Dall’OMS un piano per eliminare il colera

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A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Porre fine a una pandemia di colera che si protrae da ormai più di cinquant’anni si può, ma per farlo è necessario uno sforzo a livello globale. Si muove in questa direzione la Global Roadmap appena presentata dalla Global Task Force on Cholera Control (GTFCC), gruppo operativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che si occupa della lotta al colera, il cui obiettivo è di ridurre del 90% le morti associate ed eliminare definitivamente questa patologia da venti paesi entro il 2030 (1). La pubblicazione di questo importante documento è stata discussa in un articolo pubblicato su Nature a firma di Anita Zeidi, direttore della sezione Vaccine Development, Surveillance, and Enteric and Diarrheal Diseases della Bill & Melinda Gates Foundations (2), e in un editoriale della rivista The Lancet (3).

Quello del colera è un problema rilevante a livello mondiale. “L’onere annuale si stima intorno ai 2,9 milioni di casi, da cui derivano circa 95.000 decessi”, scrive Zeidi. Tuttavia, questa stima potrebbe essere ampiamente superata nel 2017 a causa delle devastanti pandemie verificatesi a seguito delle guerre civili nel Nord della Nigeria e nello Yemen. Solo nello stato della penisola araba il colera ha già ucciso quest’anno più di 2.000 persone, colpendo in totale più di 700.000 persone. L’isola di Haiti si trova, da questo punto di vista, in uno stato di emergenza continuo dal terremoto del 2010. “Se non saranno presi dei provvedimenti –  scrive la responsabile della Bill & Melinda Gates Foundation – questa patologia arriverà a mietere più di 100.000 vittime e a colpire più di 3 milioni di persone ogni anno, la maggior parte delle quali bambini”.

Eppure con i giusti interventi il colera è una malattia tutt’altro che incurabile. Essa è causata dal batterio Vibrio cholerae, il quale si diffonde principalmente per trasmissione oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua contaminata da feci. Nella maggior parte dei casi i sintomi sono assenti o modesti, ma in un 10% dei contagi questa si associa a crampi, diarrea e vomito tali da portare in breve tempo alla morte per disidratazione. Tuttavia, “una soluzione reidratante orale dal costo di pochi centesimi può far scendere la mortalità associata alla patologia dal 50% all’1%”, scrive Zeidi. La sola disponibilità di acqua pulita, unita a un aumento dell’igiene e dell’accesso ai trattamenti, si è dimostrata in grado di migliorare nettamente la situazione in quasi tutto il mondo. Un contributo fondamentale è giunto inoltre dallo sviluppo di vaccini orali per il colera, la cui efficacia è ormai ampiamente dimostrata. “Dal 2013 – si legge nell’editoriale di The Lancet – sono state distribuite più di 13 milioni di dosi”.

“Ma le richieste sarebbero dovute essere molte di più”, commenta Zeidi. In primo luogo, purtroppo, molti paesi decidono di agire solo nel momento della crisi. Utilizzati in questo modo, i vaccini permettono sì di arginare la pandemia, ma non di evitare che questa si ripresenti in futuro. Altri, invece, non li utilizzano affatto. Un problema rilevante riguarda infatti lo stigma associato alla malattia: i rappresentanti di molti governi regionali e nazionali si rifiutano di ammettere che nel loro territorio sia presente il colera. “Molti paesi dell’Africa e dell’Asia, in cui la patologia è notoriamente endemica, dichiarano all’OMS di non avere casi e non richiedono vaccini nelle fasi di emergenza”, scrive l’autrice dell’articolo di Nature.

Anche per questi motivi, la Global Roadmap proposta dalla GTFCC propone un approccio multisettoriale basato su tre assi principali. In primo luogo viene enfatizzata l’importanza di rispondere in modo tempestivo alle situazioni di emergenza, controllando l’epidemia attraverso il coinvolgimento della comunità, il miglioramento dei sistemi di sorveglianza e l’approvvigionamento di kit di intervento, vaccini e forniture utili all’igienizzazione dell’acqua. Poi, si propone l’implementazione di interventi con prospettive a breve e lungo termine, che combineranno azioni rapide basate sull’impiego dei vaccini e progetti più lungimiranti destinati allo sviluppo di infrastrutture e servizi sanitari. Infine, una terza classe di azioni prevede l’organizzazione di un supporto operativo, attraverso una task force della GTFCC che nei prossimi 18 mesi aiuterà sei/otto paesi  a sviluppare piani di controllo per il colera.

Una ragione per essere ottimisti proviene dallo stato del Malawi. Qui dall’aprile di quest’anno è stato adottato un piano sanitario finalizzato a controllare e prevenire il colera attraverso la distribuzione di vaccini, mediante un sistema di geo-localizzazione delle comunità affette. Questo arriva dopo due decadi di studi utili a quantificare l’entità del problema e individuare i principali hotspots. Inoltre, il Ministero della Salute dello stato africano ha in programma di rafforzare le infrastrutture per il trasporto e l’igienizzazione dell’acqua. “Gli esperti – scrive Zeidi – sperano che questi interventi saranno in grado di portare la diffusione della patologia in questo paese ai minimi storici”.

In ultima analisi, il successo della Global Roadmap dell’OMS dipenderà dall’azione di tutti i governi a livello mondiale. “Tutti i paesi, che siano essi colpiti o no dal colera, dovrebbero unirsi e aumentare il loro impegno nella prevenzione e nel controllo della patologia, a livello sia politico che finanziario”, scrive Zeidi. La prima pandemia del colera risale al 1817 e causò centinaia di migliaia di vittime tra Europa, Medio Oriente, Sud dell’Asia e Africa orientale, ma allora non esistevano vaccini e non erano chiari i meccanismi di trasmissione della malattia. Ora invece, conclude l’editoriale di The Lancet, “disponiamo delle abilità tecniche per controllare il colera. Dopo cinquant’anni, è forse arrivato il momento che il vento cambi”.

Bibliografia

  1. Global Task Force on Cholera Control. Ending cholera – A global roadmap to 2030. World Health Organization, 3 ottobre 2017.
  2. Zaidi A. Make plans to eliminate cholera outbreaks. Nature 2017; 550(7674).
  3. The Lancet. Cholera: ending a 50-year pandemic. The Lancet 2017; 390: 1623.
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