Art32

I cambiamenti climatici sono una delle principali minacce alla salute umana del XXI secolo

Di Luca Mario Nejrotti

“I cambiamenti climatici sono una delle più gravi minacce globali alla salute umana nel XXI secolo.” Con questa citazione di uno studio del 2015 esordisce un saggio recente pubblicato da “Lancet” (vedi e vedi).

Brutte previsioni per il 2100.
La ricerca ha preso in considerazione i principali disastri legati al clima: incendi, inondazioni e siccità, ondate di gelo, di caldo e tempeste di vento, valutando il numero di morti connesse a questi fenomeni nel trentennio tra il 1981 e il 2011, per poi proiettarlo nel futuro con un modello proporzionale fino al 2100.
Nel caso non ci siano correzioni alle politiche climatiche e che nemmeno gli individui imparino ad adattarsi alle avverse condizioni ambientali, si è calcolato che due terzi della popolazione europea sarebbero esposti alle conseguenze disastrose dei cambiamenti climatici (per il trentennio campione è stato calcolato il 5%). Le morti correlate crescerebbero cinquanta volte (più di 150.000 contro le attuali 3000).

Ondate di caldo.
Tra i vari cambiamenti climatici “proiettati” nel futuro a farla da padrone sarebbe il riscaldamento globale che porterebbe a vere e proprie ondate di caldo mortali, la cui frequenza aumenterebbe, portando la mortalità da 2700 all’anno a 151.500.

Effetti immediati e a lungo termine.
I rischi non sono soltanto quelli immediati, ferite e morte, ma anche a lungo termine: malattia, disabilità, effetti sulla salute mentale, senza contare i danni correlati al danneggiamento o alla distruzione di infrastrutture cruciali, come i sistemi di approvvigionamento idrico ed elettrico.
L’importanza di studi come questo, oltre all’ovvio allarme, generalmente inascoltato, attiene alla possibilità di prevedere e quantificare i danni dovuti ai cambiamenti climatici e quindi di potersi almeno in parte preparare a ripararli, visto che sembra che non saremo in grado di prevenirli.

Il sud Europa più colpito.
Con l’aumento di ondate di calore, a cui corrisponderà una drastica riduzione delle ondate di gelo, saranno prevalentemente i Paesi del sud Europa ad essere danneggiati arrivando fino a circa 700 decessi per milione di abitanti, l’anno.
Il nord dell’Europa, invece sarà ovviamente meno colpito.

Stando così le cose, gli accordi sul clima di Parigi 2015 (vedi) dovrebbero essere in cima alle priorità di ogni paese civile e al centro della preoccupazione dei singoli cittadini, non tanto per metterci al riparo, sembra che sia già troppo tardi, ma per “minimizzare gli effetti futuri delle condizioni climatiche estreme sulle vite umane”.

Fonti.
http://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196%2817%2930082-7/fulltext#back-bib1
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=53270&fr=n
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(15)60854-6/abstract