Le valutazioni di sicurezza dei farmaci nell’‘arco della vita’

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Di Sara Boggio

Uno studio pubblicato qualche tempo fa su Jama (vedi) ha preso in esame oltre duecento medicinali approvati dalla Food and Drug Administration tra il 2001 e il 2010 (222 in tutto, di cui 39 biologici), monitorandone le valutazioni di sicurezza ed efficacia fino a febbraio di quest’anno. Per circa un terzo del campione considerato (71 farmaci, pari al 32% del totale) è stato necessario aumentare le misure di sicurezza, con una serie di interventi che vanno dall’emissione di ulteriori raccomandazioni prescrittive fino al ritiro dal mercato. Il tempo medio intercorso tra l’approvazione del farmaco e la successiva rettifica è risultato di circa 4 anni e le tipologie di medicinali maggiormente coinvolte i biologici, gli psicofarmaci, i farmaci sottoposti a procedure accelerate di approvazione e quelli che sono stati approvati a ridosso dei tempi di scadenza consentiti.

I contenuti della ricerca sono stati ripresi, con articoli di sintesi, da varia stampa specialistica anglosassone. Uno di questi articoli approfondisce l’argomento con l’opinione di Joseph Ross (autore dello studio e docente associato di Medicina e Salute pubblica alla Yale Medical School) e di varie controparti (vedi). “Mentre l’amministrazione preme per regolamentazione meno severa e approvazione più rapida – è il commento Ross – queste decisioni hanno delle conseguenze”. Ross si riferisce a un provvedimento diventato legge ancora sotto l’amministrazione Obama: il 21st Century Cure Act (vedi), che secondo alcuni ricercatori potrebbe sdoganare pratiche di validazione meno sicure. Se si vogliono tempi di approvazione più veloci, conclude Ross, allora occorre anche predisporre un monitoraggio coerente ed efficace dopo l’immissione del farmaco sul mercato, e a lungo termine, giacché molti degli studi attualmente impiegati per testare la sicurezza dei nuovi farmaci vengono condotti solo nel breve periodo e su gruppi di popolazione numericamente limitati (sulle pressioni per velocizzare le procedure si veda anche qui).

Lo studio è stato pubblicato all’inizio di maggio e condotto da un gruppo di ricercatori che fanno capo a istituzioni accademiche e cliniche statunitensi ed europee. La prevalenza dei partecipanti è affiliata a Yale, ed è sempre la Yale School of Medicine (questa volta, tra gli altri, insieme alla State University di New York e alla Harvard Medical School) a firmare un altro studio su un tema strettamente correlato: un’analisi sistematica degli studi di sicurezza ed efficacia relativi a farmaci approvati dalla FDA sulla base di evidenze limitate e condotti nel periodo successivo all’approvazione. Lo studio, uscito pochi giorni prima rispetto al precedente qui citato, è stato pubblicato dal British Medical Journal e si può leggere integralmente qui.

Questo studio si cura di dare alla complessa questione anche qualche cenno di contestualizzazione storica: “storicamente il processo della regolamentazione si pone in ampia parte prima dell’immissione del farmaco sul mercato”, mentre nell’ultimo decennio, accanto all’impianto originario, la FDA ha iniziato a servirsi anche della “valutazione lungo l’arco della vita” (lifecycle evaluation). Questo approccio, precisa lo studio, è stato proposto per la prima volta nel 2007 in un report dell’Institute of Medicine (The Future of Drug Safety), commissionato dalla stessa FDA in un periodo di generale preoccupazione sulla sicurezza dei farmaci (vedi). I ricercatori sottolineano come questo approccio sia molto diverso, anche concettualmente, dall’impostazione precedente. Dal punto di vista concreto, evidenziano come la valutazione lungo l’arco della vita consenta agli enti regolatori di approvare i nuovi farmaci più velocemente ma sulla base di evidenze meno solide, dal momento che il farmaco continuerà a essere regolarmente monitorato anche dopo (attraverso la letteratura disponibile, i report degli eventi avversi, eventuali ulteriori raccomandazioni di sicurezza da parte delle case farmaceutiche e degli enti di controllo, data-base che raccolgano informazioni sulle modalità di impiego, ecc.).

Ma in che modo sono state finora monitorate sicurezza ed efficacia dei farmaci approvati dalla FDA “sulla base di limitata evidenza”, dopo l’immissione in commercio?

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno preso in considerazione il periodo compreso tra il 2005 e il 2012. In questi sette anni la FDA ha autorizzato 117 nuovi farmaci per 123 indicazioni terapeutiche. Per questo campione di medicinali, nel periodo successivo all’approvazione, sono stati individuati 758 studi controllati. Il tempo medio intercorso tra l’approvazione del farmaco e la pubblicazione del relativo studio è risultato di circa 5 anni e mezzo. Il 73,1 % degli studi presi in esame si basa su outcome surrogati, mentre per il 35% delle indicazioni terapeutiche non è stato individuato alcuno studio successivo all’approvazione.

Nel dettaglio dell’analisi, i ricercatori rilevano poi come quantità, tipologia e rilevanza di questi studi varino in modo sostanziale, e sottolineano, in particolare, la scarsità di studi controllati che confermino efficacia e sicurezza del farmaco sulla base di outcome clinicamente rilevanti. Conclusione a cui si aggancia l’osservazione di Joseph Ross secondo cui “Nel 21st Century Cures Act si chiede alla FDA di incrementare l’uso di indicatori surrogati.. [ma] in questo modo le probabilità di riscontrare criticità dopo l’immissione sul mercato è più elevata”.

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