Igiene femminile, tra tabu e povertà

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In una puntata dell’audio In Rete di un paio di settimane fa (vedi), si raccontava di un’iniziativa di NPR con l’obiettivo di conoscere i tabu linguistici che, nell’ambito della salute globale, continuano a persistere ancora oggi, nei paesi in via di sviluppo così come in quelli industrializzati. L’iniziativa prende spunto da un servizio in cui si spiega che, oltre alla condizione di povertà (e quindi alla effettiva carenza di mezzi basilari per l’igiene essenziale), in alcuni paesi africani è la persistente reticenza a nominare ‘sangue’, ‘mestruazioni’ e ‘ciclo mestruale’ a impedire l’adeguata gestione dell’igiene intima femminile (vedi).

Nei paesi occidentali le reticenze sembrano sdoganate ma, com’è noto, da una parte ciò che si vede in superficie non esaurisce il quadro del reale nella sua complessità, dall’altra la distanza tra fasce di reddito tende ad aumentare. Alcuni significativi dati sul tema si possono rileggere qui: fulcro del problema è sempre il ciclo mestruale, ma il contesto di riferimento il Regno Unito, dove sono state promosse varie azioni di sensibilizzazione e raccolta fondi.

È sul solco di queste iniziative che va inserita la manovra, di recente approvata dal governo scozzese, con la quale verranno distribuiti prodotti sanitari tra le fasce di popolazione a basso reddito. Il provvedimento riguarda nello specifico le donne (ne beneficeranno almeno un migliaio), che così disporranno di scorte gratuite di tamponi e assorbenti per un periodo pilota di sei mesi (a prescindere dai toni propagandistici del titolo, la notizia dell’iniziativa, al momento riservata ai residenti di Aberdeen, è data qui).

Il progetto sarà gestito dalla Community Food Initiatives North East (CFINE), impresa sociale che opera nell’ambito della distribuzione alimentare: “Nell’arco della vita di una donna – si dice nell’articolo – i prodotti sanitari costano una media di almeno 5.000 sterline, una somma importante per le fasce a basso reddito. Molte persone non possono permetterselo e rischiano di usare metodi inappropriati o di perdere giorni di scuola”.

Iniziativa precedente, sempre di area britannica, è stata The Homeless Period (vedi), nata in questo caso per volontà di tre amiche (colleghe di internship in un’agenzia di pubblicità londinese: da cui evidentemente il buon esito della diffusione mediatica). Il ciclo mestruale per le donne senza reddito né fissa dimora è “un problema che ci ha fatto pensare alla condizione dei senzatetto in un modo a cui prima non avevamo mai pensato”, hanno scritto le tre promotrici dell’iniziativa sulla pagina dedicata. Così hanno contattato una delle organizzazioni che dà supporto alle fasce deboli, intervistato una donna che ha vissuto in strada per mesi, nel quartiere di Brixton (voce narrante del video teaser), e dato avvio a una petizione che ha raccolto oltre 110.000 firme: per chiedere che i ricoveri per senzatetto siano dotati anche di prodotti sanitari. Alla fine dello scorso anno, la richiesta è arrivata in parlamento.

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