri, nei media, di affermare il contrario”.

Al di là delle argomentazioni grossolane (che in realtà, tutt’altro che sbadatamente, calzano a pennello gli standard della comunicazione mediatica), l’influenza del coordinamento di Medicaid (e di Medicare) non è da sottovalutare, considerando il curriculum della sua attuale rappresentante. (Seema Verma ha una lunga esperienza in politica sanitaria, è da sempre strenua oppositrice ai finanziamenti federali alla salute ed è una delle principali consulenti del testo di ‘contro-riforma’ sanitaria dell’attuale amministrazione governativa: vedi).

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