Scienza e religione, un dialogo è possibile (e necessario)

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A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Quando Giuseppe Remuzzi, dell’IRCCS Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, ha proposto a The Lancet di dare un contributo per porre fine allo scisma tra scienza e chiesa cattolica, l’idea ci è sembrata, come potete immaginare, tanto ambiziosa da non essere ragionevole. Eppure, alla fine la sua visione si è realizzata.” Richard Horton, editor-in-chief della rivista medica inglese, descrive in questo modo il processo che ha portato all’organizzazione del meeting “The future of humanity through the lens of medical science” tenutosi a Roma nell’aprile di quest’anno (1). Un evento dove esponenti della comunità scientifica e del Vaticano si sono incontrati per discutere delle “emergenze senza precedenti” che l’umanità si trova a dover affrontare, dai cambiamenti climatici ai flussi migratori. Ora, a qualche mese da quella conferenza, un nuovo articolo a firma di Naomi Lee e degli stessi Remuzzi e Horton, annuncia la nascita di una commissione trasversale Vaticano-Mario Negri-Lancet focalizzata sul tema, particolarmente rilevante in ambito medico, del valore della vita (2).

“La sfida maggiore per qualsiasi civiltà – scrive Horton – è quella di riconoscere le situazioni difficili, capirne le implicazioni e agire.” Le crisi senza precedenti (ambientali, demografiche, umanitarie, belliche) che la nostra società sta affrontando richiedono, in altre parole, risposte fuori dall’ordinario. “Emergenze che colpiscono in modo particolare le popolazioni povere”, aggiunge l’editore. “E la scienza, a differenza della religione, non è stata fino a ora sufficientemente attenta ai bisogni e alle preoccupazioni dei più poveri”. La lotta contro le conseguenze che le disuguaglianze economiche hanno in termini di salute mette quindi in evidenza una possibile complementarietà tra i due mondi, spesso percepiti come incompatibili, della scienza e della religione. A dimostrazione di ciò, scrivono Lee, Remuzzi e Horton, “i risultati del meeting di Roma sono stati molto più coerenti, oltre che stimolanti, del previsto. Si è dimostrato che la relazione tra scienza e religione può essere caratterizzata dal dialogo, piuttosto che dal confronto”.

Una necessità che nasce dall’evidenza di un cambiamento culturale, manifestatosi in particolar modo negli ultimi anni, rispetto a ciò che significa e comporta essere umani. “Le idee riguardanti la nostra esistenza fisica, l’intelligenza, la coscienza, il linguaggio, la consapevolezza, l’intenzionalità e l’empatia stanno cambiando”, scrive Horton. Anche la medicina, di conseguenza, sta attraversando un periodo di profonda transizione, da un punto di vista sia pratico sia filosofico. Una fase di trasformazione che dovrebbe però basarsi su valori morali chiari e condivisi. “Per quanto abbia già raggiunto risultati importanti − scrive Horton − la comunità medica e scientifica globale potrebbe (e dovrebbe) fare di più per aiutare l’umanità ad affrontare il periodo di crisi che sta vivendo”. Per questo motivo, una convergenza tra gli obiettivi del mondo scientifico e di quello ecclesiastico sarebbe, secondo l’editor-in-chief del Lancet, auspicabile.

Da qui l’idea di Remuzzi di organizzare un evento come quello di Roma. Occasione in cui si sono incontrati esponenti della comunità scientifica, tra cui i premi Nobel Eric Chivian e Mario Capecchi e altri esperti di livello internazionale come Elena Cattaneo, Jane Dacre, Salim Yusuf e Giacomo Rizzolatti, e della comunità ecclesiastica, come il Presidente del Pontificio consiglio della cultura cardinal Gianfranco Ravasi e il direttore del Dipartimento Vaticano di scienza e fede Tomasz Trafney. Insieme, hanno affrontato tematiche dalle implicazioni eticamente rilevanti quali i cambiamenti climatici, i flussi migratori, la disabilità, l’intelligenza artificiale, i meccanismi biologici alla base delle patologie, la biologia sintetica e l’editing genetico. Particolarmente interessante, secondo Lee e colleghi, è stata al discussione relativa alla risposta del mondo scientifico all’enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, attraverso cui il pontefice aveva denunciato i rischi associati al riscaldamento globale e, in generale, alla degradazione dell’ambiente.

Dall’evoluzione di questo incontro nasce ora la Commissione Vaticano-Mario Negri-Lancet sul valore della vita. “Vediamo questa Commissione come un’occasione per integrare la profonda saggezza delle comunità religiose e l’esperienza scientifica del mondo medico − scrivono Lee, Remuzzi e Horton − al fine di affrontare una delle questioni pratiche e morali più difficili del nostro tempo, in un contesto culturale in continuo cambiamento”. Secondo gli autori le continue discussioni conflittuali su temi quali il fine vita e l’editing genetico risultano infatti inutili, e per di più frustranti tanto per i pazienti e le famiglie quanto, in generale, per il pubblico. Le due prospettive hanno invece molti più punti in comune di quanto si è soliti pensare: valori condivisi utili a costruire un dialogo positivo: “Dobbiamo pensare e agire in modo differente “, conclude Horton. “La ricerca scientifica e la pratica clinica non possono affrontare da sole i problemi dell’umanità”.  

 

Bibliografia

  1. Horton R. Offline: when The Lancet went to the Vatican. The Lancet 2017; 389: 1500.
  2. Lee N, Remuzzi G, Horton R. The Vatican-Mario Negri-Lancet Commission of the value of life. The Lancet 2017; 390: 1573.
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