Riabilitazione neurologica a tempo di musica

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A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

“La musica fa bene al cuore e all’anima”, diceva Platone. Ciò che il filosofo greco non poteva sapere, tuttavia, è che la musica fa bene anche al cervello. Una recente review pubblicata sulla rivista The Lancet Neurology ha infatti dimostrato che la musicoterapia, un tipo di intervento terapeutico i cui benefici sono stati ormai dimostrati nell’ambito di diverse patologie, può avere un impatto notevole anche sul decorso delle malattie neurologiche (1). In particolare, interventi terapeutici basati sul ritmo e la musica si sono dimostrati efficaci nella riabilitazione dei disturbi motori nei pazienti con morbo di Parkinson o sopravvissuti a un ictus, così come nell’ambito dei deficit cognitivo-emozionali dei soggetti affetti da demenza.

“In pazienti sani ascoltare musica migliora la connettività neuronale in regioni specifiche – scrivono gli autori della review – mentre le attività musicali, come imparare a suonare uno strumento, promuovono la plasticità cerebrale e inducono cambiamenti a livello della sostanza grigia e di quella bianca in diverse aree cerebrali, e soprattutto in quelle fronto-temporali”. Partendo da questo assunto un gruppo di ricerca finlandese ha valutato l’efficacia di interventi terapeutici basati sulla musica in diverse condizioni neurologiche. Sono stati presi in considerazione 41 trial clinici randomizzati, nei quali si indagavano i benefici associati a tipologie di intervento attive (es. produzione musicale, performance musicale con uno strumento, improvvisazione) o ricettive (es. ascolto di musica in presenza o no di un musicoterapista accreditato).

Alcuni dei risultati più robusti sono emersi nell’ambito della riabilitazione post-ictus, condizione patologica che rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello mondiale (2). In particolare, interventi terapeutici basati sull’utilizzo della musica sono risultati efficaci nella riabilitazione dei pazienti con emiparesi, conseguenza che si verifica nel 70% dei casi di ictus, e paralisi di un arto. Un ruolo importante, secondo gli autori, potrebbe essere giocato dal valore emotivo associato a melodie specifiche: “Per quanto sia le stimolazioni ritmiche che le terapie musicali coinvolgano un accoppiamento uditivo-motorio, l’utilizzo di una melodia risulta in un rafforzamento delle potenzialità terapeutiche a causa del valore motivazionale a essa associato”.

Terapie musicali attive, come quelle basate sul canto, possono inoltre contribuire alla riabilitazione dei deficit afasici, presenti nel 30% dei pazienti vittime di ictus (3). Per quanto il numero di studi clinici che hanno indagato questo aspetto sia relativamente basso, i dati mostrano come interventi basati su training di questo tipo possono risultare più efficaci di quelli basati sulla riabilitazione del discorso in assenza di musica. Infine, un trial clinico randomizzato ha messo in evidenza come l’ascolto giornaliero della musica preferita dei pazienti, selezionata grazie all’aiuto di un musicoterapista, abbia determinato una significativa riduzione dei livelli di depressione e confusione mentale (4), riduzione che in un altro studio è risultata associata a un incremento del volume della sostanza grigia nel sistema limbico (5).

Ma i benefici non si manifestano solo nella riabilitazione post-ictus. Quattro studi tra quelli inclusi nella metanalisi, ad esempio, hanno individuato un effetto positivo dell’ascolto di musica (in associazione a training specifici ed esercizio fisico) sulla prestazione cognitiva di pazienti affetti da demenza. Un effetto che, secondo gli autori, “potrebbe essere associato a una migliore riserva cognitiva e all’utilizzo di strategie cognitive e network neurali alternativi”. Inoltre, anche per quanto riguarda i sintomi neuropsichiatrici, l’umore e la qualità della vita, gli interventi terapeutici basati sulla musica sembrano portare benefici ai pazienti affetti da demenza, anche se con risultati in alcuni casi contraddittori. In generale, è possibile che gli effetti di tali terapie siano mediati dal comfort e dalla sicurezza emotiva associati a una melodia familiare, la quale può ridurre temporaneamente il disorientamento e la confusione e favorire l’ancoraggio dell’attenzione su uno stimolo riconosciuto come personalmente significativo.

Anche per quanto riguarda il morbo di Parkinson questo tipo di interventi sembra associarsi a un effetto positivo. In particolare, dai dati analizzati dai ricercatori finlandesi è emerso che le terapia basate sulla danza risultano particolarmente efficaci in questi pazienti nel ridurre la gravità dei sintomi motori, dall’equilibrio alla deambulazione, alla mobilità in generale. “I dati suggeriscono che la danza e gli interventi che prevedono una sincronizzazione tra movimento e melodia risultano efficaci nel mantenimento della performance motoria dei pazienti affetti da Parkinson”, scrivono gli autori. “L’utilizzo ritmico degli stimoli musicali compensa la perdita del controllo sul sistema extrapiramidale e migliora la percezione uditiva e la sincronizzazione del movimento”. Infine uno studio ha analizzato l’effetto dell’esposizione a un’ora per notte, alla musica di Mozart in un gruppo di pazienti epilettici, riscontrando una riduzione del 17% del numero degli attacchi, effetto emerso anche al follow up a un anno (6).

I meccanismi attraverso cui la musica agisce sull’attività cerebrale sono tuttavia solo in parte conosciuti. Studi di neuroimaging hanno dimostrato che l’ascolto determina un’attivazione diffusa a livello cerebrale, causando un incremento del flusso sanguigno utile a favorire il recupero funzionale. Allo stesso tempo, è noto che la musica attiva il sistema mesolimbico dopaminergico, il quale regola processi come l’attenzione, la memoria, le funzioni esecutive, l’umore e la motivazione. Il conseguente effetto a livello emozionale potrebbe quindi agire positivamente sui disturbi affettivi che si manifestano nel 20%-50% dei pazienti neurologici (7). Infine, alcuni interventi terapeutici basati sulla musica potrebbero favorire l’attivazione di circuiti cerebrali specifici, in grado di sostituire a livello funzionale network danneggiati. Ad esempio, nei pazienti in cui i sistemi di monitoraggio e sequenziamento delle azioni motorie sono danneggiati, il ritmo musicale potrebbe fungere da metronomo esterno.

Secondo gli autori, poiché il trattamento a lungo termine e la riabilitazione dei pazienti neurologici costituiscono una parte sostanziale dei costi associati a questo tipo di patologie, è necessario sviluppare nuove strategie terapeutiche in grado di affiancare o sostituire i metodi tradizionali. Dalla metanalisi pubblicata su The Lancet Neurology emerge che i trattamenti per pazienti neurologici basati sulla musica, dal canto alla danza, dall’ascolto al movimento ritmato, possono rappresentare una valida alternativa in questo senso. In particolare, questi sembrano efficaci nel ridurre i sintomi motori in soggetti affetti da morbo di Parkinson o che hanno subito un ictus e nel migliorare la qualità della vita e il tono dell’umore in pazienti con demenza. Tuttavia, ulteriori studi randomizzati controllati sono necessari per stabilire quali caratteristiche dei trattamenti sono associati a benefici maggiori in specifiche patologie.

Bibliografia

  1. Sihvonen AJ, Särkämö T, Leo V, et al. Music-based interventions in neurological rehabilitation. The Lancet Neurology 2017; 16: 648-60.
  2. Benjamin EJ, Blaha MJ, Chiuve SE, et al. Heart disease and stroke statistics – 2017update: a report from the American Heart Association. Circulation 2017; 135: e146-603.
  3. Stroke Association. State of the Nation. Stroke statistics—January 2016.
  4. Särkämö T, Tervaniemi M, Laitinen S, et al. Music listening enhances cognitive recovery and mood after middle cerebral artery stroke. Brain 2008; 131: 866-76.
  5. Särkämö T, Ripollés P, Vepsäläinen H, et al. Structural changes induced by daily music listening in the recovering brain after middle cerebral artery stroke: a voxel-based morphometry study. Frontiers in Human Neuroscience 2014; 8: 245.
  6. Bodner M, Turner RP, Schwacke J, Bowers C, Norment C. Reduction of seizure occurrence from exposure to auditory stimulation in individuals with neurological handicaps: a randomized controlled trial. PLoS One 2012; 7: e45303.
  7. Raglio A, Attardo L, Gontero G, Rollino S, Groppo E, Granieri E. Effects of music and music therapy on mood in neurological patients. World Journal of Psychiatry 2015; 5: 68–78

Foto: valentino funghi-unsplash.com

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