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Neurobiologia vegetale: si può parlare di intelligenza delle piante?

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Di Luca Mario Nejrotti

La neurobiologia vegetale è nata da più di dieci anni, ma per poter parlare di intelligenza delle piante occorrerebbe prima di tutto mettersi d’accordo sul concetto stesso d’intelligenza.

International Laboratory of Plant Neurobiology.
Il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, LINV (vedi) nasce nel 2005 a Firenze, come parte dell’Università, presso il campus di Sesto Fiorentino, grazie a un finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze.
Il team di giovani ricercatori è diretto dal professor Stefano Mancuso (vedi e vedi), uno scienziato che ha saputo rivoluzionare il punto di vista antropocentrico sul mondo vegetale, attirando l’attenzione di un pubblico che supera quello accademico, ma anche le critiche di molti colleghi.
 
Una rete internazionale di ricercatori.
Il laboratorio studia le piante sotto molteplici aspetti: comportamento, biologia molecolare, fisiologia dello stress, creando una rete con i vicini dipartimenti di biologia, chimica e fisica, ma anche a livello internazionale, fino ad arrivare in Giappone, a Kitakyushu, dove si trova un laboratorio affiliato, diretto dal professor Tomonori Kawano, che lavora sugli effetti dello stress luminoso e ossidante sulle piante.

Un punto di vista inedito.
Per gli affiliati del LINV le piante sono organismi sofisticati e dinamici che interagiscono attivamente con l’ecosistema per sostentarsi, proteggersi e moltiplicarsi. I vegetali, in un certo senso, analizzano variabili, valutano rapporti costi-benefici, prendono decisioni precise per controllare e mitigare le azioni esterne.
Le piante, inoltre, sono capaci di autocoscienza e di riconoscere l’estraneo e si comportano in modo territoriale, processano informazioni e sono organismi altrettanto complessi dal punto di vista comportamentale degli animali, anche se ciò è reso più difficile da notare dal fatto che le loro azioni, persino i loro movimenti, si sviluppano in una scala temporale molto più dilatata.

L’intelligenza delle piante.
Dagli studi, tuttora in corso, del laboratorio di neurobiologia vegetale, sembrerebbe che le piante abbiano un articolato sistema sensoriale, che permetterebbe la consapevolezza dell’ambiente circostante e la raccolta dei dati. Tali informazioni sarebbero processate, memorizzate e utilizzate per reagire e imparare. Ne conseguirebbe che le piante sarebbero intelligenti, che l’intelligenza sarebbe di conseguenza un attributo inscindibile della vita, e che il cervello non sarebbe l’unico requisito dell’intelligenza.

Il comportamento delle piante.
Dall’intelligenza al comportamento il passo è breve: basti pensare alla capacità di attirare gli animali per facilitare impollinazione, diffusione dei semi, difesa. E si tratterebbe di organismi sociali, in grado di sviluppare relazioni simbiotiche e antagoniste.

Critiche.
Sin dall’inizio, le idee del gruppo di scienziati che hanno tenuto a battesimo la neurobiologia delle piante hanno suscitato la critica e la preoccupazione del mondo accademico (vedi) per le implicazioni che creerebbe scindere l’idea di intelligenza dalla necessaria presenza di un cervello. Secondo i neurobiologi vegetali, infatti, nelle piante si troverebbero strutture biologiche con funzioni simili a quelle di neuroni, sinapsi e nervi.
Al momento, però, langue l’apporto di neuroscienziati e psicologi, che avrebbero gli strumenti per analizzare i comportamenti delle piante, ma rivolgono poca attenzione all’argomento, mentre i neurobiologi vegetali studiano il fenomeno, ma difettano di risorse.
Finora l’approccio e le definizioni di intelligenza si basano su paragoni e analisi antropocentriche, mentre servirebbero punti di vista più aperti e universalisti.

Un occhio al futuro.
Al di là delle implicazioni filosofiche di questi studi, essi hanno anche importanti possibili ripercussioni e applicazioni per il nostro futuro. In “Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro”, Giunti Editore, l’ultimo libro di Mancuso (vedi), infatti, si esplorano gli ultimi risultati della ricerca come possibili scenari di evoluzione tecnologica futura: le piante hanno straordinarie capacità di adattamento che permettono loro di vivere in ambienti estremi, “si mimetizzano per sfuggire ai predatori, si muovono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali (e degli umani). Sono organismi costruiti su un modello totalmente diverso dal nostro”, da cui potremmo imparare le soluzioni per molti nostri problemi.
Sul piano dell’intelligenza, invece, il dibattito è ancora aperto.

Fonti.
http://www.linv.org/about-us
http://www.linv.org/books/
http://www.cell.com/trends/plant-science/fulltext/S1360-1385(07)00056-8
http://www.linv.org/wp-content/uploads/2014/10/trends-plant-sci-2007-brenner-1.pdf
http://www.repubblica.it/cultura/2016/12/04/news/stefano_mancuso_ecco_a_cosa_pensano_le_piante_-153427599/
http://www.iltascabile.com/scienze/intelligenza-piante/

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