L’ecstasy per la cura dello stress post-traumatico

Condividi sui Social

Di Luca Mario Nejrotti

Ecstasy, da droga a trattamento medico: la FDA statunitense ha etichettato la 3,4-metilendiossimetamfetamina, o Ecstasy come breakthrough therapy per il trattamento dello stress post-traumatico.

Ritorno alle origini.
L’ecstasy nasce agli inizi del ‘900 e viene impiegato come medicinale coadiuvante nelle sessioni di psicoterapia negli anni settanta del XX secolo, ma a partire dagli anni ottanta, riconosciuti i suoi effetti neurodegenerativi, viene sottoposta a restrizioni (vedi).
Oggi l’Ecstasy non può essere usata come cura, ma i primi risultati sono incoraggianti, tanto da guadagnarle il titolo di breakthrough therapy, ossia di terapia con risultati migliori di quelle finora applicate. La sperimentazione di fase 3 dovrebbe partire quest’anno per concludersi nel 2021.
Del resto, come riporta a “la Repubblica” lo psichiatra Pietro Pietrini, direttore della Scuola IMT Alti Studi di Lucca: “La storia della medicina è piena di sostanze che di per sé sono tossine o veleni presenti in piante o animali, ma che presentano benefici farmacologici utili in determinate patologie. Da un punto di vista neurochimico e psicofarmacologico, l’MDMA potrebbe facilitare l’azione della psicoterapia, dato che va ad agire sui sistemi chimici che modulano l’affettività e le emozioni. Con modalità simili o diverse, sugli stessi sistemi agiscono anche numerosi farmaci impiegati nel trattamento dell’ansia e della depressione”.

Sperimentazioni.
Nell’articolo proposto dal “Washington Post” si presenta il caso di un veterano dell’Iraq, afflitto da grave shock post-traumatico, con tendenze suicide e resistente ad ogni trattamento. Una volta sottoposto alla prima sperimentazione (Fase 2: 107 pazienti afflitti da PTSD da almeno 18 anni) si è potuto dichiarare guarito, come il 67% dei altri partecipanti alla sperimentazione dopo un anno.
Ora si tratta di applicare la Fase 3 della sperimentazione, con 200-300 campioni e un follow up più lungo.

PTSD.
Il problema della sindrome post-traumatica è estremamente sentito negli Stati Uniti, dove si calcola che tra l’11% e il 20% dei veterani delle ultime guerre (Iraqi Freedom, Enduring Freedom, Guerra del Golfo e Vietnam) sono colpiti da questa patologia (vedi).
Le cure attuali danno buoni risultati in meno del 33% dei casi.
Il fatto che il nuovo trattamento utilizzi una droga illegale, quindi, passa in secondo piano rispetto ai vantaggi che questa cura sembra poter dare.
L’Ecstasy non viene somministrato da solo, ovviamente, ma sembra raggiungere ottimi risultati associato a tre sessioni di otto ore di terapia.

Resistenze.
La prudenza è d’obbligo dato che l’Ecstasy è oggettivamente neurotossica e molti medici sono preoccupati dal fatto che l’uso terapeutico possa incrementarne l’uso ricreativo.
Molti studiosi, però, sono affascinati dalle potenzialità di questa sperimentazione, che costituisce una porta aperta per indagini su altre sostanze psicotrope come LSD e funghi psichedelici (Psilocibina, vedi). È interessante notare come tutte queste sostanze, passibili di essere utilizzate per curare militari, inducano nei soggetti che le assumono sentimenti di empatia, apertura mentale e tolleranza, a volte in modo permanente.
Con buona pace dei vertici militari, restii all’impiego di psicotropi sostanzialmente “festaioli”.

Fonti.
http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/08/31/news/ecstasy_contro_il_disturbo_postraumatico_da_stress-174293845/?ref=RHPF-VU-I0-C6-P6-S1.6-T1
https://www.washingtonpost.com/national/health-science/ecstasy-could-be-breakthrough-therapy-for-soldiers-others-suffering-from-ptsd/2017/08/26/009314ca-842f-11e7-b359-15a3617c767b_story.html?utm_term=.0dce9e37cec4
http://www.treccani.it/enciclopedia/ecstasy/
https://www.ptsd.va.gov/public/ptsd-overview/basics/how-common-is-ptsd.asp

Condividi, Stampa ed Invia ad un Amico
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • PDF