“Il farmaco non è una lavatrice!”

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di Mario Nejrotti

Spesso medici e giornalisti non riescono a trovarsi in sintonia e talvolta i due mondi si scontrano anche aspramente.
Ma quando il rigore scientifico e l’autorevolezza professionale del medico incontrano la curiosità e la capacità di indagine del giornalista, può nascere una collaborazione utile e interessante.
È il caso del libro Pillole: storie di farmaci, medici, industrie, pubblicato da addEditore e scritto a quattro mani da Guido Giustetto e Sara Strippoli, l’uno medico di famiglia e Presidente dell’Omceo di Torino, l’altra nota giornalista di La Repubblica, dove si occupa di sanità e politica.
Il libro si legge come si guarda un’inchiesta giornalistica televisiva, realizzata da conduttori competenti e molto documentati.
Gli Autori vogliono fare luce sui retroscena della commercializzazione dei farmaci, quando la necessità del profitto prende il sopravvento sull’obiettivo di promuovere e ristabilire la salute dei cittadini.
Pillole, senza estremismi e demonizzazioni preconcette, fa proprio questo: aiuta a comprendere.
Lo scopo dichiarato di Giustetto e Strippoli è tentare di riavvicinare il mondo dell’industria “a quel patto etico implicito”con la società, per equilibrare gli interessi degli azionisti della Big Pharma con l’utilità sociale intrinseca, che debbono avere i suoi prodotti.
Perciò partono dal punto più importante: i soldi.
“Quanto ci vuole per fare una medicina?”
L’industria per giustificare i prezzi altissimi, specie delle nuove molecole, dichiara cifre vertiginose per la ricerca e la necessità di compensare il fallimento di quelle che non riescono ad arrivare alla commercializzazione, ma indagini indipendenti criticano questi calcoli, affermando, tra l’altro, che una buona parte dei costi preliminari sono coperti da denaro pubblico.
Le multinazionali, mantenendo per i farmaci innovativi prezzi esorbitanti, specie nel caso degli antitumorali, fanno utili altissimi, rischiando di mettere in ginocchio anche i sistemi sanitari nazionali, i soli che possono sperare di reggere l’impatto economico di queste nuove terapie.
Un caso emblematico è quello delle nuove cure per l’Epatite C. Per esempio, il costo eccessivo del sofosbuvir, farmaco indispensabile per la cura, ha provocato, su indicazione dell’Ordine di Torino, una chiara presa di posizione da parte della Federazione degli Ordini dei Medici nazionale (FNOMCeO), che è arrivata a proporne una produzione casalinga, in forma di generico, per contenere il prezzo, saltando ogni tavolo di trattativa tra Stato e Azienda produttrice.
Ma Giustetto e Strippoli non si fermano al problema del prezzo dei farmaci innovativi: il mare del profitto è pieno di pesci e l’industria dimostra fantasia.
Dall’esternazione teatrale del Dottor Knock ne Il trionfo della Medicina di Jules Romains, che nel 1923 diceva “I sani sono malati che non sanno di esserlo!”, alla provocazione di Harry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck, che nel 1976 dichiarava sulla rivista Fortune “Il nostro sogno è produrre medicine per le persone sane”, lo scopo commerciale è sempre lo stesso: allargare il più possibile la platea dei consumatori.
Le strade per raggiungere l’obiettivo sono tante e gli autori ci accompagnano, utilizzando un registro brillante e mai tedioso, a scoprire come si inventino addirittura le patologie per “piazzare” un farmaco dal mercato ristretto.
Si organizzano campagne di promozione mirate, si ottiene il coinvolgimento di opinion leader e dei media, e voilà: disturbi banali e comunissimi, come la diminuzione con l’età della “potenza sessuale” e la timidezza, rinominate disfunzione erettile e fobia sociale, diventano malattie da curare con testosterone e ansiolitici.
Naturalmente il bersaglio più vulnerabile è il cittadino comune, destinatario di pubblicità mirate a spaventarlo, perché, saltando il medico, acquisti da solo il farmaco.
Neanche il medico, però, è trascurato: l’industria utilizza mille strategie per coinvolgerlo, blandirlo e trasformarlo in un suo “agente di commercio”.
Altri capitoli e altri squarci di luce su mondi ancora più opachi.
Un insieme di situazioni e realtà che destano allarme, ma che aiutano i lettori ad orientarsi in un universo spesso sconosciuto: un libro agile, interessante per tutti, amaro ma salutare.
Non mancheranno le discussioni e le polemiche su questo lavoro, ma almeno saremo più preparati quando Big Pharma vorrà convincerci a curare con una pillola anche “le pene d’amore”, come già consigliava, nel 1957, Renato Carosone nella sua indimenticabile canzone: “Pijate na pastiglia siente a mmè!” (ascolta)

Pillole. Storie di Farmaci, Medici, Industrie. Guido Giustetto e Sara Strippoli, addEditore, € 16,00

 

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